Poesie d’amore dal mondo (scelte da Salvo Garufi)


ninfa zizza

 

 

Luoghi comuni d’amore

a cura di Salvo Garufi

 

L'arte un po' puttana, un po' struprata.
Arte e impresa economica possono convivere soltanto se nessuna invade l’altra e la qualità resta alta.

 

 

Le tue trecce

Ovvero l’amore negli spazi liberi del Kazakistan

Canzone popolare di autore ignoto

 

 

 

 

Le tue trecce sono rose

che fioriscono in cime montane;

le tue trecce sono rime,

dolci versi di tenera strofa.

 

Sul cavallo mio vado lontano:

nella steppa sono molti i fiori,

ma più vale il fruscio nero

dei tuoi petali dietro la schiena.

 

Con le belle al giardino in aprile,

con le belle d’inverno dormire:

ma più vale d’un monte in gloria

la tua treccia nera in fiore.

 

Mi piace correre veloce,

labbra di miele baciare:

molto più vale l’azzurra

treccia tua di mirtillo.

 

Sul mio cavallo selvaggio

mi piace cavalcare

e bere fresche labbra,

ma una treccia carezza

soffice la mia schiena.

 

Galoppare o ristare?

Esserle padre o amante?

Oh, accecarmi del buio

fitto delle tue trecce!

 

(Trad. Gianroberto Scarcia)


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Signora, di buon grado io vorrei…

Ovvero l’amore elaborato della corte portoghese

Re Dionigi

(1261-1325)

 

Signora, di buon grado io vorrei,

se a Dio e a voi piacesse,

trovarmi dove voi siete,

che stando con voi penserei

d’essere tanto felice,

che con re né con infante

mai più, da quell’istante,

cambiarmi io non vorrei!

Sapendo che a voi piacesse

ch’io stessi vicino a voi.

e vi vedessi e parlassi,

mia signora, mi stimerei

felice in tal maniera

che con re né con infante

mai più, da quell’istante,

cambiarmi io non vorrei!

Giacché, signora, felice io vivrei

se al fianco vostro vivessi;

e solo udendevelo dire

mi stimerei, senza dubbio,

felice a un punto tale

che con re né con infante,

mai più, da quell’istante,

cambiarmi io non vorrei!

 

(Trad. Cesco Vian)


Nina SimoneEmpty Bed Blues

Ovvero l’amore disimpegnato degli afro-americani

Autore ignoto

 

 

Mi sono svegliata stamattina con un terribile mal di testa,

mi sono svegliata stamattina con un terribile mal di testa,

mi sono accorta che il mio nuovo amore mi aveva lasciata con una camera e un letto vuoto.

 

Eppure, lui sapeva come eccitarmi e lo faceva notte e giorno,

eppure, lui sapeva come eccitarmi e lo faceva notte e giorno,

faceva l’amore in un modo così nuovo che quasi mi levava il fiato.

 

Mi aveva insegnato cose che mai nessuno mi aveva insegnato,

questo mio nuovo amore mi aveva insegnato cose che mai nessuno mi aveva insegnato,

pensate un po’, quando ebbe finito di insegnarmi tutto, io mi iscrissi di nuovo alla scuola.

 

Lui ha quel certo dolce non so che di cui ho parlato anche alla mia amica Lou,

proprio così, quest’uomo ha quel certo dolce non so che di cui ho parlato anche alla mia amica Lou,

ora dal modo in cui va delirando penso che ne senta la mancanza anche lei.

 

Ora, quando vi capita un amore che funziona, non siate sceme non spargete la notizia,

date retta a me, se vi capita un amore che funziona, non siate sceme, non spargete la notizia,

perché l’amica vi tradirà lasciandovi con questi empty bed blues, proprio come è successo a me.

 

(trad. Elena Clementelli e Walter Mauro)



bucSponsali spirituali

Ovvero l’amore carnale in Brasile

Manuel Bandeira

(1886-1968)

 

 

Se con me stai, non sono attimi scarsi:

vivi nei miei pensieri, amore, nuda

– nelle mie braccia tutta nuda e casta.

 

L’omero tuo, avido, nel mio s’insinua,

reclini il capo. L’accarezzo… L’animo…

Ah, come trema la mia mano… E’ tua…

 

Poniti in viso gioia, un modo di pena.

Allùcini contratta. Ora di scorcio

ti vedo sussultare, ombra nell’acqua.

 

Se gemi è pianto. Supplichi con sforzo.

Per attutirti il vivo desiderio

lungo il tuo dorso a lungo apro la mano…

 

In ansia la tua bocca muta implora,

ti stringo sempre più, assorto spio

l’astrale grazia del tuo nudo libero…

 

E come si può amare

un caro passero piccino, estinto,

t’amo.

 

(Trad. Giuseppe Ungaretti)


Gli occhi di Barbara sono la Sicilia.
Gli occhi di Barbara sono la Sicilia.

La repubblica dell’amore

Ovvero amore e rivoluzione in Persia

Abu-Qasem Lahuti

(1887-1957)

 

 

 

 

 

Nella repubblica dell’amore

non son ceppi che dettano legge,

non catene che leghino i cuori.

Getta dunque quel velo che cela

le tue forme di bella, e fa luogo,

sì che appaia il tuo volto nel sole.

La bellezza ha deciso di fare

una grande rivoluzione:

grazie ai tuoi capelli neri,

un’azione fulminea d’amore.

Se i tuoi riccioli sono lucenti,

non importa, ché basta il tuo volto

a gettare le reti d’amore

senza impaccio di corde e di fili.

Non è luogo ove il segno d’amore,

quel bel segno che a te deve il nome,

non sia impresso con lettere d’oro

nel gran libro della libertà.

Squarcia il velo, palesa il tuo volto,

sì che il mondo ne veda la luce,

e nel mondo bellezza trionfi.

Tutti i liberi amanti adunati

son quest’oggi a festoso comizio,

e fra tutti primeggia il tuo nome

dentro l’urna della libertà.

A umiliare i potenti superbi

noi volemmo la rivoluzione,

ma non volemmo umiliare amore,

non bellezza volemmo umiliare.

Tutti quanti i problemi del cosmo

può risolvere la nostra ragione,

però non una bocca fra noi

saprà dire di no alla bellezza.

Nella repubblica dell’amore

si pianifica il bene del mondo,

ma il suo folle dolente poeta

s’arrovella soltanto per te.

 

(Trad. Gianroberto Scarcia)


laroiusse

La frangia dei capelli

Ovvero l’amore esistenzialista europeo

Eugenio Montale

(1896-1981)

 

 

 

 

La frangia dei capelli che ti vela,

la fronte puerile, tu distrarla

con la mano non devi. Anch’essa parla,

di te, sulla mia strada è tutto il cielo,

la sola luce con le giade ch’ài

accerchiate sul polso, nel tumulto

del sonno la cortina che gl’indulti

mai distendono, l’ala onde tu vai,

trasmigratrice Artemide ed illesa,

tra le guerre dei nati-morti; e s’ora

d’aeree lanugini s’infiora

quel fondo, a marezzarlo sei tu, scesa

d’un balzo, e irrequieta la fronte

si confonde con l’alba, la nasconde.


Edith Piaf

Barbara

Ovvero l’amore anarchico contro la guerra

Jacques Prevert

(1900-1977)

 

 

 

Ricordati Barbara

Pioveva senza tregua su Brest quel giorno

E tu camminavi sorridendo

Raggiante contenta gocciolante

Sotto la pioggia

Ricordati Barbara

Pioveva senza tregua su Brest

Ed io t’incrociai in rue de Siam

Tu sorridevi

Ed anch’io ti sorrisi

Ricordati Barbara

Tu che io non conoscevo

Tu che non mi conoscevi

Ricordati

Ricordati che quello stesso giorno

Non dimenticarlo

Un uomo si riparò sotto un portico

Ed ha gridato il tuo nome

Barbara

E tu sei corsa da lui sotto la pioggia

Gocciolante contenta raggiante

E ti sei gettata fra le sue braccia

Ricordatelo Barbara

E non me ne volere se ti do del tu

Do del tu a tutti quelli che amo

Anche se non li ho visti che una sola volta

Do del tu a tutti quelli che si amano

Anche se non li conosco

Ricordati Barbara

Non dimenticare

Questa pioggia saggia e felice

Sul tuo viso felice

Su questa città felice

Questa pioggia sul mare

Sull’arsenale

Sul battello d’Ouessant

Oh Barbara

Che coglioneria la guerra

Cosa sei diventata ora

Sotto questa pioggia di ferro

Di fuoco di acciaio di sangue

E colui che ti stringeva fra le sue braccia

Amorosamente

E’ forse morto sparito o forse è ancora vivo

Oh Barbara

Piove senza tregua su Brest

Come pioveva allora

Ma non è pià la stessa cosa e tutto è rovinato

E’ una pioggia di lutto terribile e desolata

Questo non è più il temporale

Di ferro di acciaio di sangue

Più semplicemente sono nuvole

Che ci ammazzano come cani

Dei cani che spariscono

A pelo d’acqua su Brest

E vanno a marcire lontano

Lontano molto lontano da Brest

Di cui non resta niente.

(Trad. Salvo Garufi)


12096222_866165930157407_3348671136698904346_nTi amo come se mangiassi il pane…

Ovvero l’amore e la vita in Turchia

Nazim Hikmet

(1902-1963)

 

 

Ti amo come se mangiassi il pane inzuppandolo di sale

come se alzandomi la notte bruciante di febbre

bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto

ti amo come guardo il pesante sacco della posta

non so che cosa contenga e da chi

pieno di gioia pieno di sospetto agitato

ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo

ti amo come qualche cosa che si muove in me

quando il crepuscolo scende si Istanbul poco a poco

ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

 

 

(Trad. Joyce Lussu)


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Anche tu sei collina…

Ovvero l’amore e la fatica nelle Langhe cuneesi

Cesare Pavese

(1908-1950)

 

Anche tu sei collina

e sentiero di sassi

e gioco nei canneti,

e conosci la vigna

che di notte tace.

Tu non dici parole.

 

C’è una terra che tace

e non è terra tua.

C’è un silenzio che dura

sulle piante e sui colli.

Ci son acque e campagne.

Sei un chiuso silenzio

che non cede, sei labbra

e occhi bui. Sei la vigna.

 

E’ una terra che attende

e non dice parola.

Sono passati giorni

sotto cieli ardenti.

Tu hai giocato alle nubi.

E’ una terra cattiva –

la tua fronte lo sa.

Anche questo è la vigna.

 

Ritroverai le nubi

e il canneto, e le voci

come un’ombra di luna.

Ritroverai parole

oltre la vita breve

e notturna dei giochi,

oltre l’infanzia accesa.

Sarà dolce tacere.

Sei la terra e la vigna.

Un acceso silenzio

brucerà la campagna

come i falò la sera.


cuor

Il fazzoletto di seta sul collo…

Ovvero l’amore e la quotidianità in Sicilia

Renato Pennisi

 

 

 

 

Il fazzoletto di seta sul collo,

andare, viverti nell’ombra, sola.

 

Nei viali, nelle case dove tutto

invecchia presto nella polvere,

sta la tua voce, è il mio amuleto,

ho trovato un capello sul cuscino,

l’annodo al polso,

vedi, ovunque tu vai mi porti.

 

Amore silente
Una camera e l’amore che ti attende nella penombra.

 

Capo Sounion

Ovvero l’amore da lontano

Salvo Garufi

 

 

 

 

 

 

Dal mare, scopro che

non ci ha approdato, Omero, a Cefalonia

e non canta la terra

gli eroi dimenticati,

i Cristi spaventati

spazzati via dal vento

d’una qualunque guerra.

Poche volte la morte trova il martello

che ci inchioda alla storia.

Più spesso, prende subito la falce,

recide indifferente e guarda altrove.

 

Quando arrivo a Corinto

– ai lati i mari più antichi e presenti –

mi manchi, inamovibile sirena,

inestirpabile radice e fiore

dei miei pensieri, mantide serena.

Lungo la riva resta il quieto scorrere

del frusciare e fremere sommesso

dell’erba disseccata sotto il vento.

L’istmo ha lucori brevi di tormento,

come il pensarti sotto un altro cielo.

Nello sbadiglio d’una sbiadita sera

amarti è come amare una chimera,

lontana come il sole di domani.

 

E poi, in un pub di Atene,

qualche burla di lampo col fracasso breve

dei fari non scalfisce il buio notturno.

I più non moriranno certo eroi:

sciolto un grido strozzato

– questo sembra la luce –

in cima ad un’esistenza senza dramma,

li troncherà la morte sul traguardo

e tornerà il silenzio.

Amarti, forse. Sei grande e sulle spalle

tieni il peso del mondo!

Tu fai viva la vampa e duri dentro,

dolce forza di visceri.

La perfezione è nella vita. Cosa

importa il prima, il dopo?

Nelle montagne sacre e luminose

che vedo intorno a Delfi

lascio la primavera piano piano,

le tristi croci, trascurate e sole,

dei desideri e delle tante fole

che ci inventiamo in questo viver strano.

Vorrei solo sfiorare la tua mano,

sentirti accanto e lontana, col sole

che languisce sui fiori delle aiuole.

Amandoti, potrei pensare vano

il risveglio e serbare la mia forza

per non lottare e pur sapermi vivo.

Va lontano e nessuno può fermare

il vento freddo, ad imbiancar la scorza

e schiaffeggiar le frondi dell’ulivo

solo, storto e proteso verso il mare.

Ben altra cosa Capo Sunio! Lì

trovo d’incanto forte la tua voce.

Nelle tue labbra cerco la deriva

e vorrei attraversare

gli abissi azzuri dei tuoi seni, la croce

del tuo sesso, lo strazio senza riva.

So che l’estate andrà via veloce

fra le rovine. Sunio scompariva

e nel ricordo c’era la tua voce,

mentre il tuo nome era ferita viva.

Per me, per te, sapendoci svaniti,

sarà nel mare che la pietra assale,

sbriciolandola, ciò che ci rimane.

Oppure, avremo spiccioli di vita

nei bar, spegnendovi – per quel che vale –

e sete e noia e le speranze vane.

 

Alla fine mi dirai:

nel villaggio globale,

dove spiegano l’eros in dispense

di carta patinata,

razionalizzano il diverso e fissano

nell’audience il discrìmine del bello

e dell’onesto, come

puoi mai provare l’illusione antica

o, se vuoi, il gusto eterno del viaggiare?

 

Resti tu, amor mio,

tu che fai d’ogni prossimo momento

un territorio sconosciuto. Sei

una viva impazienza, sei un’attesa.

 

Editoria, Salvo Garufi , , ,

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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