Arte e moda: si apre a Militello in Val di Catania (La Firenze degli Iblei) una scuola di sartoria, creata dall’Atelier Ferrari di Cremona (con un racconto di Salvo Garufi)

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logo1Arte e Moda_1 copialogo A copiaLa libertà di Maria Rosaria

 racconto di Salvo Garufi
Sponsorizzazioni:
Atelier Ferrari di Cremona – Gruppo Hartem di Torino – Il Garufi Edizioni di Militello in Val di Catania

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“Ma, il caldo della Sicilia è così?” chiese Maria Rosaria. Pianissimo, con una voce sensuale. Voleva essere felice. Gli occhi sorridenti (lei lo sapeva) erano due fessure feline davanti alle iridi verdi.

Poi, soffiò impazientemente e si fece vento con la carta del menu. Quel clima la infastidiva. La disfaceva
fisicamente, addirittura. La mezza giornata di sole e di salsedine le aveva acceso la pelle troppo chiara ed ora il fuoco le pareva di sentirlo serpeggiare e sfrigolare in tutto il corpo. Nell’afa della notte, nonostante la recente doccia, i grossi e corti capelli biondi le aderivano in testa come un panno bagnato. Stavano infeltriti e fermi, in tante ciocche cementate dal sudore. Il solco rotondo del pesante seno, che cominciava la sua corsa ben prima dell’orlo della scollatura, riluceva come crema liquida alla luce dei lampioncini.

ARTE e MODA“Non so. Questo sarebbe un caldo eccessivo anche da noi… credo” rispose Salvatore un po’ distrattamente, poiché osservava due avventori che, andando via, lasciavano su Maria Rosaria i loro sguardi appiccicosi. Allungò le gambe sotto il tavolo, si mise più comodo sulla sedia e si accese una sigaretta.

Cenavano a Praiano, sul terrazzo del Continental: spaghetti coi frutti di mare ed una pizza soffice e fragrante di pomodoro e mozzarella, che scappava fuori da ogni lato del piatto. Sotto i loro occhi si stendeva l’intero Golfo di Salerno. All’orizzonte palpitavano le luci delle lampare e tutt’intorno si alzavano le montagne. Direttamente dal mare, tormentate ed aspre nel profilo e nella base. Era una serena notte di mezzaluna. Udivano il placido risciacquare delle onde e vedevano le foglie sugli alberi del tutto immote, come oppresse. Fatto strano, notò, Salvatore, non c’era neppure una mosca. “Che peccato che non ci sia vento!” pensava, invece, Maria Rosaria.

Venne il proprietario, con la lunga faccia sorridente, in cima alla quale gli occhiali stavano come in trono. Aveva una comunicativa consumata e tutta napoletana, l’arma migliore nel suo mestiere. Mise sul tavolo due montagne di cozze impepate e disse:

“Fanno digerire. Non si può venire nel mio locale e non mangiarle. E’ peccato!”

Lasciò il tutto e, tornando in cucina, aggiunse:

“Bene. Ora mi tocca preparare trentacinque frittate di maccheroni, per una comitiva di tedeschi che domani va in gita a Capri!”

Le cozze, schiuse dalla cottura e con quei gusci neri che sfumavano nel viola perlaceo, erano pronte per il solito rito pagano di Salvatore, che spense la sigaretta, ne prese una, vi spremette poche gocce di limone e la porse a Maria Rosaria.

“Non masticarla in fretta” le disse poi. “Le cozze vanno assaporate.”

2 La storiaPoi, ne prese un’altra per sé. Senza limone, per sertirvi il mare. Il mollusco, fresco e fragile al palato come un amore adolescenziale, gli riempì la bocca di un sapore lievemente acre. Il piacere era che aveva eseguito il suo pezzo forte, quando stava per andare a letto con una donna.

***

Forse incosciamente Maria Rosaria era pronta da tempo; ma, soltanto cinque giorni prima aveva maturato una scelta chiara, quando, affacciata al balcone della sua casa di Castellammare di Stabia, aveva avvertito sulla pelle la fugace e rovente carezza del vento di scirocco. Improvvisamente se l’era figurato come una mano appassionata ed indiscreta, che non era (e forse mai lo era stata) quella di suo marito. Così, proprio da un momento all’altro, le era capitato di guardare in cagnesco la figlia convivente, sposina fresca, che ciabattava incantata per la casa, soddisfatta della notte.

“C’è caldo!” aveva detto alla figlia. “Esco a fare la spesa. In casa non si può stare.”

In camera da letto, prima di mettersi la veste di seta, grigia con dei grandi fiori lilla, aveva indugiato a studiarsi nello specchio grande. Si era chiesta che effetto poteva fare su uomo il vederla con soltanto gli slip ed il reggiseno. Strano pensiero per una che era stata bella, che aveva saputo far rimescolare il sangue a tanti. Ma, non bisognerebbe mai far figli, o, meglio ancora, non ci si dovrebbe sposare…

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Ora, la confortava soltanto la bellezza del viso. Il seno era diventato ampio, un tantinello matronale, il sedere eccessivo, la pelle delle braccia un po’ cascante. Poteva magari dirsi una bella quarantenne, ma chi mai avrebbe fatto pazzie per lei?

Una volta uscita, aveva costeggiato, senza ormai farci caso, i cumuli d’immondizia fino alla circumvesuviana, dov’era andata per appuntarsi gli orari dei treni. Lì, stranissima coppia, c’era il bigliettaio in alterco con Salvatore, il quale, come lei, insegnava all’Istituto Professionale per il Commercio di Torre Annunziata. Il bigliettaio aveva la forma di due coni le cui basi combaciavano all’altezza della pancia e parlava con un forte accento stabiese. Salvatore, invece, esprimeva il concetto triangolare di bellezza maschile degli affreschi cretesi: le spalle larghe, il bacino che si allungava stretto e piatto, le gambe robuste, che riempivano i jeans.

“Eccole il quadro con tutti gli orari delle corse” le aveva detto il bigliettaio, trovando una pausa nel suo alterco.

“Ciao. Vuoi partire con me?” aveva scherzato Salvatore, voltando le spalle al bigliettaio.

“Magari!” aveva risposto Maria Rosaria, ridendo.

Salvatore era siciliano. Dio solo sapeva com’era finito da quelle parti. Comunque, quella sera stessa, alle dieci, Brochure  2016 - 2-1era arrivata la sua telefonata. Per caso aveva risposto lei. I suoi erano in cucina a mangiare, guardando un programma di quiz, per cui nessuno di loro aveva avuto voglia di alzarsi.

“Gli esami finiscono fra cinque giorni” aveva detto Salvatore.

“Lo so.”

“Voglio vederti.”

“Certo! Domani a scuola.”

“No. Non a scuola. Tu hai capito di cosa debbo parlarti. E’ un anno che dovresti averlo capito.”

“Forse è meglio che non l’abbia capito.”

“Dimmelo almeno di presenza.”

“Va bene. Ne parleremo domani.”

A letto, poi, aveva pensato al collega. Il marito che le dormiva al fianco le era parso misero misero, ranicchiato nel pigiama a righe, innaturalmente largo per le sue gambe a stecca di biliardo. Da tempo non facevano all’amore, anche se la cosa la lasciava indifferente.

E la notte aveva fatto un sogno.

copertina Attioni SpectaculoseEra in un’osteria di Pimonte (il locale esisteva veramente. Due giorni prima vi aveva comprato il vino, trovandosi a passare di là). Aveva mangiato dei funghi velenosi. Stava in un letto approntato in un angolo della sala (buio e fresco, mentre fuori s’indovinavano i barbagli del sole). Ascoltava il medico al suo capezzale, che parlava credendo che lei non sentisse.

“Come va, dottore?” diceva uno, accennando con la testa verso di lei.

“Non arriverà a domani mattina” rispondeva il dottore.

Si rendeva conto di non riuscire a parlare; anzi, di non riuscire a muoversi affatto. La morte arrivava senza portare dolore, ma soltanto una totale impossibilità di muoversi.

“Bisognerà che qualcuno si occupi dei funerali” diceva l’avventore di prima.

“Non ha parenti?” chiedeva un altro.

“No” rispondeva il medico.

“Stai tranquilla” poi le diceva il medico, avvicinando il viso. Non ti lascerò morire sola come un cane. Starò qui, a tenerti la mano.”

copertina Evangelo BorgheseE gliela prendeva sul serio. Aveva un’espressione affettuosa, intensa. E la voce del suo primo amore.

“Non è il caso che qualcuno di noi si liberi dagli impegni di domani?” domandava un avventore, che fino a quel momento aveva taciuto.

Dopo faceva un lento giro con la testa, a guardare la faccia di tutti gli altri. E aggiungeva:

“Sapete… E’ per i funerali.”

“Impossibile” rispondeva il primo avventore. – “Proprio domani me ne vado a caccia… Sapete tutti che non fa parte delle cose a cui rinuncio!”

“Io ho un appuntamento” diceva un altro.

Il medico aveva una risatina di gola e subito le mostrava la nuca grossa ed i capelli irti dei generali sovietici.

“Chi è?” chiedeva interessato.

“Oh, lei non mi considera un gentiluomo!” rispondeva l’altro, con un sorriso compiaciuto.

“Bionda o bruna?”

“Rossa!”

“Sono le migliori!”

A quel punto, Maria Rosaria si era svegliata in un bagno di sudore. La porta del balcone inquadrava ancora il buio. Era uscita. Il vento era caldo sulle guance, sul seno, sulle gambe, sulla camicia di notte. “Quando muori, nessuno ti piange a lungo” aveva pensato.

Per questo aveva deciso di andar via con Salvatore.

***

Ora,  le cozze erano state tutte mangiate e Maria Rosaria sentiva come una strozzatura alla bocca dello stomaco, la stessa che da giovane la prendeva prima degli esami. Salvatore si accese un’altra sigaretta, si alzò e le andò dietro. Carezzandoli le spalle con ambedue le mani, le sfiorò i capelli con un bacio.

copertina la mandragola“Andiamo a ballare” le sussurò.

Maria Rosaria, contenta, prese una di quelle sue mani e se la portò alla guancia.

Andarono a L’africana, a due passi dal Continental. Il locale era nato dalla fantasia di una svizzera architetto, venuta a vivere a Praiano per amore di un cameriere del posto, ed aveva avuto grandi momenti di gloria, a metà degli anni Sessanta. Si trovava in una grotta in fondo all’alta e ripida costa, per cui si entrava dalla parte del mare, o con l’ascensore. Così, mentre andavano giù, si baciarono e Salvatore la strinse contro la parete, mentre la mano corse ad accarezzarle il seno.

“Aspetta” gemette Maria Rosaria.

Ma, Salvatore non l’udì neppure: troppa urgenza di sfogare l’eccitazione. La sua mano andò lungo la schiena della donna e, giù giù, s’infilò sotto la gonna. Lo interruppe, però, l’ascensore, che si fermò, assestandosi sopra un cuscino d’aria.

Giunse, quindi, una voce morbida, alla Fred Bongusto, ed entrarono nel night, arredato con bizzarria barocca. Infatti, il suo nome era richiamato dai tanti cancelletti in ferro battuto disegnati come maschere africane. Oggetti di vario artigianato, ravvivati da brevi lumeggiature, erano distribuiti in nicchie naturali e lungo le pareti di roccia copertina La perfezionerosata. Soltanto una gettata di cemento armato, che costituiva il pavimento, si presentava come un intervento della tecnica moderna. Ma, grazie ad una serie di oblò iluminati, sotto di essa si poteva ammirare, come in un enorme acquario, lo spettacolo delle creature che si muovono nel mare. A destra della pista da ballo, oltre un terrazzo dov’erano distribuiti tavolinetti e divani, una scala volteggiava fino ad un piccolo approdo, dove, proprio in quel momento, aveva attraccato un’imbarcazione, dalla quale scendevano dei tedeschi.

Salvatore e Maria Rosaria si misero a ballare guancia a guancia e subito, come era già accaduto in ascensore, in lui si risvegliò un’urgenza cieca di fare all’amore. Strinse Maria Rosaria, facendole sentire tutta la sua eccitazione.

“Vieni” le disse, con la voce rauca. “Usciamo fuori. C’è un viottolo discreto e potremo star soli.”

“No” rispose lei. “Perché non ci sediamo un po’?”

“Ci siederemo lì” disse lui, prendendola (o tirandola) per mano. “Parleremo guardando il mare.”

feste patronali copertina 2Andarono per un suggestivo sentiero che dal lato sinistro del night si svolgeva aderente alla roccia ed arrivava ad uno spiazzo a picco sul mare. Lì, la musica era soltanto un’eco lontana e ruffiana. Sotto di loro, alla luce della Luna, l’acqua si frangeva in mille riflessi d’argento e le luci dei paesi lungo la scogliera erano pezzi di ghiaccio sul panno blu della notte. Si sedttero e Salvatore riprese il suo attacco, traendo fuori dalla camicetta un seno della donna. Per contrasto, l’inizio di abbronzatura del resto del corpo lo faceva latteo, vagamente viscido. Egli ne artigliò la carne molle, sentendo tra le dita lo spessore della pelle. Le baciò il capezzolo e la punta della lingua gli riportò un sapore salato di sudore. A quegli stimoli, il respiro di Maria Rosaria si fece pesante.

“Non così” disse lei.

Ma, egli non l’udì neppure. Le alzò la gonna e di forza le sfilò gli slip. Fu una lotta eccitante che gli lasciò a stento il tempo di entrare in lei, prima di finire. Calò, quindi, un imbarazzante silenzio. Per tutt’e due. Per motivi diversi.

“Riportami in albergo” disse semplicemente Maria Rosaria.

***

Quando l’indomani, verso mezzogiorno, Salvatore bussò alla porta di Maria Rosaria (che s’era voluta prendere una camera singola), ella aveva già fatto le valigie.

“Alle tre c’è un treno per Torino” gli disse. “Puoi accompagnarmi a Napoli?”

l'osteria del sogno antico copertinaEgli rispose con un semplice cenno di assenso.

“Va bene” disse poi lei. ”Ora andiamo a mangiare.”

A tavola, con la testa bassa, come concentrato sugli antipasti che aveva davanti, Salvatore chiese a bruciapelo:

“Cos’è successo?”

“Diciamo che lo pensavo diverso.”

Arrivò il cameriere e portò due piatti fumanti di spaghetti col pomodoro. Sul suo Maria Rosaria grattuggiò il parmigiano con molta cura, come concentrata in un’operazione difficile, che non lasciava alcuno spazio alla conversazione. Di riflesso, Salvatore fece la stessa cosa, scegliendo, però, il pecorino.

A Napoli, dopo la partenza di Maria Rosaria, Salvatore girovagò malinconicamente tra i rivenditori di Forcella quasi fino al tramonto. Quando, poi, fu sulla via del ritorno, tra Castellammare e Vico Equense, vide addensarsi nel cielo una nuvolaglia grigia e fredda come il ferro.

Arrivò dalla parte del mare, improvvisamente. Bassa e corrucciata, chiuse l’orizzonte da Capo di Sorrento fino a Napoli. E subito le rocce e gli alberi s’inscurirono, dipingendo un paesaggio contrastato. Ecco, allora, che si copertina ragionamenti con salvo bassolevò un vento impaziente. Sbuffi rabbiosi alzarono alta la polvere e scompigliarono i rami degli alberi. Ecco un lampo muto ed immenso, che parve schiacciare l’incipiente buio sotto una luce vivida e fece brillare, cinerea e spettrale, l’acqua del golfo. Poi, goccioloni duri come pietre presero a tamburellare sul parabrezza e ben presto ogni fossa divenne un acquitrino ed ogni viottolo un torrente in piena.

Vedendo tutto quel finimondo, Salvatore mormorò:

“Che l’estate sia finita?… O forse il cielo piange sulla perduta virtù di Maria Rosaria…”

Sorrise cinico allo specchio retrovisore e scalò di marcia, perché all’improvviso una brutta curva gli si era stretta davanti.

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Atelier Ferrari - Cremona, Hartem Torino, La Casa del Sogno Antico, Salvo Garufi / , ,

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

3 thoughts on “Arte e moda: si apre a Militello in Val di Catania (La Firenze degli Iblei) una scuola di sartoria, creata dall’Atelier Ferrari di Cremona (con un racconto di Salvo Garufi)

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  2. Conradsaibe il said:

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