E’ morta l’Europa (mica Dio!)

L'Europa non ha più gioia. Nel coloratissimo mondo contemporaneo, sempre più la bellezza diventa in bianco e nero.

In Europa il materialismo consumista, coi suoi precetti spersonalizzanti in economia e le sue burocrazie senza umanità (vedi la Grecia) e senza fantasia, hanno abbassato talmente la qualità della vita, che davvero ci si chiede se ne valeva la pena…
Nella sua memorabile “Storia di Roma” Teodoro Momsen scriveva: “Se i Greci non erano più disposti a morire per la Patria, valeva la pena di vivere per quella patria?”
La sua domanda oggi ritorna per l’Europa. Il Sessantotto fu l’ultimo, dissennato tentativo di lotta per un ideale. Ma, a farlo c’era una piccola borghesia viziata e malata di narcisismo. Il racconto che segue ne è un ritratto.

Aspettiamo pazientemente un nuovo San Francesco, che ci indichi la strada della Rivoluzione morale.

Il Sessantotto di Penelope
racconto di Salvo Garufi

Parlo, ovviamente, anticipando in qualche modo la mia morte.
Quando i giorni ti scorrono uno uguale all’altro, e del tutto uguali ai giorni di tutti gli altri, ed il futuro tuo e di tutti sarà identico al passato tuo e di tutti, vive forse la comunità, ma non vivi più tu.
Allora, puoi dividere grosso modo così le età degli uomini: prima età del ventre da 0 a tredici anni, età della minchia urlata da tredici a venticinque anni, età della testa sulle spalle dai venticinque ai sessanta , seconda età del ventre dai sessanta alla morte
Se conside-riamo le escursioni di un’età dentro l’altra (le due età del ventre, per esempio, spesso prevalgono sulle altre), non c’è da meravigliarsi che venne il momento in cui pensai che le uniche forti emozioni estetiche nella nostra epoca si provano andando nei ristoranti.
Ancora oggi, per abitudine, palpeggio il cibo col palato, prima della penetrazione dei denti; per cui i frutti di mare hanno il tenerume e l’odore della giovinezza, i funghi trifolati la pelle liscia e morbida, gli spaghetti la chioma guizzante ed i formaggi una forte ed inebriante trasudazione segreta. Mi piacciono, inoltre, i peperoni arrostiti, che sono robustosi, et prepotenti, et dolci. Mi rinnovano il ricordo dei primi turbamenti, dei frammenti di pelle occhieggiati sotto le vesti severe delle lavandaie. Mangio volentieri pure gli involtini di carne, perché nascondono delizie interne, che in qualche modo vanno attese, conquistate, svestite. E, per chiudere, a dire che tutto è stato gioco e perversione, va bene il dulcore lieve e gaio delle frutta, insieme alla dolcezza vischiosa e peccaminosa del gelato.
Ecco Penelope (proprio la donna che poco fa mi è ve-nuta vicino, con la scusa di chiedermi del fuoco) è stata una sorpresa. E’ la mia amante, ma potrei dire che anche lei (anzi, soprattutto lei) è mia moglie. Non per la firma al municipio, ovviamente, che fra l’altro non conta. E’ mia moglie nella quintessenza del nostro amore.
Finiti a letto, infatti, fra noi non ci sono state grandi acrobazie. Ogni cosa è accaduta, con giusta metafora, a volo d’uccello. Un compitino svolto diligentemente, senza omettere alcun paragrafo. Mancava, però, il crescere dell’attesa, come avviene per i fatti scontati. Per tre volte ci siamo esibiti e soltanto alla terza abbiamo raggiunto una parvenza di abbandono.
Eppure, insisto, il nostro è amore, senza alcun dubbio. Quello suo, lei lo dichiara con tono di rimprovero. Il mio, invece, è criptico, sepolto in mille inconfessate vigliaccherie. Ed, infine, credo di amare Penelope come moglie perché non mi capita di ripensarla come le precedenti “femmes pour la nuit”, dove i particolari che riemergono nella memoria sono frammenti di corpi, sensazioni, tecniche, contesti.
In verità, gli approcci non facevano pensare ad una situazione nuova. Sono stati i soliti. Mi ha accolto in vestaglia, il seno che chiamava sbarazzino dalla scollatura, ed ha messo in funzione lo stereo: chitarra classica, con molto ritmo, arpeggi e rivoli di variazioni. Quasi un’indicazione su come procedere.
– Fermati, stasera – mi ha poi sussurrato.

Da quel momento, sono diventato irrimediabilmente marito, cioè lineare, leggibile interiormente. Il bacio è rimasto il nostro contatto più sconquassante. Labbra contro labbra, giocando con le lingue, accennare e ritrarsi, percorrere in tutta la sua lunghezza un solco metafora di un altro solco, attardarsi sui denti, al pari di una pecora beata e senza co-scienza.
Dopo, è subentrata la stanza. Piccola, con la tenue luce dell’abat-jour che le dava una smorta tonalità beige. Io soffro il caldo degli ambienti chiusi e mai ho sudato come quella volta. Pensavo, tanto più, che si vedesse troppo la bianchiccia e gelatinosa rotondità del mio ventre. Nei momenti in cui ci si riposava, Penelope se ne stava nuda, seduta con la schiena contro il mio torace.
– Hai un forte odore – ha detto.
– E’ la traspirazione dei contadini.
– Non mi riferivo alla traspirazione..
Proprio questa presa di possesso dei miei odori più segreti (sembrava interiorizzarli, dato che li aspirava con gli occhi chiusi) ha significato il nostro matrimonio. Per la vita, nella grandezza e nella debolezza, nel piacere e nel dolore, ero suo.
Ecco perché mi sono ribellato.
– Mi piace giocare – ho detto.
– Che vuol dire?
– Che mi piacciono le donne.
– Ed a me gli uomini.
Finite le effusioni, Penelope mi ha cucinato un gran piatto di spaghetti col pomodoro, premurosa, cinguettante. Mentre raccoglievamo il basilico in terrazza, mi ha abbracciato e dopo cena si è seduta sulle mie ginocchia. Una per-fetta mogliettina per allietare il riposo del guerriero (“Addò vado? Fora fa così freddo!” cantava il grande Franco Califano).

Ed ora giuro che non so più cosa fare. Due cavalli lanciati in direzioni opposte mi squartano il cuore. Ad esser sincero, Penelope mi fa paura, perché sento che con lei finirà peggio che con Lucia. Non mi regalerà avventure nei mari del Sud. Le malie della maga Circe, il canto delle sirene, la terribilità dei ciclopi, i feaci e Nausicaa ingenua ed innamo-rata hanno ormai l’opacità dei ricordi di scuola. Dovrei, quindi, starle lontano. Dovrei limitarmi a parlarne e scriverne. Dovrebbe rimanere un fatto tutto letterario, per poterla amare in eterno e crogiolarmela dentro, come la più impor-tante delle occasioni perdute. Apparteniamo ad una generazione disperata, io e lei.
Noi, i creduloni, che portavamo la fantasia al potere, fumavamo lo spinello e predicavamo l’amore libero. Oggi ci siamo accorti d’essere invecchiati dentro un mondo che (se è cambiato) non è cambiato come volevamo noi e, soprattutto, non è cambiato grazie a noi.
Oggi, l’età e la storia (parola, questa, che non riesco a scrivere con la maiuscola) ci hanno comunicato che la ricreazione è finita, come disse De Gaulle. La letteratura è stata la nostra malattia infantile.
Penelope, però, mi ha aspettato, pur senza conoscermi, conservando una castità molto più sostanziale di un imeneo intonso. Ha mantenuto intatto il Sessantotto (un po’ aggrovigliato su se stesso, se volete, data la natura squisitamente maritale della sua proposta). La notte del nostro primo bacio nel porticciolo di Capomulini mi ha detto:
– Cazzo, dov’eri trent’anni fa?
E ciò ha significato l’ultima, grande emozione della mia vita. Ecco perché non riuscirò a fare a meno di lei.
Nonostante il fatto che ieri sera, telefonandole, ho a-spettato a lungo.
Dopo almeno sette squilli, ho sentito una strana nota nella sua voce.
– Prooonto…
– Sono io.
– Ah!
– Disturbo?
– Sì.
Ed ha riattaccato. Io ho avuto un brivido di freddo, per-ché mi è sembrato di sentire una voce maschile che le sus-surrava qualcosa.
Anche nella mia gelosia, tanto impotente, Penelope – con Lucia, forse più di Lucia – è mia moglie.

Salvo Garufi

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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