I cattolici ai tempi di Berlusconi

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il mondo dei cattolici moderni

    1. cattolici e mentalità dei tempi di Berlusconi

 

 

Dialogo probabile tra un improbabile Peppone e uno dei tanti improbabili sindaci coministi.
Dialogo probabile tra un improbabile Peppone e uno dei tanti improbabili sindaci coministi.

Dal romanzo
ATTIONI SPECTACULOSE AI TEMPI DI BERLUSCONI
di Salvo Garufi

Colendissimo lettore, immagina una testa che fa capoli-no.
– Don Camillo? – chiese la testa.

– Non sono Gina Lollobrigida – rispose don Camillo, con voce robustosa, et calorosa, et forte.
Don Vittorio produsse uno squittìo smorzato ed agitò freneticamente le mani aperte ed accostate, dall’alto in basso e con le palme in giù:
– Parli piano, per l’amor del Cielo!
– E perché?
– Siamo in una canonica, perbacco!
– Lo so, conosco l’ambiente.
– Allora sa pure che questi posti hanno mille orecchie!
– Alto là, amico!… Le canoniche non sono dei… posti, come dici tu. Fanno parte della Chiesa di Dio, altrocché! E chi ci ascolta è… soprattutto Lui!
– Non solo Lui, purtroppo.
– Delle altre orecchie… io me-ne-fre-go!
– Questa qui non mi è nuova… – sussurrò allora il Croci-fisso a don Camillo, con una risatella fresca che gli gorgogliava in gola. – L’ho sentita da un tizio pelato, che ruggiva in un balcone di piazza Venezia.
– E’ che uno vorrebbe trattenersi… – disse don Camillo. – Ma, sentendo certe cose! La pazienza scappa!
– A noi dunque, camerata don Camillo! – concluse il Crocifisso.
– Non esageriamo! – si schernì don Camillo. – Al giorno d’oggi, non si usa più.
– Non ci sono più camerati?
– No, quelli ci sarebbero… Ma chi li sente più ruggire? Al massimo vanno a fare le fusa nelle televisioni di Berlusconi.
Mentre la scena tra il Crocifisso e don Camillo andava dipanandosi, don Vittorio se n’era stato a guardare senza capirci una mazza, come sogliono dire a Parigi.
Egli, don Vittorio, non aveva il privilegio di sentire la voce di Gesù e nel moderno concetto positivistico del mondo tutto ciò che non si vede, non si tocca e non si sente semplicemente non esiste. Esso, il moderno concetto, fra l’altro, mi strazia l’anima, se penso che Sharon Stone, bella e bona, non mi ha mai né visto, né toccato, né sentito.
– Come la fa facile! – disse don Vittorio. – Lei che problemi ha? Si porta dietro un Crocifisso e si è tolto il pensiero! Che ne sa, lei, delle responsabilità d’un parroco, dopo il Concilio Vaticano Secondo?
– Nulla! Ai miei tempi si era fermi al Vangelo.
– Invece, mi perdoni, oggi anche la Chiesa vuol giocare il suo ruolo in politica.
– Bene! Noi con chi stiamo?
– Con nessuno… Ma, di sicuro siamo contro la destra reazionaria!
– Ma non eravamo contro i rossi?
– Eh no, don Camillo! La Chiesa non può andare contro la storia… Guardi che, se dovesse tornare in terra, anche Gesù… voterebbe a sinistra!
A tale enormità, don Camillo balzò in direzione di don Vittorio e parve un giaguaro molto appesantito.
– Gesù mio, perché fra le virtù cristiane ci avete messo pure la pazienza? – chiese al Crocifisso ed i suoi occhi speravano in un’immediata riscrittura della legge.
– Chi l’ha detto? – disse il Crocifisso. – Non ricordi come cacciai i mercanti dal Tempio?
– Oh, be’! Allora… – fece don Camillo e gli tornò nel volto il sole che sorge libero e giocondo. Strinse i pugni, mostrò i canini e s’avviò verso don Vittorio.
– Ho detto i mercanti, non i preti – lo bloccò il Crocifisso.
– E quello lì, a voi sembra un prete?
– Ha il suo modo di amarmi, anche se tu non riesci a capirlo… Se permetti, io so comprendere il cuore degli uomini.
Il ragionamento filava, come Berta ai beati tempi. Il nostro don Camillo fu subito stretto in un laccio aereo ed im-palpabile, ma solido ed infrangibile.
Rassegnato a gettar la spugna, don Camillo chinò la testa. Ma, lo squittìo di don Vittorio, insopportabile giovine, rinnovò la fiammata:
– Quando avrà finito di far boccacce davanti a quel Crocifisso, vorrei esporle i fatti…
– Gesù! – guaì don Camillo. – Non vedete che costui è una bestia senza senno, né criterio?
– Ammetto che è difficile difenderlo – concesse il Crocifisso.
– Questa non gliela faccio passare… – disse don Camillo e aggiustò la mira sugli obiettivi strategici del naso e degli occhi di don Vittorio.
Fortunatamente, il Crocifisso lo bloccò di nuovo, puntuale come il destino cinico e baro.
– Don Camillo! – ammonì il Sacro Simulacro. – Considera che io ho perdonato San Pietro… Anche lui mi aveva rinnegato!
– Facciamo così, allora… Voi lo perdonate ed io ci vado giù di brutto!
– Se non riesci a perdonare gli antipatici, che merito ne avrai ai miei occhi?
– Dirò dieci avemarie di penitenza…
– Non basterebbero per il mio perdono.
– E certo! Lui, che vi offende, può essere perdonato… Io, che vi difendo, invece no!
– Chi ha più fede ha più doveri, don Camillo. Questo in seminario dovrebbero avertelo spiegato. Sai che, più di ogni altra cosa, mi offende la violenza… specialmente se praticata in nome mio.
– Ecco! Vedete come con le parole mi imbrogliate sempre?… Va bene, sia fatta la vostra volontà!
Volse a don Vittorio un sorriso un tantinino orrido, anche se migliaia di formichine correvano dentro le sue mani.
– Però! – si fermò a considerare meditabondo il vecchio sacerdote, mentre guardava don Vittorio con l’occhio valu-tativo di Guglielmo Tell prima far partire l’infallibile saetta. – Che peccato! Mica volevo fargli molto male!… Al massimo, due o tre buffetti, così, a mani nude, dati si può dire in amicizia!
Volse speranzoso al Crocifisso gli obliqui rai fulminei.
– Allora, che ne dite? – chiese. – No? Non volete proprio?
Gesù tacque e non vi furono più incertezze. Quel silenzio era un niet, un diniego eterno ed inamovibile. Era uno scoglio dove s’infrangevano le onde del mare e le speranze del naufrago.
– Perciò i peccatori diventano sempre più arroganti! – esplose, allora, don Camillo. – Pare che ci proviate gusto a giocare con una squadra di mollaccioni!
In quel preciso istante, nella pupilla e nel cuore del canu-to prelato si dilatò l’immagine di un Crocifisso ancor più triste ed ancor più compassionevole. Da fuori s’udì neniare lenta e dolce sui vetri la pioggia detta assuppaviddanu. In quella stanzetta non dell’ultimo piano, come pioveva, così Gesù piangeva!
Don Camillo, per la vergogna della frase che aveva pronunciata, si morsicò le labbra a sangue e si augurò di spro-fondare nella dura terra… che, ahilui, non s’aprì!
– Perdonatemi lo sproposito – disse ad alta voce il vecchio, tornato umile, mansueto e tenero. – Fate conto che non ho parlato. Più tardi reciterò dieci avemarie di penitenza… Ora debbo essere gentile col pretino…
All’interdetto don Vittorio, egli, quindi, volse un faccione rotondo e gesuitico, come una forma di pane con un taglio orizzontale, in basso.
– E mi dica, reverendo figliuolo – fece don Camillo. – Ella, che non parla con le statue, ma con i padri conciliari, questa balzana idea del Cristo comunista l’ha presa da loro?
– No – rispose don Vittorio. – E’ una frase che ho sentito ieri dal senatore Bottazzi. Mi ha telefonato per dirmi che arriverà domani.

Editoria

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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