I siciliani… chiedete ai Borbone

I migliori siciliani
Non dimentichiamo la storia, se vogliamo far diventare seria la politica.

In Italia, le truppe cammellate di Matteo Renzi hanno appena, con la sottomissione del Senato, smantellano il pensiero plurale, che era la forza della Civiltà mediterranea.
La stampa servile – cioè tutta la stampa che conta – applaude o, ignominiosamente, si limita a guaire.
Da scrittore, il mio commento lo affido a un racconto ambientato in Sicilia agli inizi del secondo decennio dell’Ottocento…

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Rivoluzione in Sicilia sotto i Borbone

    1. Mal si abbia chi fa del bene ai siciliani!

      di Salvo Garufi

      Nei mesi in cui il terremoto politico scardinava la quiete del Regno di Sicilia, l’avvocato Vincenzo Natale riuscì a frequentare contemporaneamente il rivoluzionario Carlo Cottone ed i borbonici ministri Luigi de’ Medici e Donato Tommasi.
      Tommasi, particolarmente, gli fu d’aiuto nei suoi primi anni palermitani.

      Il suo amico ministro era partito da idee progressiste. Già da studente di giurisprudenza, infatti, aveva frequentato Luigi de’ Medici, Melchiorre Delfico, Mario Pagano (dirigente della Repubblica partenopea), Antonio Jerocades, Giuseppe Albanese ed il grande Gaetano Filangieri.
      Aveva, perciò, aderito alla massoneria col nome di Giano Gioviano Pontano ed aveva dato ottima prova di sé nel 1786, organizzando la loggia illuminata di Napoli, d’accordo con Friederich Munter.
      Successivamente, le sue qualità erano state ribadite dal buon funzionamento della loggia della Vittoria, alla quale Tommasi era passato, entrando in fratellanza con Nicola Pacifico, Francesco Caracciolo, Domenico Cirillo (altro dirigente della Repubblica partenopea) e Pasquale Baffi. In seguito, fu ministro e primario rappresentan-te del moderatismo progressista in Sicilia.
      Egli, però, ricoprì le cariche pubbliche più importanti a Napoli, a partire dal 1815, quando prima diventò ministro di grazia e giustizia e dei culti e poi, nel gennaio 1830, alla morte di Medici, presidente del consiglio dei ministri.
      Per i suoi servigi fu, infine, creato marchese di Casalicchio.
      Come ministro dei culti, ebbe una parte notevole nel preparare il concordato del 15 settembre 1818 fra la Santa Sede ed il Regno delle Due Sicilie. Inoltre, assieme a Luigi de’ Medici, fu uno dei principali fautori della cosiddetta “politica dell’amalgama”, consistente nell’integrare nella legislazione del Regno delle Due Sicilie i codici e le riforme messe in atto nel decennio di occupazione francese.

      Con Donato Tommasi, Vincenzo Natale condivideva il perbenismo borghese, agli antipodi del libertinismo aristocratico. Li rendeva somiglianti, inoltre, un certo cinismo.
      Così, nel novembre del 1811, a proposito di un progetto per ottenere in censuazione l’ex feudo di Francello dal comune di Militello, in provincia di Catania, Natale scriveva al padre, don Alfio:

      “L’offerta dovrebbe camminare sopra i contratti con qualche augumento.”

      E’ chiaro, infatti, che – come tanti, ieri e oggi – l’avvocato aveva cercato “santi in paradiso”. La parola “augumento” poteva leggersi col sospetto dei magistrati di “mani pulite”. Se, comunque, oggi Vincenzo Natale canta nel paradiso dei politici, è contento di non essere vissuto nell’epoca delle intercettazioni telefoniche.
      Non era la prima volta, fra l’altro, ch’egli ricorreva all’attenzione speciale di Tommasi.
      Nel gennaio del 1811, la badessa del monastero di San Giovanni di Militello aveva mandato un memoriale a Palermo, per denunciare don Felice Natale, suo fratello. L’accusa era ch’egli e la sua banda “sconcertavano” le educande.
      “Egli spinse la cortesia fino a lacerare quel memoriale” scrisse compiaciuto don Vincenzo al padre, riferendosi al ministro Tomasi.
      L’anno successivo (febbraio 1812), però, la questione non era ancora chiusa. Il che fa pensare che quegli scapestrati di don Felice e compagni continuassero tranquillamente a pascolare nei prati femminili del monastero.
      Poco male, dato che nel frattempo don Vincenzo era entrava nella stanza dei bottoni. Ora, finalmente, poteva esibire in prima persona una certa arroganza.
      “Stia sicuro” infatti scrisse al padre, “per i ricorsi contro Felice al governo. Per ora non ci sono, e se ci fossero bisogna dire che V. S. sia tutto nuovo alla gran metamorfosi avvenuta nel governo, per la quale si tengono ora altri sistemi, e non deve più temere.”
      Così, come sempre, i più vistosi cambiamenti della rivoluzione riguardavano i nomi di chi compiva le prepotenze.

      Lord Bentinck era tornato in Sicilia il 7 dicembre 1811 ed aveva chiesto perentoriamente l’allontanamento dei francesi e dei napolateni dalle leve del potere. L’aria, perciò, era cambiata e gran novità erano dietro la porta.
      Lo notò, fra i primi, il nostro Vincenzo Natale e cercò adeguati contatti per ingraziarsi i nuovi padroni.
      Ne dette relazione in famiglia con una lettera del 6 febbraio 1812.
      “Questa sera” scriveva, “torno da bordo di una corvetta Inglese, dove un fratello del nostro don Mario Gemmellaro trovasi primo assistente, e per di lui riguardo sono stato a tavola degli Officiali, che mi hanno fatto bevere un poco di vino, e mi sento la testa riscaldata.”
      Ferdinando di Borbone, da parte sua, convinto dal Bentinck, aveva passato la mano al figlio Francesco. Così, il capo dei “baroni progressisti”, don Carlo Cottone, era stato liberato.
      “Il nostro Sovrano” scriveva, Vincenzo a don Alfio, il 20 di quello stesso mese, “sabbato (sic) scorso ha eletto per vicario generale nel Governo il principe Francesco suo figlio, attese le sue infermità che non portano di assiduamente sovrintendere agli affari; ma questa elezione è stata fatta amovibile ad nutum. Ha eletto generale dell’armi il Ministro inglese Bentinch (sic); e il Principe Ereditario la prima mattina del suo governo ha dispensato onori, cioè chiavi, e fasce, ed ha concesso la grazia ai baroni esiliati di ritornare.”
      I baroni esiliati ritornarono e contemporaneamente andarono via i ministri della regina Maria Carolina: il duca d’Ascoli, il cav. De’ Medici, il colonnello Castrone. Venne, inoltre, abolita la tassa ferdinandea dell’1%, una guarnigione inglese fu posta nella capitale e Bentinck prese il comando supremo dell’esercito siciliano.

      Per la verità, Vincenzo Natale stimava l’esautorato capo del governo, cav. Luigi de’ Medici. Costui era un uomo di cultura illuminista, anche se aveva un carattere indulgente quanto bastava, per cercare la pace fra i sudditi. Non pretendeva di cambiare troppo in fretta il mondo.
      Quando giunse notizia del siluramento, Vincenzo, sicilianissimo e avvocatissimo, quindi diffidentissimo, per l’unica volta in vita sua si espose, andando da lui.
      “Le dico in conclusione” disse in quella occasione un Medici amareggiato, “di essermi ingannato, credendo che i siciliani siano tenacemente attaccati a quella forma di politica rappresentanza, di cui cotanto con le parole sono usati a far vanto.”
      Guardò dalla finestra il Piano del Palazzo Reale, dove, come sempre, i cocchieri si facevano largo a furia di insulti e bestemmie; certe donne e i venditori di tutto trafficavano, come sempre; la sbirraglia faceva la faccia feroce, come sempre, e consumava a sbafo…
      “Sarà lo spirito del secolo che genera nel cuore di ognuno l’egoismo” continuò Medici, “sarà che i siciliani, mentre parlano di libertà a gole gonfie, non ne hanno alcun sentimento…”
      Si voltò di scatto a guardare Vincenzo.
      “Ma, mi senta bene, Natale. L’esperienza dei suoi amici baroni, per gli applausi, che ho sentito venire sempre dalle stesse mani, ieri, quando il re li mandava in esilio e oggi che Bentinck li fa tornare da eroi… Quell’esperienza mi dice che se il re, o chi per lui, si noiasse del Parlamento, non è difficile che i siciliani umilissimamente lo supplicherebbero di chiuderlo!”
      Si avvicinò e mise una mano sulla spalla di Vincenzo.
      “Adesso tocca a voi. Dovrete avere a che fare coi siciliani, col loro groviglio di odi e di servilismo. Vedremo cosa riuscirete a combinare con le vostre virtù rivoluzionarie. Se ne ricordi, però!… E’ infinitamente più agevole far male ai siciliani che far loro del bene!”

      Quando si congedarono, lo salutò esclamando:
      “Mal si abbia chi vuol far bene ai siciliani!”

 

 

 

Salvo Garufi

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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