Indimenticabile Mascali (seconda puntata del racconto di Antonio Ward – dipinti di Giancarlo Stefanelli)

MASCALI LOGO

la casa del sogno antico definitivo

 

logo A copiaLA GURNA D’ESTATE

di Antonio Ward
Seconda ed ultima puntata (la prima puntata, già pubblicata, viene riproposta nel link originale, accanto a questo)
dipinti di Giancarlo Stefanelli
fotografie della Nunziatella di Mascali (le ultime quattro immagini)

alberi nel pomeriggio 90x50

4

Fulmine

Mentre la Baronessa Maria Musumeci porgeva la mano a Ruggero tutto il suo sguardo era in realtà rivolto a quel fascio di ricci rossi alle spalle di lei. Maria fu felice di vedere l’emozione quasi paralizzare il giovane Tenente, pensando di esserne lei la causa.

Ruggero e Stella restarono così, uno di fronte all’altra. Due, tre infiniti secondi a guardarsi negli occhi, fissi, incapaci di dire una parola.

Fu allora che dalle finestre aperte della villa, tutti gli invitati sentirono un fulmine illuminare quella notte ai piedi dell’Etna. Tutti gli altri invitati, istintivamente, si voltarono verso la finestra. Il cielo appariva sereno fino a qualche istante prima. Ma i due ragazzi, no. Loro rimasero così, ciascuno tuffato negli occhi dell’altro…

COTOLIVIER OLLIO SU TEAL 50X60Per fortuna arrivò alle spalle del Tenente il cavaliere Longo che bloccò il potenziale  contatto tra i due. “Questa è Stella, Tenente. Per me e mia moglie è come un figlia…” disse, trascinando Stella verso il centro del salone dove si trovava il tavolo imbandito per la cena.

A tavola Ruggero fu al centro dell’attenzione. Tutti gli chiesero di Roma e della “situazione politica italiana”. Non che il ragazzo fosse molto informato su ciò. Ma fece finta di esserlo e rispose alle curiosità dei commensali, anche inventando un po’, perché aveva capito che le sue “testimonianze” erano molto gradite.

Ruggero e Stella fecero finta di non guardarsi. Ogni tanto lui la cercava con lo sguardo, ma aveva timore di farsi accorgere dagli altri.

Lei guardava tutti tranne lui. Pensava che, guardandolo di nuovo, si sarebbe accorta che per lei fosse stata solo un’allucinazione. Si sentiva diventare rosse le guance ogni volta che per qualche frazione di secondo i loro occhi s’incrociavano furtivamente dagli altri.

Stella era molto interessata ad ascoltare Ruggero parlare di Roma. Ricordava quando nella sala d’aspetto della stazione di Messina passava molto tempo a guardare le fotografie che raffiguravano alcune città italiane e soprattutto la capitale. Aveva tanta curiosità e anche lei avrebbe voluto chiedere tante cose. Ma non parlò tutta la serata.

IL TERZO OCCHIO OLIO SU TELA 50X60Maria, invece, non mancava occasione per attirare lo sguardo di lui, sorridendogli ogni volta e sbattendo le ciglia, mentre si soffiava di tanto in tanto con il ventaglio.

Ma era soprattutto la moglie del podestà, seduta quasi davanti a lui, che sembrava la più interessata. Giovanna Cosentino, noncurante della vicinanza del marito, tra l’altro impegnato a reggere la scena e a condurre la discussione a tavola.

Ruggero non potè fare a meno di notare lo sguardo della donna che gli lanciava ammiccanti ed inequivocabili sguardi ad ogni boccone che mandava giù.

Infatti era proprio il podestà ad essere il più loquace. Sapendo della presenza del Tenente Salviati ed avuto informazione del potere del padre a Roma, faceva di tutto per attirare l’attenzione del giovane Ufficiale.

Dopo il dolce accompagnato da un brindisi, il podestà Cosentino chiese a Ruggero quanto tempo sarebbe rimasto in Sicilia. “Ci hanno detto che la nostra Compagnia rimarrà fino a Natale” rispose.

inchino all'a-more“Allora verrà a trovarci ad Acireale, Tenente, le mostrerò le bellezze della nostra storica  città. Lo sa che al nostro Collegio Pennisi hanno studiato tante persone che adesso hanno ruoli importanti nel partito a Roma? E poi la Cattedrale, San Sebastiano ma anche la costa. Ci tengo…poi mia moglie è brava a cucinare, può restare ospite da noi…”

Stavolta a diventare rosse furono le guance di Ruggero, considerato il sorriso della signora Giovanna che tese il busto con l’abbondante decolletè, per fare intuire al giovane la “qualità” e tutto il calore dell’ospitalità che avrebbe avuto piacere di offrirgli.

Ormai era arrivato il tempo di tornare a Mascali. Anche stavolta fu il cavaliere Longo a “salvare” Ruggero. “Noi dobbiamo andare, anche perché è tardi e dobbiamo passare da Nunziata a lasciare Stella dai genitori”. Ruggero si offrì di scortarli fino a lì, considerato che dovevano fare la stessa strada.

Fu così che la Balilla del cavaliere Longo e la Bianchi dell’Esercito italiano si incamminarono verso est lungo le tortuose strade alle pendici dell’Etna. Ad un certo punto dovettero svoltare a destra lasciando la strada per Giarre, in direzione del borgo di Puntalazzo e, da lì in poi, i tornanti divennero sempre di più.

Proprio in quel momento un “classico” e puntuale acquazzone ferragostano si abbattè sui nostri, costringendoli per alcuni lunghi minuti a rallentare la velocità, tanto era diventata difficile la visibilità. In lontananza si vedevano sul mare anche bianchi fulmini squarciare le nere nubi.

E così arrivarono dopo vari minuti nei pressi di via Etnea nell’abitato di Nunziata.

la nostra storiaGiunti all’altezza della Via S. Domenico, vicino  la casa della famiglia Gambino, situata in vico Fiorito, videro che le luci erano spente. Pioveva. Forte. Fu un attimo. Ruggero uscì dalla Bianchi e, toltosi la giacca da Ufficiale, si precipitò verso il lato posteriore destro della Balilla dove sapeva fosse seduta Stella, aprendo la porta e offrendo  riparo dalla pioggia. Aspettò che lei uscisse. Lei lo guardò due secondi negli occhi, seria. Lo affiancò senza dire una parola e fecero insieme i loro primi trenta metri verso la porta che lei gli indicava con il suo passo.

Sentivano l’inconfondibile odore della terra bagnata penetrare le loro narici.

La casa dei Gambino era un po’ ritirata dalla strada e lì erano scomparsi alla vista di coloro che erano rimasti in macchina. Giunti davanti la porta, prima di bussare all’uscio, Stella guardò ancora Ruggero. “Io tutti i giorni vado alla chiesa qui vicino. Si chiama Nunziatella, qui la conoscono tutti. Dipingo. Al tramonto…” non abbassava lo sguardo la ragazza. Non seppe dire niente Ruggero.  “grazie, tenente…”

Proprio in quel momento aprì la porta il padre di Stella che si sorprese a vedere quella scena, per lui inaspettata. “Padre, il tenente Salviati ha accompagnato il cavaliere Longo…eravamo senza ombrello…” disse la ragazza.

5

La Nunziatella, nel cielo porpora

Era il 16 Agosto quel pomeriggio caldo.

lui e lei olio su telaEra piovuto tutta la notte e Stella non aveva dormito. Ma non per la pioggia che pure batteva forte sui vetri della finestra della sua stanzetta.

stupida– pensava –cosa ho fatto? Sono impazzita? Cosa penserà di te! Chissà quante donne avrà avuto. A Roma. Più furbe e belle di me! Scema che sono stata

Ma poi si rasserenò, pensando a lui.

Come l’aveva visto quando era entrata nel salone quella sera. Come l’aveva sentito parlare a tavola.  Come gli erano rimasti impressi i suoi occhi e le sue mani, grandi ma curate, non come un soldato, ma come un pianista. Come l’aveva visto girato di spalle, dritto davanti alla portiera aperta della macchina, con la gamba sinistra appoggiata allo chassy. Come l’aveva guardata…

si, ho fatto bene…ho fatto bene…si-

Un calore inaspettato la avvolse all’improvviso. Allontanò verso i piedi la coperta leggera che si era buttata sopra le lenzuola andando a letto. Era ancora un po’ bagnata per la pioggia che comunque le era caduta addosso. I capelli, che prima avevano perso volume quando era entrata nella sua camera da letto, si erano già trasformati in tanti ricci con l’energia sprigionata dall’asciugamano che aveva passato e ripassato sopra di loro, con forza sconosciuta, davanti allo specchio, ancora con i vestiti della sera addosso.

MEDITAZIONE OLIO SU TELA 50X60Ruggero era tornato nella sua stanza nella tenda che divideva con due Marescialli,    più a valle di Nunziata, nella zona dove stava sorgendo il nuovo centro cittadino, a sinistra della chiesa dedicata a San Leonardo, anch’essa in fase di ricostruzione dopo l’eruzione.

Quegli occhi verdi che aveva visto a distanza quando lei era entrata nel salone. Quella cascata di ricci rossi, lunghi, che le scendevano liberi per tutta la schiena. Pensava alla linea del suo busto che diventava sempre più stretto mentre il suo sguardo scendeva lungo il corpo di lei, per poi riaprirsi sui fianchi.

Si infiammò pensando allo sguardo di lei che sentiva addosso mentre lui parlava durante la cena. Alla scossa della mano di lei che si aggrappava dolcemente alla sua per aiutarla ad uscire dall’abitacolo. Al profumo di biancheria appena stesa che penetrò le sue narici mentre insieme andavano verso casa. Al fiato caldo e leggermente ansimante di lei quando erano arrivati davanti alla porta di casa sua.

E poi alle parole di lei ed al loro suono. Le prime che aveva sentito uscire, dopo tutta una sera, dalle sue labbra naturalmente color lampone. Allo sguardo degli occhi di lei dentro i suoi mentre lo salutava.

Anche lui si addormentò solo dopo ore passate a rigirarsi nella branda.

-quanto tempo era che non mi sentivo male allo stomaco…- pensava.

Aveva fatto caldo, tanto caldo quella mattina. Ora una fresca brezza soffiava dal mare poco lontano.

Così quel tardo pomeriggio il sole era sceso da un po’ dietro l’Etna che, imponente, si stagliava sopra Nunziata. Raggi rossastri si lanciavano ancora sui paesi sul versante orientale della “Muntagna” come è chiamato da queste parti il Vulcano.

REALX OLIO SU TELA 70X70Stella aveva fatto quei duecento metri che separavano la casa dove abitava dalla zona dove di solito si posizionava per la sua passione. Si sedettè sull’erba, ancora calda, con le gambe nascoste da una lunga gonna gialla, lunga fino alle sue caviglie. Si tolse le scarpe, come faceva sempre in quei momenti per sentire il contatto con l’erba e con il terreno.

Aveva con se il blocco di fogli da disegno che la zia Adelaide le aveva regalato per i suoi diciott’anni e la scatola di biscotti Wamar che utilizzava per raccogliere i suoi colori a cera. Le era stata donata dalla signora Longo un giorno in cui Stella era andata a trovarla con la madre a Giarre.

La scatola era di latta lucida con raffigurata una dama dell’ottocento. Stella immaginava che fosse una dama della corte del re di Francia, poco prima della rivoluzione francese e spesso si sorprendeva a immedesimarsi nella vita di questa donna.

Si era piazzata su quello spiazzo antistante la chiesa della Nunziatella, riprendendo un disegno che aveva finito due giorni prima.Cercò di distrarsi ma il suo pensiero era sempre lì, all’incontro della sera prima.

Era passata più di un’ora, che a lei sembrò un’eternità e, a quel punto, la sera avanzava rapida… Aveva deciso di fare ritorno a casa quando, improvviso, alle sue spalle, senti provenire dalla ripida strada in salita un rombo leggermente rauco di una moto. Era la Sertum 125 che finì la sua corsa a 20 metri da lei, sull’ultimo lembo d’asfalto possibile prima del selciato accidentato e della collinetta vicino al quale era seduta.

Non vide la moto ma fu certa che la sua attesa non era stata vana. Non si girò, continuando a disegnare.

scorcio a camoglia 50x80Il selciato di ghiaia schiacciato da un paio di stivali, con un rumore sempre più forte che a lei sembrò musica, le annunciò una voce non siciliana.

“Buonasera…Stella” solo allora volse il suo sguardo all’indietro. “Buonasera…tenente” riprendendo a disegnare.

Ruggero si sedette vicino a lei, noncurante di sguardi indiscreti che potevano passare di lì. Ma d’altra parte il luogo scelto dalla ragazza era riparato rispetto alla strada e le case più vicine erano in realtà distanti.

Stella gli parlò della piccola chiesa che era alla loro sinistra. Una facciata grigia con una porta d’ingresso e una finestra sopra, al centro della facciata. Poco profonda, quasi a sembrare una torre. Nessun tetto a ricoprirla. Sulla cima due quarti di cerchio che si avvicinavano uniti da uno spazio, probabilmente destinato ad accogliere una campana, ma adesso vuoto.

“lo so, non è grande, abbandonata, ma per me è un luogo simbolico importante”- disse Stella, sorridendo e diventando rossa quasi come i suoi capelli. “qui venivo a giocare sin da bambina con le mie amiche nei pomeriggi dopo la scuola. Qui passavamo gran parte delle nostre mattine d’estate quando finiva la scuola. Ho avuto paura che l’eruzione me la portasse via! Ho pregato tanto la Madonna che la lasciasse per noi….”

Solo allora guardò Ruggero che l’ascoltava in silenzio. “…mi scusi…se le dico questo…”

Il giovane tenente percepiva il suono leggero, ma denso di significato, delle parole della ragazza. Sentiva lo sforzo di lei di parlare senza far sentire troppo l’accento siculo che lui aveva ascoltato sempre in quei giorni in Sicilia.

“perché? Invece la capisco…è bello quello che dice…”

SOTRNO DI UCELLI OLIO SU TELAStella fu contenta di sentire quelle parole e poi gli parsero sincere. Il tenente gli sembrava veramente interessato.

“Il mese scorso è venuto un professore da Catania con due operai. Hanno lavorato una settimana dentro la chiesa. Mi hanno detto che torneranno presto perché pensano che ci sia tanto da scoprire. Io ci credo perché il professore era molto contento quando sono andati via. Sono stati gentili con me ma non mi hanno fatto guardare mentre lavoravano.

L’unica cosa che mi hanno detto è che è stata costruita dai Bizantini. Poi, mi hanno detto di non dire niente a nessuno. Però a lei, posso…è un militare…è l’unico a cui ‘ho detto”

Stella quella sera disse anche che ormai era quasi buio e doveva tornare a casa ma, nei giorni successivi, ogni volta che era possibile, i due giovani si incontrarono spesso in quel luogo sospeso e nascosto tra il mare e la montagna.

Stella era molto curiosa di Roma e anche del Veneto dove Ruggero gli aveva detto avesse finito la scuola militare. Ruggero era felice di rispondere alla curiosità della ragazza. Stella portava ogni giorno anche dei disegni di paesaggi sempre diversi che aveva a casa, già completati e li commentavano insieme.

st2Ma ogni volta che tornava a casa Stella pensava perché Ruggero non l’avesse baciata, nemmeno provato a farlo.

non gli piaccio…lo sapevo!- pensava fra sé e sé e si faceva triste. Ma poi le passava subito. –forse è solo educato, se nò non tornerebbe qui sempre

Una volta Stella, quasi all’imbrunire, portò anche il tenente al lavatoio poco vicino dove c’è una fonte d’acqua che finisce la sua corsa dopo una zona fitta di papiri. Un altro giorno andarono più lontano, dall’altra parte della strada provinciale dove c’è una piccola statua della Madonna, ai piedi di una collina fitta di vegetazione. Da lì era l’unico punto dove potè mostrare a Ruggero la cima del Vulcano. Poi, un giorno, proprio vicino alla Nunziatella Ruggero un giorno le chiese di incontrarsi ancora, ma lontano da lì.

Stella fu sorpresa da quella richiesta. Non sapeva cosa rispondere. Il cuore le batteva forte all’improvviso.

Guardò in alto verso la Nunziatella. Il cielo era color porpora, striato di nuvole. Si fece coraggio.

“Domenica vado da mia zia a Messina. Prendo il treno delle 8 e 10 che viene da Catania. Però mio padre….” Fu allora che Ruggero avvicinò il suo viso a quello di Stella. Si guardarono. Intensamente. Poco…

6

1993

10 Giugno millenovecentonovantatrè. Napoli. In una villa a Mergellina quel giorno si festeggia un compleanno. Stella Nocella compie 82 anni. Ben portati, qualche acciacco, certo, ma la mente lucida. Tanti quadri alle pareti.

SULLA SPIAGGIA AL TRAMONTO OLIO SU TELA 50X60Vicino a lei i quattro figli e tanti nipoti. E’ ormai mezzanotte quando, stanca, va a letto. La finestra socchiusa, vuole ascoltare il suono del mare vicino. E’ la sua ninna nanna. Quasi addormentata, la sua mente va ad altri compleanni. A quello dei suoi diciott’anni a tanti altri…

E’ rimasta con lei Teresa, sua nipote. 16 anni e capelli rossi con tanti ricci come la nonna. Quel giorno è stato l’ultimo giorno al Liceo Artistico “Modigliani” che frequenta. Il prossimo anno sarà il suo terzo lì. Ha chiesto di restare con Stella.

-“ e tu che ci fai ancora alzata? A quest’ora dovresti essere a letto. Vai, altrimenti non ti faccio restare più con me!”

-“dai nonnina, stasera ho bisogno di te. Sai penso di essermi innamorata…”

restauro (1)-“tu?…innamorata…ma cosa ne sai, tu, ragazzina mia, dell’amore…”

-“me l’hai insegnato tu, cara nonna. Dai raccontami quella storia che mi ripetevi sempre quando era bambina e che mi piaceva tanto…mi metto vicino a te, ti prego…”

Stella acconsentì dopo averci provato un’ultima volta.

-“però, nonna, ….stavolta dimmi la verita!”

-“ e perché? Non ti ho detto la verità? Ti ho raccontato la verità…sempre…”

-“dai…ormai non sono più una bambina. Sai ho pensato spesso in questi giorni alla tua storiellina…uhmmm…adesso voglio la verità”

-“ma tu sei sempre e sarai sempre per me una bambina…”

-“la verità, nonna, la verità! Cosa è successo dopo quel bacio davanti alla Nunziatella?”

Stella abbracciò la nipote. Poi si mise a distanza, la testa sul cuscino. Guardò verso la finestra, verso il mare.

Mosaico_nunziatella“Quella domenica andarono a Messina. Lei era contenta come mai si ricordava si esserlo stata. La zia Adelaide alla stazione fece finta di arrabbiarsi ma poi capì e li lasciò liberi. Passeggiavano come due fidanzati, sul lungomare. Lui era sempre gentile, educato. Lei si sentiva una principessa. Tornarono a Mascali prima ancora che facesse buio. La domenica successiva lei salì sul treno. Lui era salito prima a Giarre, lo vide seduto, si sedette vicino a lui dopo la fermata di Giardini quando sapeva che sarebbero scesi quelli che erano saliti con lei a Mascali. Lui però era triste, con un’espressione del viso diversa dal solito, nessuno di quei  sorrisi che a lei piacevano  tanto. Lei fece finta di niente ma, un po’ prima di arrivare a Messina, gliene chiese il motivo”

-“Ho ricevuto un telegramma venerdi. Me l’hanno portato dal Comando della mia compagnia a Catania. Entro quindici giorni mi traferiscono a Roma, al Ministero della Difesa. Ieri ho chiamato da Catania a Roma, a casa. Sapevo che c’era lo zampino di mio padre…dice che si è creata un’occasione che non mi posso lasciare sfuggire. Ma io non voglio fare carriera. Non voglio fare il militare tutta la vita…”

-“e allora, nonna, cosa è successo, poi?”-incalzò Teresa.

Stella riprese fiato, qualche secondo, guardando la nipote negli occhi. Poi riprese la sua posizione. Sospirò.

vaccaro nunziatella“al ritorno quella stessa domenica Stella disse a Ruggero che suo padre aveva ragione e che non doveva essere arrabbiato con lui. Era una grande occasione e non doveva lasciarsela scappare. Doveva tornare a Roma. Lui si alzò, andò verso il finestrino che era aperto. Entrava vento, Stella aveva tutti i capelli arruffati. Si alzò anche lei. Si mise dietro di lui. Lì e con quell’aria calda che entrava forte, non poteva sentirli nessuno. Il treno entrò in una galleria e nello scompartimento quasi vuoto, gli sussurrò nell’orecchio destro, mettendosi sulle punte e sostenendosi con le sue braccia sottili alle spalle larghe di lui.

–“Ruggero, ho detto a mia zia di telefonare ai signori Longo e di dire ai miei che stanotte sarei rimasta a Messina, perché mia zia non si sente bene e non vuole restare sola. Lei ha capito. Non mi ha detto niente, solo un bacio”. Il tenente si girò verso Stella, spostandole i capelli con tutt’e due le mani per liberarle gli occhi. Stella gli mise le punta delle dita della mano destra sulla bocca dalla quale sembrava stesse per uscire qualche parola.   Si guardarono negli occhi. Poi lei gli disse: “ Amore mio, stanotte è nostra. Portami dove vuoi tu…il resto non m’importa…

-e lui, nonna, cosa disse, allora?- Teresa si sentì attraversare la schiena da un brivido. In realtà era un colpo di vento che era entrato dalla finestra che si era nel frattempo spalancata.

“Vai, tesoro, vai tu a chiudere la finestra. Adesso c’è freddo fuori e il vento è forte. Senti il suono delle onde, sembra che siano sotto la finestra e vogliano entrare…” Teresa annuì. Corse veloce a chiudere la finestra e si rimise a letto, sotto le coperte, aspettando con ansia le parole della nonna. Stella si girò sul fianco, le mise una mano sulla testa. L’accarezzò.

“Cosa vuoi sapere, Teresa? perché toglierti il piacere di scoprirlo tu, da sola, quando vorrai…”

“si, nonna, ho capito. Grazie. Disse Teresa, sorridendo alla nonna e accarezzandole il viso con la mano sinistra.  “E poi, dimmi, poi cosa successe?”

“quando si videro, al loro solito posto che tu sai,  il giorno prima che lui partisse, lui gli giurò che sarebbe tornato presto, appena possibile. Stella annuì, lo guardava e gli sorrideva. Ma, in realtà lei sapeva che non l’avrebbe più rivisto. Ne era sicura ma non glielo disse. Per mesi lui le scriveva delle lettere che spediva a casa della zia Adelaide che le dava a Stella. Ma lei non gli rispose mai. Poi un giorno, era il Maggio del 1930, andò anche a Messina dalla zia Adelaide dopo essere stato a casa dei miei che non abitavano già più lì…”

“ma tu eri già sposata con nonno Aurelio. Ti sei sposata qui a Napoli ad Aprile di quell’anno, se ricordo bene e se mi hai detto la verità…” la interruppe Teresa, piangendo.

“perché piangi adesso, ragazzina? Non sei tu che mi hai chiesto di dirti la verità?…vedi io non piango, sono serena…”

Stella asciugò le lacrime della nipote con il fazzoletto che teneva sempre sul comodino. Poi la abbracciò, stringendola a sé forte.

affresca“un giorno, credo fosse Natale del ’37, successe che…sai, una mia amica era fidanzata con un capitano che era stato a Mascali con il nostro tenente. Mi sembrò un segno del destino. Ho avuto un momento di debolezza. Gli chiesi di Ruggero, si chiamava così….”

“perché dici – chiamava- non è molto più grande di te, forse….nonna…forse…” gli occhi di Teresa si illuminarono. Stella sospirò. Profondamente.

“Ruggero fu arruolato nel dicembre del ’35 per andare a combattere in Etiopia. Il 15 Aprile del ’36, vicino Adis Abeba, si offrì per guidare un gruppo di volontari che cercavano di liberare dei militari catturati il giorno prima. Erano ventinove. Quasi tutti quei soldati sono tornati a casa. Riuscirono nell’obiettivo di liberarli ma, al ritorno, un carro rimase indietro e lui si fermò ad aspettare i suoi soldati che erano là sopra e per proteggere il ritorno degli altri. Erano in pochi, perché nel frattempo si erano organizzati in forze. E’ morto da eroe, per salvare gli altri, Teresa mia. Quando il capitano Valenti mi raccontò quello che era accaduto…bè, si , li sì ho pianto…anche se lui mi continuava a parlare della Medaglia d’Oro al valore Militare e del suo nobile gesto.”

Teresa a quel punto non aveva più voglia e coraggio per chiedere altro alla nonna. Stette in silenzio, solo le strinse le mani fredde.

“Teresa, sai oggi mi ha telefonato da Mascali la mia amica Maria. Siamo cresciute insieme da quando ho un ricordo della mia vita fino a quando sono venuta a Napoli, lei c’era sempre. E ogni volta che sono tornata in Sicilia in tutti questi anni era sempre una festa ritrovarci. Mi ha dato una bellissima notizia. I lavori di scoperta e restauro della Nunziatella vanno avanti bene. Hanno rifatto il tetto e hanno anche visto che è molto più grande di quella che ho sempre conosciuto io. E anche all’interno stanno scoprendo dei veri tesori. Questo per me è stato un regalo bellissimo! Spero di avere le forze per andarci presto, voglio vedere quanto è meravigliosa la “mia” Nunziatella!”

l'osteria del sogno antico copertina

Giancarlo Stefanelli

Nasce a Rivalta Bormida nel mese di aprile del 1944.

Giovanissimo inizia il suo cammino nell’officina meccanica del padre, il quale lo forma come tecnico capace di riparare qualsiasi strumento meccanico, dagli orologi, alle biciclette, passando per le macchine per cucire, nonché motocicli e automobili. Con gli anni, diventa titolare di alcuni brevetti nel settore macchine per l’industria del tessile-abbigliamento.

Raggiunta l’età pensionistica, si dedica alla sua antica passione: l’Arte Pittorica, dalla quale riceve grandi apprezzamenti e soddisfazioni.

Dicono di lui

Osservando un dipinto di questo talentuoso pittore piemontese ciò che emerge in modo molto forte è l’amore per i colori della vita, quelle tonalità intense di cui veste la natura che ritrae mostrando una chiara ispirazione impressionista sia per la predilezione dei luoghi all’aria aperta, “en plein air” appunto, sia per i tocchi minuziosi del pennello con i quali rende l’insieme della realtà, del quadro finito. Non solo: la luce è altro elemento fondamentale e caratteristico di Stefanelli, una luce che scalda, che ravviva le immagini, si fonde con la natura e accarezza dolcemente le figure umane, quelle che raramente divengono protagoniste a discapito dei paesaggi nei quali vengono ritratte, semmai complementi di un qualcosa di più grande, un messaggio universale di sinergia tra uomo e natura imprescindibili e indivisibili l’una dall’altra.
I suoi luoghi raccontano di ricordi, di sensazioni, di emozionanti scorci tanto quanto era emozionato lo sguardo dell’artista mentre imprimeva per sempre quei momenti sulla tela; raccontano di amore per il bello e per i sentimenti più profondi, quelli che possono essere suscitati da un momento di relax o dall’ammirare due alberi che sembrano anime gemelle, da una pianta che simboleggia la vita o da una storia lunga una vita.
L’attenzione al dettaglio diventa fondamentale per descrivere ciò che vede, la fedeltà ai colori originali diviene imprescindibile dalla luminosità che ne esalta luci e ombre, fermando le immagini come in una fotografia artistica dove tutto sembra restare legato all’istante dello scatto, senza un prima né un dopo, solo l’attimo rubato ed eterno che non sarà mai uguale al precedente o al successivo. Il fermo immagine non si limita solo ai personaggi o alle case ma anche alle onde, alle foglie, alla brezza, alle acque di un laghetto, tutto immortalato dallo sguardo ammirato e rapito dell’artista.
Avviene tardi per Stefanelli l’incontro con il cammino artistico, dopo un passato da inventore in un campo completamente diverso, più tecnico ma che già lasciava intendere la sua predisposizione alla creatività che sfocia poi nella pittura. La sua ispirazione incessabile e il suo desiderio di continuare a scoprirsi e sperimentare, lo inducono a unirsi a molte associazioni artistico-culturali e a partecipare a numerose collettive grazie alle quali viene notato da collezionisti sia italiani che internazionali.

Alcune sue opere sono entrate a fare parte di prestigiose collezioni private, altre sono esposte in circoli privati.

 Marta Lock

Critico D’Arte

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Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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