La civiltà contadina nella pittura di Santo Marino

SANTO MARINO E LA POETICA DELL’ IMPEGNO
di Salvo Garufi.

La sofferenza e la lotta
Il cantore gentile della cultura contadina.

Quando Santo Marino (nato nel 1924) lasciò la natia Militello per frequentare il liceo artistico di Palermo, dove si diplomò nel 1947, nell’arte e nella cultura italiana ferveva l’impegno politico. Al Nord negli ultimi due anni di guerra c’era stata la lotta partigiana ed al Sud l’immediato dopoguerra era agitato dalle rivendicazioni contadine. Il cinema e la letteratura rispecchiavano tutto ciò con la grande stagione del neorealismo. Visconti, Rossellini, De Sica, De Santis sullo schermo e nella scrittura Quasimodo, Fenoglio, Pavese e Vittorini condividevano e realizzavano i propositi della lettera-testamento di Giaime Pintor, scritta poco prima di cadere da antifascista:
“Ad un certo momento” vi si leggeva, “gli intellettuali devono essere capaci di trasferire la loro esperienza sul terreno dell’utilità comune, ciascuno deve sapere prendere il suo posto in una organizzazione di combattimento… Musicisti e scrittori, dobbiamo rinunciare ai nostri privilegi per contribuire alla liberazione di tutti”(1).
Nella figurazione Renato Guttuso ed i suoi sodali di Corrente avevano intrapreso un percorso parallelo. Lasciati i narcisistici e solipsisistici contorcimenti di molta avanguardia, , essi volevano porre l’evidenza dei drammi collettivi. Come nel Quasimodo della “poesia corale”, il pronome “io” era stato sostituito dal ben più generoso e più severo “noi”.
La visione non edulcorata della realtà pretendeva, però, il superamento della rappresentazione meramente pellicolare. Così, una prestigiosa schiera di artisti (Guttuso in testa; ma pure Levi, Migneco, Treccani e tanti altri), oltre a riproporre il figurativismo, riecheggiarono l’espressionismo tedesco, che con la sapiente alterazione delle linee e dei colori aveva dato l’esempio di una tecnica da cui risulta esplicita la posizione politica. Si pensi al repellente Generale di George Gorsz, oggi alla Gallerie Claude Bernard di Parigi (e si faccia il paragone coi Generali dipinti da Santo Marino per una sua mostra tenutasi a Militello nei primi anni Settanta); oppure al lancinante patetismo di Trincea nelle Fiandre di Otto Dix, conservata nel Preussischer Staatliche Museum di Berlino.
Era, quindi, naturale che Santo Marino, meridionale e figlio di contadino, concepisse l’arte come un’arma di lotta e di riscatto, accostandosi fin dagli esordi ai moduli tecnici dell’espressionismo mediterraneo.
“Il problema” disse in un’intervista del 1987, ma avrebbe potuto dirlo anche quarant’anni prima, “per me come per ogni altro artista, è solo quello di conoscere; e certo conoscere è trasformare.”
Fu questo il presupposto per cui l’attività espositiva finì spesso per coincidere con la militanza politica. Anche nei riscontri in termini di successo e di esposizioni ufficiali.
Nel 1959, infatti, Marino fu a Vienna per partecipare alla mostra internazionale “Giovane Pittura Italiana”. Nel 1964, su invito del governo della Germania comunista, tenne una personale di sessanta disegni a Berlino e nello stesso anno espose a Dresda. Nel 1965 tornò in Germania per partecipare all’”Intergrafik 65” di Berlino ed alla mostra internazionale di grafica di Leipzg. Nelle numerose mostre italiane ed estere che tenne potè, inoltre, contare, sui contributi critici di molti intellettuali cari alla Sinistra, quali Leonardo Sciascia, Santo Calì, Giuseppe Bonaviri, Gabriele Mucchi, Franco Solmi, Mario Lepore e David Alfaro Siquerios.
Bisogna dire, però, che egli (forse proprio per queste frequentazioni) si allontanò raramente dai personaggi, dalle case e dalla campagna della sua piccola Militello.
“Anche quando dipingo una mosca” affermò, “voglio che sia una mosca militellese.”
Volle, perciò, proporre una sicilianità non banale, nel senso che il suo concetto di appartenenza alla terra d’origine era molto vicino alla sicilitudine definita da Leonardo Sciascia (che, a sua volta, l’aveva mutuato dalla francese “negritude”, parola con la quale Jean Paul Sartre, parlando dei poeti africani, indicava un’idea più profonda del “colore locale”, ch’era la loro particolare predisposizione d’animo; o, meglio ancora, il loro particolare modo d’interpretare il mondo).
L’itinerario artistico di Santo Marino, quindi, cominciò con certe figure di contadini, che (superando la rabbia del Guttuso più propagandistico) volevano trasmettere soprattutto un’idea di gravità, di virilità e di umanità capace di dominare sulla sofferenza.
Con gli occhi, soprattutto. Negli sguardi di questi uomini leggiamo lo sbigottimento ed il sogno. Guardano e sono guardati pensando che l’ingiustizia può essere battuta mostrandone le vittime. C’è in ciò un ottimismo storico di fondo, perché conseguentemente il progresso vien visto come uno svolgersi ineluttabile, al di là di tutte le momentanee contraddizioni. Si potrebbe quasi dire che l’ottimismo di Marino, per sua stessa ammissione, fu un ottimismo cristiano.
Anche se il precedente a lui più congeniale fu il pessimista Giovanni Verga, come venne giustamente messo in evidenza da Leonardo Sciascia (2). Qui aggiungerò che il nesso fra i due si coglie pure nel titanismo dei personaggi rappresentati. Il disegno fortemente inciso e le cromie sature, infatti, comunicano l’energia di una volontà forte, come se l’antica fame del Sud, finalmente, avesse generato i suoi eroi. E proprio perché si tratta di eroi, questi “giganti siciliani” sono molto meno “guttusiani” di quanto di solito non si pensi. Essi sono dei solitari. Non si confondono mai nella massa, seppur rivoluzionaria.
Anche quando dipinse la natura, Marino in qualche modo alfiereggiò. Si guardi, per capirlo, il catalogo delle opere esposte nelle mostre Antologia del mare e Omaggio a David Alfaro Siquerios, tenutesi ambedue negli anni settanta, presso la galleria “Cavallotto” di Catania. Con sintesi audaci, che non disdegnarono di risolversi in volute astratte ed eleganti, egli tentò di cogliere l’anima individualista dei paesaggi, il loro primo palpito e la vita.
Il suo vitalismo non gli impedì, d’altra parte, momenti teneri quando dipinse i bambini, o gli innamorati, od il candido vibrare delle ali di una colomba. E probabilmente in questi va cercata la continuità stilistica con le opere dipinte dopo la crisi ideologica, culminata, sempre negli anni settanta e sempre presso la “Cavallotto”, nella mostra L’uomo, la natura, la violenza.
Negli ultimi anni, così, i suoi paesaggi acquistarono un’intensità cromatica, da cui traspariva un “furor elegantis iudicii” sempre più accentuato. Il mare, gli ulivi, i fichidindia, i limoni, le spighe di grano, le fughe di tegole sui tetti, gli umili arredi delle dimore contadine, le balaustrate di ferro battuto e tutta l’inesauribile ricchezza di figurazioni siciliane furono portati in una dimensione magica, forse per gli echi che in lui lasciò la lettura di Cien anos de soledad di Gabriel Garcìa Màrquez.
Le opere di questo periodo (anni ottanta), pur di prodigiosa esuberanza, denunciano un mestiere ormai acquisito, mantenendosi sempre alto il loro effetto d’impatto, anche quando l’ispirazione risultò stanca.
Mori nel 1991, travolto da un treno, mentre attraversava distratto un passaggio a livello incustodito, forse perduto ad inseguire le immagini del suo prossimo dipinto, andando nella sua casa di campagna (figg. 30 a seguire).

Note

(1) In Giuliano Manacorda, Storia della letteratura italiana contemporanea (1940-1965), Roma, Editori Riuniti, 1974, pp. 3-4;
(2) cfr. Leonardo Sciascia, Santo Marino, Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 1963.

L'arte del Sogno Antico

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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