La magia della campagna siciliana (racconto di Salvo Garufi – dipinti di Filadelfo Libertini)

VI

La campagna incantata

racconto di Salvo Garufi
dipinti di Filadelfo Libertini

 

Per Mariano il latino aveva a che fare con la messa e basta.

IV

Era una lingua di magia, il latino, nera come la tonaca dei preti. Ne aveva un po’ paura, per dir la verità. Perciò, non ci andava mai, in chiesa. Stancava i piedi in campagna e in piazza, o stava dentro la sua casa ingrottata, come ce ne sono tante a San Pietro, appesa sopra la strada che va alla chiesa.

Ad un tiro di pietra più sotto, dopo una scala sciddicusa per motivo dell’erba del vento, capre, vacche, galline, porci e altri animali alla campìa, lo chiamavano e gli tenevano compagnia. Perciò questo cristiano senza soldi, che manco un lazzu pi ffucarisi si poteva accattare, non ci pensò mai, né a fare la rivoluzione, né ad assicutare carriere et similia stronzate.

si 6Come San Francesco, Mariano faceva u dumanneri e come San Francesco si sentiva un uomo ricco e contento. Col lustro o con lo scuro, sotto il sole o dentro il malotempo, aveva a disposizione tutte le comodità: col caldo, beveva l’acqua santa del fiume Oscina e per ripararsi dalla pioggia… più stanze del Re aveva a disposizione! C’era la sua grotta e le altre cento della contrada Santa Barbara.

Non a caso in paese tutti u sapivunu a sentiri Coricuntentu. Veramente, in Sicilia così chiamano gli scemi. Chiarisco: nei paesi arretrati ci tengono tutti ad essere seri, cioè dei tromboni senza senso dell’umorismo, tranne quando si esercitano soperchierie sui più deboli. Se, ancora, ci mettiamo il fatto che la persona seria è pure rispettata, lo capite il nesso tra mafioso e uomo di rispetto?

XID’altro canto, all’occhio sociale, che motivo di allegria c’era per Mariano? Né soldi, né donne, né sorrisi facevano bella la sua vita. Se passava dalla piazza, trovava sempre qualche sperto che gli sputava addosso, o gli faceva urlare le parolacce, o lo prendeva a pugni e vedeva quanto si faceva brutto… così, per gioco, perché gli andava giusta, o perché gli andava storta. Eppoi, non aveva né padre né madre. Pareva nato già bello e cresciuto, come Venere dalla conchiglia… FFin dal primo giorno, egli era nato così: Mariano Coricuntentu, o Marianu Piscia ’nchianu, o Mmerd‘e rutta!

XIIIPer fortuna, però, i suoi amici non stavano in mezzo agli uomini. Stavano altrove. A loro l’odore forte di Mariano piaceva, dato che con gli odori c’erano proprio impastati. Erano le bestie, i suoi amici, ed alle bestie gli odori servono.

V“Cu ni vola beni e cu ni vola mali… per noi sono odori, soprattutto” gli disse una volta Martino a piula, che era un po’ il paciere in tutta la campagna fino alla Nicchiara. “E l’odore buono è solo quello di chi ci porta il pane e non tira pietre a capriccio.”

La sua storia, perciò, era meglio farla scrivere a Martino e amici, che non sanno né leggere né scrivere… ma erano i soli a volergli bene.

“Se, invece, la leggeranno gli uomini” si lamentò un giorno con  Ciccu u cunigghiu, forse nell’unica sera che non scappava, “puoi scommetterci che nuddu ci crida. Eppure, sono convinto lo stesso che è giusto lasciare un resoconto. Guai a perdiri a memoria!”

“Ma cu ti pubblica? Si’ fora giro…” rispose Ciccu u cunigghiu, che sempre un coniglio era, cioè pessimista e prudente.

“Io scrivo! Unni e comu pozzu… nta petra, nto lignu, nte sacchi do pani di Pippinu u furnaru… Pi nchiostru basta u fangu e l’acqua lurda. Si qualcunu leggi, appostu! Sannunca…sennò…  vaffanculo!”

XIISi ripropose di mettere il suo racconto sotto la grossa pietra che usava come tavolo e sperò di morire a Natale, perché, il suo, gli sembrò un bel racconto di Natale.

Parrannu cu sincerità, tutta sta smania letteraria veniva dal fatto che, sutta sutta, iddu… Mariano… lo sapeva di essere un artista numero uno: sapeva fischiare da maestro. Non era scemo, come tutti dicevano. Anzi, Mariano era il più grande suonatore vivente di novene.

A San Pietro ridevano di questa sua convinzione, e, se si esibiva, lo faceva fra schiamazzi e pernacchie. Nessuno, però, sospettava che, quando se ne stava a fischiare in campagna, gli animali si davano la voce e correvano da tutte le parti a sentirlo. Anche se l’acqua cascava dal cielo, ca pariva svacantarisi a vacila di Dio Padre, le bestie venivano.

Venivano macari a luglio, nel cuore della siesta, quando gli uomini dormono a mollo del loro stesso sudore. Venivano persino nelle freddose sere di febbraio, quannu nun dispiaci starisinni accucciati sutta i coperti, comu i picciriddi dintra a panza della mamma.

XOgni volta, appena Mariano accominciava a fischiare, uno dopo l’altro, spuntavano tutti: lucertole, zazzamite, jàmmiri, scursuna, zanzare, furmìculi, curbacchi, carcarazzi, farfalle, palummi… e l’elenco potrebbe continuare.

Nell’ambiente, insomma, aveva molti fan e, se avessero potuto parlare, l’avrebbero per davvero raccontata iddi, gli animali, la storia da non crederci che successe nella campagna incantata.

La meraviglia principiò quando un usignolo volle misurarsi le forze con lui. Davanti al dipinto del viso del Cristo, nella Grotta dello Spirito Santo, vicino alla chiesa di Santa Maria la Vetere, Mariano stava fischiando la sua novena, quando l’aceddu disturbò facendo il ridicolo sopra il ramo di un albero, insieme a tre vicarìe di figli. Poi, sopra alcune note lente e sentimentali, si mise a fare il rummolo, la giostra, disegnando nell’aria alcune volteggiate di quelle che scippunu l’applauso.

IX“Non c’è mali!” gorgheggiò l’usignolo, quando la melodia finì. “All’ultimo all’ultimo, sempre un uomo sei… Entro certi limiti, però, puoi dire che te la cavi.”

“Non mi piace questo modo che hai di parlare degli uomini” rispose Mariano. “E, soprattutto, non mi piace che tu lo faccia davanti a Gesù, che è sì vero Dio, ma pure vero uomo è… Eppoi, te la dico tutta: non ci sono limiti per me!”

“Cala, cala, Trinchetto!” canticchiò l’usignolo. Poi, serio: “Siamo gli usignoli i musicisti dell’universo.”

“Io dico di no. Ma, se vuoi, qui, davanti a noi, ci sta Gesù in persona. Facciamo giudicare a lui.”

“Io amo tutti e non giudico nessuno” disse Gesù, sorridendo e ricordandosi di Ponzio Pilato. “Almeno su queste faccenduole di bravura… lascio la decisione alle creature.”

VIINel posto vennero in tanti ad offrirsi come giurati, tutte bestie che di musica ne capivano. Per presiedere la giuria, cascò proprio a fagiolo l’arrivo di Martino a piula, che probabilmente sarebbe stato anche un miglior signore di San Pietro, vista la prepotente inefficienza dell’attuale.

Così, in quattro e quattr’otto, tutti si misero d’accordo sulle regole e la gara partì.

Cominciò l’usignolo. Trillò in Fa minore con ritmo veloce e si lanciò a ballare come un tarantolato sui rami e sui fili della luce. Molti presero a battere allegramente il tempo e pure a Mariano venne voglia di muoversi.

Era uno spettacolo vedere quel soldo di cacio piccolo piccolo, mentre svirgolettava in aria secondo la musica. Faceva la trottola e poi veniva giù a volo d’angelo, fino a sfiorare la terra; si impennava in verticale, si avvitava come un cavatappi e chiudeva un cerchio lanciandosi di spalle.

XIVFu capace di cose incredibili, senza che ne risentisse la pulizia di una sola nota. Perciò, quando finì, applaudirono tutti, Mariano compreso.

Quando poi toccò all’uomo, la musica, in tutti i sensi, cambiò e si fece seria. Davvero, Mariano chiamò il cielo e la terra a dargli una mano! Il vento faceva frusciare i rami e dava ritmiche staffilate nei passaggi stretti. Per qualche motivo, nella vicina scarpata ci fu una frana e le pietre rotolarono sotto, che parve una scaricata di tamburi. Fu il preludio. Dopodiché, il suo fischio si alzò pulito, modulato, senza un rantolo, senza una pausa in controtempo.

Era come il raccontare di mio nonno. Venne una donna che cercava il suo perduto amore e poi una ragazza che usava la bellezza come un’arma, peggio di quelle che sparano. Parlò pure dei dispiaceri di una madre che ha il figlio in guerra, lontano, sicuramente in pericolo e che forse sta morendo proprio mentre soltanto lei lo pensa.

XVCantò, insomma, la vita e la paura, i sentimenti che non sono di esclusiva proprietà degli uomini. Le bestie lo capirono e si sentirono capite. Perciò, quando smise non applaudì nessuno. Nel silenzio durava ancora l’eco della musica e non c’era chi volesse rompere l’incanto.

Alla fine, ci pensò Gesù a parlare:

“Nessuno ha vinto, perché una vera bellezza vive di luce propria e non si mette in gara con le altre bellezze. Ma, debbo ammettere che tu, Mariano, se resti un uomo, sei davvero sprecato!”

Subito l’usignolo si tolse le ali.

“Prendile!” disse a Mariano, porgendogliele. “Tanto, sono sicuro che a me Gesù le farà ricrescere.”

XVICosì, Mariano divenne l’unico uomo che poté volare per meriti artistici.

Non era davvero un onore da poco. Faceva nulla se in paese non l’immaginarono neppure. Faceva nulla se continuarono a sfotterlo, anche perché jn piena estate portava un lungo e lercio cappotto per nascondere le ali.

Infatti, il giorno che lo trovarono morto, strangolato da qualche teppistello in cerca di spiccioli, a nessuno venne in testa che tutte le notti lui ed i suoi fratelli alati se ne stavano a cantare nel cielo sopra San Pietro.

XXX

III

XVIII

Filadelfo Libertini, Salvo Garufi , ,

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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Un commento su “La magia della campagna siciliana (racconto di Salvo Garufi – dipinti di Filadelfo Libertini)

  1. Albion il said:

    La storia di Mariano è fonte di felicità individuale : anche se spesso si vive delle felicità condivise con il prossimo .
    E’ fonte di sogno : la nostra seconda vita parallela.
    E’ fonte di una energia (o spiritualità) per chi crede in una vita fuori dagli schemi, ma condotta in purezza d’animo. Questa vita con una luce che rimane sempre accesa comunque siano le vicende della nostra vita.
    Una luce che puo’ chiamarsi : Dio, Energia, Sogno…

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