La neve delle Langhe

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Dal Diario do Prufissuri

di Salvo Garufi

A me queste vacanze al mare sembrano un niente. Al più, mi portano a un triste pensare. C’è troppa ciccia unta e tremolante, oscenamente in luce. Sotto gli ombrelloni, la sabbia è marrone, opaca e solcata da ignobili rughe. Lungo la riva si sentono gli elicotteri, a coprire la voce del mare. Ho quasi il sospetto di trovarmi in un lager ben organizzato. La morte è come il trucco: c’è, ma non si vede. Il fumo delle nostre anime gasate non sale verso il sole e non corre dentro il vento. S’impiglia in qualche ricciolo sporco, nei corpi senza mistero. Diventa un raro guizzo in un mare liscio come l’olio. Mentre la madama con la falce miete il suo grano, noi guardiamo culi e tette in costume da bagno.

Ho sempre pensato che la Moira (vabbe’… la morte!) sia l’unica dea trionfante. Può persino permettersi il lusso di star serena mentre attende. L’eternità è sicura, se parliamo di lei. Da ragazzo, figuratevi, m’incantava la lettura del Foscolo. Nella noia del collegio, una sera mi capitò di scrivere in margine ai noti versi di Quasimodo. Avevo sedici anni:

Or, ch’è subito sera,

c’è la morte e non c’è nessun mistero.

Mi aspettava, sicura del mio sì,

sapendo la mia strada e sorridendo.

Quel serpente mi resta nelle viscere. Si contorce ed inietta veleno. Mi parrebbe impazienza, se sapessi cosa voglio. Forse sono gli astratti furori del Vittorini di Conversazione in Sicilia. Provo a distrarmi, pensando alle montagne valdostane di quando ero a Ivrea. Anzi, no! Meglio i picchi del Trentino, dove ero stato l’anno prima. In Trentino la neve può diventare dura e luminosa come il vetro. In un lontano giorno del settantaquattro ho visto barbagli di perla sulle pareti verticali, che si elevavano incombenti. Dal trenino che mi portava a Malè, nel cuore della Val di Sole, potevo intravedere il cielo soltanto di scorcio. Stava lassù, molto in alto, oltre le cime, e nel suo colore c’erano riflessi d’argento.

Accendo l’ennesima sigaretta, sapendo già che il solo effetto sarà un aumento del mal di testa. Davanti a me un bagnante va scuotendo un piccolo canotto, di quelli della Standa. Duri granelli di sabbia mi arrivano alle narici e agli occhi. Lo guardo bieco, ma questi non mostra neppure di accorgersene. Allora mi dico che, le mie, sono reazioni e riflessioni banali; di quelle, appunto, che si possono avere nell’ozio di una spiaggia. Ma, provateci voi, gentilmente, a trovare l’originalità nel succedersi millenario delle vite e delle morti.

Guardo Lucia che guazza a riva. La vedo meno bella del solito. I fianchi sono larghi, molli. I neri e lunghi capelli – anche se riflettono stille di luce – le si sono appiccicati in testa e gliela rendono sproporzionatamente piccola. Pare un grande uccello, coi suoi movimenti goffi. La sua forza animale si addensa nel peso del seno e del sedere. Soltanto le gambe hanno la liscia bellezza di una colonna corinzia.

“Vieni in acqua!” mi grida, vedendosi osservata.

“No” rispondo.

Chiudo gli occhi con la faccia al sole e rivedo il viso di mia madre. Avevo quattro/cinque anni, stavo col gonnellino lungo e sporco delle gustose pappine di nonna Michela – pane bollito nel sugo dell’estratto di pomodoro -, dal comodino saltavo sul gran letto matrimoniale. Mia madre vi campeggiava enorme e lo racchiudeva tutto.

Poi, ecco venirmi in mente un’altra età, anch’essa lontana. Seduto sui gradini di una casa, scrutavo sotto le vesti di una bambina. Stavo senza un briciolo di coraggio e senza dire granché, mentre intravedevo come un solco su una pagnottella. Eppure, poco dopo illustravo a una compagnia di adulti burloni la cosa che hanno le donne, facendone persino un disegnino barocco. Ah, se tanta fantasia fosse durata!

Invece, a sedici anni me la passai bene, tutto sommato. C’erano le feste mattutine con le quali dalle mie parti si celebrò il Sessantotto. Cinque giorni su dieci, si marinava in massa la scuola e si andava a ballare. Allora Franca era larga e matronale. Portava i capelli corti,  a caschetto. Sembravano fili di seta nera. Ed anche gli occhi erano neri, secondo i canoni di un’ immaginazione araba, col taglio stretto ed obliquo. Aveva immolato la sua verginità in una precedente, tempestosa relazione – con chi? Non riesco più a ricordarne il nome -.

Prima, fra noi, ci fu platonica amicizia e poi libero amore. Libero pure di bere. Dura da allora la mia nausea per il martini, per via di una solenne sbronza.

Quando mi lasciai cadere come un sacco sul letto, la stanza ronzava forte e irregolare. Prese un volo faticoso, la stanza, e le pareti vibravano. Vomitare fu un grande, ma momentaneo, sollievo. Due anni fa l’ho rivista, la dolce Franca. A Torino, stampata sul cartellone di un cinema a luci rosse. Il suo nome campeggiava a lettere cubitali. Volgare come gli anelli dei malavitosi. Un’accusa, mi parve.

Anche la signora coi capelli ricci, il seno rotondo ed il cantilenante accento catanese aveva una risata volgare. Al ricordo ne provo quasi eccitazione. Rideva e mi tastava il pene di undicenne, che non riusciva a diventare duro.

“Torna in bagno, vah!” mi disse. “E concentrati meglio. Non ci fai niente ad una donna con ’stu cosino!”

La vita ha molte sconfitte, ma sono le prime quelle che ti restano impresse.

Poi, ecco la ragazza di Scordia, coi capelli rossi e le labbra tanto prominenti che ne scorgevo la punta, da dietro, ad un quarto di profilo. Il suo orecchio, infuocato da un boccolo d’oro, era diafano, vicino alla guancia. Avevo tredici anni. Stavamo in piedi su un autobus stracarico. Sentivo le vampate del suo corpo, mentre lo sguardo restava inchiavardato alle linee confuse del paesaggio che scorreva nel finestrino…

Vaneggiamenti, preistoria. Da cui mi riscuoto per lo scoppiare del pianto di un bambino. Una signora con una mongolfiera nella pancia, i capelli ossigenati e due pendenti che a tratti si adagiano sulle spalle grasse prende il pupo e se lo tira accanto. Lucia è uscita dall’acqua e si è stesa davanti a me. Sta immobile.

“Eh, mia cara, se sapesse!” ciàcola la bionda Giunone. Non mi ero accorto che tra quelle due era scoppiata l’amicizia. “Sono vedova da tre anni e non sto qui a dirle i sacrifici dei primi tempi… E quanto mangia, questa mia creatura!”

Lucia ha un impercettibile movimento. Annuisce così.

“Lo saprete presto, quanto mangiano i figli!” continua la Giunone, guardando me. Sorrido per dichiararmi d’accordo. “Siete sposati da molto?”

“Dieci mesi” dice Lucia.

“State bene insieme!”

Ripeto il sorriso. Le donne ricominciano a tantaferare e a confidarsi, per cui ho davanti il quadro che mi aveva predetto Annalisa, l’amica del Piemonte.

Era al volante, ubriaca, due anni fa. Le stavo accanto, con gli occhi persi nell’indistinto grigio dell’asfalto e della nebbia, tra Racconigi e Carmagnola.

“Non è la donna per te…” ripeté per la dodicesima volta. La sua voce arrivava flebile, le parole si capivano a fatica. Probabilmente si sforzava di apparire calma, raziocinante. “Per te ci vuol ben altro!”

“Guida piano” dissi. “O basterà il becchino.”

Allora, lei frenò bruscamente. Con la strada insaponata di nevischio la macchina divenne incontrollabile. Si mise di traverso, andò a sbattere violentemente contro il paracarri e sconfinò nei campi. Un faro ne restò accecato. Pochi secondi in tutto, ma li vissi al rallentatore, pensando che sarei morto e stupendomi della mia indifferenza a quel pensiero.

“Lucrezio!” la sentii gridare.

Si affrettò a spegnere il quadro-comandi e mi guardò.

“Ti sei fatto male?” chiese, accarezzandomi la nuca. Ecco, ci sono momenti in cui le carezze hanno grandiosi significati. E’ un peccato inflazionarle.

“No” dissi. “E tu?”

Eravamo finiti su un terreno coltivato a mais. Al di là dei finestrini, la neve scendeva sfarfalleggiando. Aveva una sua allegria. Si sentiva lo sciacquare di un fiume. Ce ne sono tanti, in Piemonte.

“Baciami” disse Annalisa.

Aveva i capelli castani, inanellati dalla permanente. Gli occhi marrone, dilatati dall’alcol e dalla disperazione.

“Baciami” ripeté, urlando.

Prese a percorrermi il collo con le labbra. Lentamente. Poi mi aprì la lampo del giubbotto, mi alzò il maglione, mi sbottonò la camicia e mi prese un capezzolo fra i denti, dolcemente. Io non avrei voluto farci all’amore. Anzi, quella sera le avevo detto che tornavo giù, da Lucia.

“Perché?” aveva chiesto, senza pudore nel mostrarsi sconfitta.

“Non è questa la vita, la vera vita” avevo risposto, con le mani vicino alla faccia, scuotendo la testa, quasi balbettando. “Con te è come starne fuori, neppure ai margini… Io voglio sentirmi dentro, invece.”

Avrei dovuto aggiungere che avevo bisogno di Dio. Dio è la comunità, Dio è la normalità. Esisti soltanto se gli altri si accorgono che esisti. E gli altri, per la mia condizione di emigrante, avevano concretezza soltanto se ci si riferiva alla Firenze degli Iblei, al mio paese. Lucia era la Firenze degli Iblei. Lucia era Dio.

In quel momento, però, in risposta ai baci, potei solo prenderle la testa con le mani e dirigerla verso la patta dei pantaloni. La neve era birichina, candida sulla notte nera. Vidi lo squarcio di un tuono, ma non seguì alcun rumore.

Soltanto dopo mi accorsi che, al posto della neve, era venuta una quieta pioggia che merlettava i vetri della macchina e addolciva il paesaggio. Strano cambiamento di scena.

Quanto tempo era passato? E quanto ne è passato da allora?

Salvo Garufi

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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