L’arte a Catania nel Primo Novecento

Nero dell’Etna

Felicatezza e forza
Un piccolo gioiello, oggi presente nel Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello.

di Salvo Garufi

Già negli anni Trenta a Catania la presenza artistica più intellettualmente vivace, la meno provinciale, quella di intelligenza più duttile ed aggiornata fu senza dubbio Mimì Maria Lazzaro (1905-1958). Martinetti lo definì “il più grande scultore che Sicilia abbia avuto.” Fu perlomeno lo scultore – ed il pittore – più irrequieto (insieme ai letterati G. Manzella Frontini, Giacomo Etna e Vitaliano Brancati), poiché per una peculiarità etnea, col futurismo espresse:
“Il desiderio di rigenerarsi dalla banalità volgare dell’Italietta umbertina attraverso una partecipazione attiva alla vita culturale e artistica del paese.”(1)
Dismessi gli iniziali furori futuristi, Lazzaro men che ventenne tenne un attivo dialogo col nucleo costitutivo della scuola romana, soprattutto con Mario Mafai e Gino Bonichi (detto Scipione). Così, nel 1929:
“Veniva nominato dal vertice romano del sindacato fascista di Belle Arti fiduciario del sindacato per la Sicilia orientale; mentre per la Sicilia occidentale era stato scelto Pippo Rizzo, amico della Sarfatti e attivo organizzatore, anche lui passato dal futurismo al Novecento.”(2)
Tutto ciò ci dà l’idea di un certo dinamismo interno al fascismo, trovandosi in esso inglobati anche

movimenti tra loro molto diversi. Riguardo a Rizzo e a Lazzaro, per esempio, salta subito agli occhi l’arcaismo statuario del primo (secondo i canoni di Novecento) ed il surriscaldamento cromatico del secondo (secondo i canoni della Scuola Romana).

Comunque, la carica offrì a Lazzaro:
“La possibilità di ordinare mostre provinciali e regionali, spesso in accordo col segretario di Palermo, di presiedere commissioni giudicatrici, di ottenere o procurare ad altri pubbliche commesse, di partecipare alle grandi rassegne nazionali. Nacquero allora, nel corso degli anni Trenta, le statue in pietra del giardino Bellini di Catania, gli altorilievi bronzei del monumento al cardinale Dusmet, le teste di atleti in cemento nello stadio di Siracusa, la grande statua per la casa degli italiani a Parigi, l’altorilievo commemorativo de I Malavoglia ad Acitrezza, etc.”(3)
Al di là degli incarichi ufficiali, però, nella scultura e nella pittura di Lazzaro si espresse l’unicità di una personalità irrequieta, che indulgeva nei simboli (la statua L’adultera del ’35, attualmente nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, si racchiude nel gesto dell’anello nuziale sfilato dal dito), nelle temperature cromatiche estreme (I ciclopi del ’32 è tutto giocato su freddissimi azzurri, mentre Fornace dello stesso anno è un’escalation di gialli e rossi), nel cogliere l’istante che meglio esprime il movimento (Vergine che si desta del ’33, ora all’Ist. Stat. d’Arte di Palermo; Vergine tamburina del ’34, esposta alla XIX° Biennale di Venezia; Incantesimo e Colapesce ambedue del ’38).
Anche se non del tutto inquadrabili nello stesso contesto di Lazzaro, meritano, poi, attenzione Giovanni Alicò (1906-1957), autore di oneste e pulite stesure di colore; Antonio Barbera (1908-1934), disegnatore dal tratto lieve; Archimede Cirinnà (1908-?); Sebastiano Formica (1912-1932), calatino allievo di Corona, morto annegato nell’Arno, a cui fu dedicata una Retrospettiva nella IV mostra sindacale del ’33, autore apprezzabile soprattutto per i disegni, che hanno un forte addensarsi di scuri sapientemente distribuiti (egli, fra l’altro, qualche anno fa ha ispirato un bel racconto dello scrittore calatino Daniele Sortino); Rosario Frazzetto (1913-1980), la cui scultura con le sue forme piene ripropose la ricerca di modelli archetipici; Salvo Giordano (1909-?), scultore capace di cogliere il gesto come in un’istantanea e di trasmetterci una sensualità pacata, da interno familiare; Pippo Giuffrida (1912-1977); Gemma D’Amico (1906-1980); Gaetano Longo (1915-?); Carmelo Molino (1908-1984); Nino Nicolosi Scandurra (1913-1983); Ildebrando Patamia (1905-?); Francesco Ranno (1907-?); Eugenio Russo (1910-?); Francesco Schilirò (1913-1942), che veniva dalla pittura di carretti; Filippo Sgarlata (1901-1979), che ripropose modi scultorei del Quattrocento; Guglielmo Volpe (1910-?), autore del busto di Salvatore Majorana posto nel Municipio di Militello. Una particolare menzione merita, infine, Carmelo Mendola (1895-1976), autore di un perduto busto di Sebastiano Guzzone che era posto nel Giardini Pubblici di Militello (di recente, però, ho avuto notizia del Bozzetto in gesso di quest’opera, attualmente proprietà degli eredi Mendola). Scultore autodidatta, egli dagli iniziali “volumi chiusi e levigati” seppe arrivare:
“Agli slanci di svolgimenti articolati in ritmi di calcolata dinamica.”(4)
Biograficamente non lontanissimo da Comes e da Lazzaro, Elio Romano (n. 1909) a più giusto titolo va collocato nel dibattito culturale del secondo dopoguerra novecentesco, tematicamente e stilisticamente già vicino a Renato Guttuso e al militellese Santo Marino. Egli, infatti, tenne la prima personale nel 1947, al Circolo artistico di Catania(5).
Eppure, i suoi lavori del periodo fra le due guerre hanno un’ammirevole specificità, per la scrupolosa attenzione al colore come materia da costruire con impasti complessi e terragni, valorizzati dal disegno semplice, che ben s’accordano con la quotidianità dei soggetti. Non hanno dramma, ma neppure oleografia. Realizzano piuttosto il disgelarsi di una dolce bellezza, posseduta senza conoscerla, sempre guardata e mai vista.
Il neorealismo vero e proprio cominciò con Saro Mirabella (1914-1972), uno dei primi riferimenti di Santo Marino, che espresse un’accesa (e qualche volta scomposta) pietatem verso il mondo degli umili, per cui, quasi per un obbligo, operò la scelta espressionista.
Meno urlati appaiono i lavori di Sebastiano Milluzzo (n. 1915) e di Nunzio Sciavarrello (n. 1918). Essi(6) hanno posto nella poesia lo specifico della pittura: per i soggetti (i clown di Milluzzo, i pupi di Sciavarrello), per certo vibrare della linea sottile del disegno (Sciavarrello) e dei colori, spesso chiari e calibrati per dare il senso di una piena e serena eleganza (Sciavarrello e Milluzzo).
Qui ci si può fermare, volendo trascurare le figure di Emilio Greco e di Francesco Messina, i quali, date le dimensioni, più che artisti catanesi sono artisti italiani nati nel Catanese, per cui con essi sarebbe d’obbligo ripartire negli studi da zero.

Note

(1) Rita Verderame, Giacomo Etna nella cultura siciliana tra il Venti ed il Cinquanta, in AA. VV., Vincenzo Musco(Giacomo Etna) – I pittori niscemesi contemporanei, Niscemi, Comune di Niscemi, 1986, p. 30;
(2) Franco Grasso, M. M. Lazzaro, supplemento al n. 5, anno III, di “Kalos”, Edizioni Ariete, Palermo, settembre-ottobre 1991, p. 13;
(3) Franco Grasso, ibidem;
(4) Giuseppe Consoli, Il Cellini dell’acqua, in “La Sicilia”, Catania, del 27/2/1986;
(5) Vedi Francesco Gallo, Elio Romano, Catania, Comune di Catania, 1983. Ed Elio Romano, a cura di Virgilio Inastasi, Milano, Mazzotta, 1986;
(6) Per Mirabella, Milluzzo e Sciavarrello sono stati utilmente consultati Sicilia arte 2, suppl. al n. 3 di “Cronache parlamentari siciliane”, aprile 1989. E Siciliana, a cura di Francesco Gallo, Milano, Mazzotta, 1986.

L'arte del Sogno Antico

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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