Le lotte di campanile e lo strano cristianesimo della “provincia addormentata” (come la chiamava lo scrittore Michele Prisco)

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logo A copialogo-museo-Guzzone-contornato-720x509Ricami fra le stelle

racconto di Salvo Garufi
cartoni preparatori di Giuseppe Barone, pittore della prima metà del Novecento (opere presenti nel Museo “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania)

 

barone cartone 1In verità, l’idea di scrivere dei racconti sulle feste patronali e le lotte politiche di Militello ce l’avevo in testa da tempo. Ma, mi decisi in una notte di dicembre, quando insegnavo a Cortemilia, provincia di Cuneo, parlando con un’amica della mia gioventù.

Volevo definire per lei la mia identità strapaesana, secondo gli insegnamenti degli scrittori delle Langhe – Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Nuto Revelli –, per me, a quei tempi, i maestri a cui guardare.

Non c’era – non c’è mai stata – antropologia nella mia testa, quindi. C’era soltanto letteratura, cioè ragione più sentimento, qualcosa di meglio della mera e pretenziosa ricerca scientifica dei cattedratici.

Letteratura a meno venti sotto zero, purtroppo. E non è un particolare da poco, perché, se lasci perdere la retorica e le frasi fatte, scopri che il cuore della Sicilia – ed, in particolare, dei paesi della Piana di Catania – lo puoi cogliere soltanto se parli dal freddo, cioè da lontano. Con questo, voglio dire che la Patria non indica la terra in cui si abita, ma è un modo di vivere d’accordo con sé stessi.

La migliore Sicilia è la proiezione mentale di chi ne sta lontano. E’ la Sicilia di Ibn Hamdis, il grande poeta siculo-arabo, la Sicilia di Verga e di Pirandello, la Sicilia che io stesso ho raccontato in Piemonte.

barone cartone 3Quella notte la neve era una spessa crosta, opaca come un muro. Di fronte a casa mia, il fiume Bormida, nero di acido fenico, pareva il corvo di Edgar Allan Poe, mentre gracchia nevermore alla natura.

Nella cucina, sotto la luce del neon, c’eravamo io e lei… la mia bionda, alta, irresistibilmente nordica, amica.

“Fra poco sarà Natale” le dissi. “Domenica ti porto a Ginevra. Mi piacciono i suoi alberi addobbati lungo le strade.”

“Parlami del tuo paese, invece.”

“Militello?… E’ famoso perché c’è nato Pippo Baudo!”

“Soltanto?”

“Anche altri… I Majorana per esempio… il cantastorie Franco Tringale…”

“No, non è di questi che voglio sapere, ma della gente comune…”

Nel dirlo prese un’aria sognante. Da quando stavamo insieme non s’era persa un film dove si sentiva l’accento siciliano. Ella conosceva tutte le smorfie mafiose di Giancarlo Giannini ed io avevo appena ventiquattro anni e una gran voglia di far colpo.

Fuori, il paesaggio mi dava bianco su bianco (tranne la striscia nera del Bormida). Lì il freddo era immobile comebarone cartone 4 la morte, non aveva il fragore dei nostri temporali. Era senz’anima e senza storia, quel freddo. Chissà perché, guardandolo, mi ricordava il nostro caldo, le nostre sieste, quando, madidi di sudore, ce ne stiamo chiusi nella cagnola – cioè, come i cani che si sdraiano a terra, stremati  -.

Ecco, cominciai a dire alla mia amica, l’anima di Militello dorme sotto il peso del torpore estivo, nella silente penombra di una stanza piena di sogni erotici. A Militello siamo tutti dei velleitari. Aspiriamo all’Assoluto ed, aspettandolo, non facciamo nulla.

Però, ci misuriamo in grande, convinti che siamo i più bravi e che gli altri non fanno altro che congiurare contro di noi, per invidia o per interesse. Il che, forse, è vero. Ma, congiurando tutti contro tutti, ognuno non fa altro che combattere – in fin dei conti, da solo – contro tutti. Per questo, in città ci si conosce soltanto attraverso lo scontro e la sconfitta ce la portiamo nel DNA.

Siamo tanti secoli manzoniani, i militellesi, l’un contro l’altro armati. E non lasciamo fuori né Terra né Cielo. Se Gesù scese in Terra a dividere i figli dai padri, noi siamo saliti in Paradiso ed abbiamo diviso il figlio dalla madre. Così, con la benevolenza dei Santi, come gli eroi omerici, il nostro pulviscolo di guerrieri – un po’ massoni da una parte, un po’ spacconi dall’altra – si affronta annualmente nella Grande Guerra che spacca in due il paese.

Più del calcio, infatti, più della politica, ci appassiona la gara dei festeggiamenti tra mariani e nicolesi. E i nicolesi, da noi, mia cara e bionda amica, non sono mica per San Nicolò. Una volta sì, ma ora hanno ingaggiato direttamente il capo, il Divinissimo Salvatore.

barone cartone 7Se, perciò, verrai qui, non troverai pii devoti, ma partigiani incazzosi, pronti a rompere un’amicizia – e, se necessario, anche una testa – per questioni di dottrina teologica.

Bisogna anche dire, però, che in questo molle tempo di edonismo piccolo-borghese non ci sono più i lager, i gulag  e le bombe atomiche di una volta. L’armamentario guerriero, oggi, ha lasciato il posto alle droghe, al totalitarismo del privato, alla perdita dei valori cristiani… a tutto ciò, insomma, che possa renderci degli imbecilli.

Perciò, ormai, la guerra è esclusivamente sotterranea, appiccicosa, tradimentosa. Ormai ci si batte prevalentemente barone cartone 5col gioco delle intelligence, con le amicizie partitiche, coi voti di scambio, con le spiate, con le calunnie, coi sabotaggi … il tutto per ottenere l’elemosina di un finanziamento, o almeno per godere del gusto perverso di farlo perdere all’avversario.

Resta, ovviamente, la parte più bella: la competizione, tutta concentrata sugli addobbi luminosi, sulle sguaiataggini sonore in piazza e, soprattutto, sui fuochi d’artificio!

La gara più affascinante è quest’ultima. A sentir parlare i capi delle due fazioni, par che ci voglia la cultura di Pico della Mirandola. Nei fuochi d’artificio l’egualitarismo è un non senso, su di essi si stabilisco gerarchie onnipotenti, anche se momentanee. Ecco perché io, che, come Luigi Tenco, non so far niente in un mondo che sa tutto, mi scoraggio di brutto, guardando i competenti fedeli col naso all’insù, mentre contano nel cielo ripetizioni, spaccate e napoletane.

Pare che anche le condizioni climatiche vadano messe in conto nel giudizio. Un rumore più o meno secco, rivelatore della qualità di una bomba, è oggetto di mille sottili discussioni, tali che farebbero impallidire i bizantini più pignoli. Tipi serissimi – di quelli che ridono soltanto quando si siedono a tavola o intascano soldi – saltano di gioia e battono le mani, come tifosi di calcio, o gli scimuniti nei comizi elettorali. Ogni botto è un goal ed un po’… anche una bella coltellata al cuore dei nemici!

Per questo, credo che sia sbagliato parlare di due Militello. Lo spirito di competizione è uno, in tutti i cittadini. Le bandiere sono diverse – bianco-rossa quella dei nicolesi, bianco-azzurra quella dei mariani -, ma il cuore è lo stesso. barone cartone 6Vincere oggi, aspettando di rivincere domani.

Bombe è mortaretti sono le armi ideali. Il loro rumore fragoroso e provvisorio è lo specchio del nostro impegno. E’ un grido labile, che per un istante copre ed illumina l’intero universo… e subito si spegne e ci fa rivedere il buio più buio. E’ un ricamo fra le stelle, come ogni opera dell’uomo, di questo schiavo della sua intelligenza e della sua paura della morte.

***

Qualche burla di lampo col fracasso breve

dei fuochi non scalfisce il buio notturno.

I più non moriranno certo eroi:

sciolto un grido strozzato

– questo sembrano i fuochi –

in cima ad un’esistenza senza dramma,

li troncherà la morte sul traguardo

 e tornerà il silenzio.

 

Amarti, forse. Sei grande e sulle spalle

tieni il peso del mondo!

La perfezione è nella vita. Cosa

importa il prima, il dopo?

barone cartone 9Quando finii di recitare i versi da me scritti in altra occasione – ma, che spacciai come ispiratimi sul momento dalla bionda amica -, andai alla finestra.

La neve scintillava sotto le luci della strada. Da dietro l’angolo vidi spuntare i fari di un’auto, che presto passò, lasciando due scie di sporco.

Mi volsi verso la mia speranza nell’immediato.

“Charmant!” ella mi disse, pronta a regalarmi un altro straordinario ricordo.barone cartone 10barone cartone 8

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La Casa del Sogno Antico, Museo Civico "Sebastiano Guzzone", Narrativa, Salvo Garufi , , ,

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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