Leggendo Dante ed Edgar Allan Poe

Dal Diario do Prufissuri

di Salvo Garufi

 

Tantu giniusa e tantu onesta pari,

sta fimmina ca sparta i so’ saluti

e ni fa stari comu pisci muti

e mancu resta a forza di taliari.

 

’Ccussì camina, bedda a tutti pari,

a tutti dannu u meli da saluti,

senza superbia, comu stiddi vinuti

do Paradisu, pi miraculari.

 

A forti cuntintizza a cu a talia

passa pi l’occhi e si nni va nto cori,

cosa ca nun capisci u Senza-amuri.

 

E vena da so ucca a majaria

di la vuci di Cristu Salvatori,

ca fici a fimmina angilu e signuri.

 

Leggendo Dante – traducendolo – capisci che dopo ogni confine, c’è sempre almeno un vuoto da riempire.

Anche oltre le nostre capacità di comprensione.

 

Gli artisti – io credo – sono una vera e propria alternativa agli attuali, mortuari modelli di vita occidentali. Essi sono anelli di una catena che si allunga all’infinito: legati l’uno all’altro, ma necessariamente finiti e chiusi nei loro singoli, magici mondi. Eppure, dovesse spezzarsi anche un solo anello, verrebbe a mancare l’intera catena.

 

I processi logici degli artisti sono orgogliosamente single; ma, utilizzano la lingua e la grammatica del pensiero universale. Ovviamente, il giorno in cui ci sarà uno che conoscerà tutte le espressioni di questa lingua, quello si chiamerà Dio.

 

Le nostre conoscenze sono conoscenze senza conoscenza. Dio è il punto di arrivo, non di partenza.

 

Ogni ragionamento pensa in ipotesi il mondo, cioè il rapporto tra Materia, tempo e Spazio, appunto perché si muove nei limiti dei suoi confini individuali.

In definitiva, non esiste neppure il metodo scientifico. Esso è soltanto un teorema, dove il limite sta nella mente di chi pensa.

 

La filosofia nacque nel Mediterraneo oltre duemila e cinquecento anni fa e ci diede una logica conseguenziale, per spiegarci le cose e gli eventi. Essa, in altre parole, rappresenta uno dei tanti rami dell’albero della meditazione – che è un insieme di riflessioni ed è presente in tutte le civiltà -.

La peculiarità del metodo filosofico fu il praticare le relazioni, per cui oggi esso è l’alternativa al relativismo imperante. Con le relazioni si ragiona in rapporto al maggior numero di elementi possibili; col relativismo, come col misticismo, si accetta una pseudo-verità e si rinuncia a ragionare.

 

La ragione deve stare in relazione al sentimento ed alla fantasia. Altrimenti, il relativismo ed il misticismo si toccano.

Il fanatismo religioso ed il laicismo libertino fanno parte dello stesso nulla. L’ISIS e i burocrati dell’odierno Occidente, in fondo, si assomigliano più di quanto essi stessi non credono.

 

Ritorniamo  a Dante! E’ un consiglio per la sopravvivenza:

 

A mezza caminata da ma vita

dintra i ruvetti e dintra i macchi scuri

persi a strata ’bbirsata e stabilita.

Ah, torna cu i paroli ogni duluri

pi tanti rami vasci e tutti storti

chini di ruppa e spini e senza sciuri!

Forsi cchiù ladia pari sulu a morti;

ma pi spiegari u beni ca truvai,

passu a cuntari l’autri me cunorti.

Iu mancu u sacciu comu ci arrivai,

pi quantu addurmisciutu era a ddu puntu,

quannu a strata cristiana mi scurdai…

 

***

 

A mità da notti scura, mi trovavo con lo scanto, che mi dava un libro antico di magia e di fattura.

M’ero quasi addormentato, ma di colpo ecco l’incanto! Sento battere alla porta, cosa strana, vista l’ura.

E pensai:

“Giù qualcuno vuole dirmi i suoi guai. Solo questo c’è, oramai!”

Come torna sempre in mente, quel dicembre freddoloso, quando il fuoco mi pareva lingua d’ombre e di fantasmi! La nottata non passava e quel libraccio curioso non mi dava abbentu o cori, per la morte di una donna, che chiamavano Leonora, perla rara e bella assai, che non torna più, oramai!

Mancu a tenda aviva paci. Si muoveva sutta u vientu e mi dava u sentimentu di na cosa assummurusa. E perciò mi dicevo, pi stutari a ddu spaventu:

“Tuppulia alla mia porta qualche tipo sospiroso, uno sperduto nella notte, nelle fìsime e nei guai. Solo questo c’è, oramai!”

E, facendomi coraggio, superando lo scantazzo, “Viaggiatore nella notte, ti domando scusa” dissi. “M’ero quasi addormentato e troppo lieve fu il bussare. Troppo piano mi chiamasti, perché bene ti sentissi e cortese arrispunnissi…”

Dopo aprii e m’affacciai…

Solo scuro e luce mai!

Volli guardare meglio dentro il buio più nascosto, dentro il fondo dell’incanto, che mi dava da pensare. Ma, non venne nudda vuci, ogni scrùsciu era astutatu…

Finché s’udì una parola, quasi un sciatu…

Leonora!

Sono gli alberi che chiamano Leonora… O forse parla chi non torna più, oramai?

Rientrai nella mia stanza, co pinseru squartariatu, per sentire n’altra volta quel lontano tuppuliari… Dissi:

“Forse alla finestra ci sta un pazzo disperato. Ora, faccio forza al cuore pi putìrimi addunari, per sapere chi ha chiamato.”

Dentro il buio s’affacciai.

C’era il vento, il niente, il mai!

Poi. di colpo, vidi in casa svolazzare a sciusciuneddu Mariano Coricuntentu, che trasiu comu n’aceddu, senza mancu un saluteddu.

Senza stare un minuteddu, andò a porsi sulla porta, dove c’era un vecchio stipite con la statua di Minerva e là sopra si fermò, comu  l’angilu do Mai.

A quel punto amminchiunai sopra certe taliature di Mariano, misu in posa di baruni o di marchisi.

“Sei più nero dell’inferno, ma ti senti un padreterno, vecchio corvo qui venuto animato di pretese di dar voce alla mia morta… Quale nome ti hanno dato?”

L’uomo-corvo mi gracchiò:

“Mai!”

Figuratevi chi scantu fu sentire che parlava. Se pareva fesseria la parola ch’egli disse, resta il fattu che non c’è – o, almeno, non pensava – un Mariano che restava comu nenti succedesse a taliari dalla porta, fermu, niuru e làdiu assai… e che si chiamava Mai.

L’uomo-corvo stava fermo sopra il busto di Minerva. Non muoveva manco un’ala, non diceva una vocale, tranne il nome o la parola che toglieva la speranza. Fino a che non dissi:

“Mo’, senza che ma pìgghiu a mali, si nni va comu l’amici, si ti perdi dintra i guai.”

Ma, Mariano disse:

“Mai!”

La sua voce parve un tuono che squarciò corpo e testa.

“Sulu chistu a tia ti resta!” dissi con Poe. “Ta nsignau qualche cucco di padrone, disgraziatu e senza festa, per limìo dei suoi giorni e per l’ansia che portò dintra casa mia stanotti… Contro il pianto e contro i guai, na parola sula: Mai!”

E, pigghiatu di pazzia, scatinaiu a fantasia. M’assittai nfacci u curbacchiu!

Mi pigghiai na poltrona, m’affunnai dintra u vellutu e parrai comu ma zia, pirchì vosi ragiunari supra a tinta e supra a bona furtuna ca mi viniva cu dda strana magarìa…

“Ma, che significa Mai?”

Pensa e pensa e pensa ancora, senza dire una parola. L’uomo-corvo mi guardava come fosse un crocifisso.

“Chista è na minchiunerìa di una testa troppo sola!” dissi con Poe, scoraggiato, nta poltrona di velluto viola nfacci o lumi, come quando contemplavo… chi non torna più, oramai!

Ecco l’aria farsi cera. S’alza fuoco e fumo denso. Arrivarono gli arcangeli per ballare senza senso.

Presi a dire, a vuci i testa:

“Viene un’angelo sicuru, pi purtarimi cunortu contru i lutti e contru i scanti, pi livarimi do scuru di dda fimmina che amai.”

L’uomo-corvo disse:

“Mai!”

“Ucca tinta e tradituri! Aciddazzu o scursuni! Se ti manda il capoinferno, se venisti do scirocco chinu e focu e di rancuri, a purtarimi tinagghi dintra u cori, io ti prego, anzi t’imploro… dimmi: c’è consolazione per l’amore che provai?”

L’uomo-corvo disse:

“Mai!”

“Ucca tinta e tradituri! Aciddazzu o scursuni! Per quel Cielo che ci chiude, per quel Dio che s’adora, al mio cuore sconsolato dagli la consolazione… Leonora torna a me, se la morte mi sorregge? Leonora bedda assai, Leonora persa ormai?”

L’uomo-corvo disse:

“Mai!”

“Aciddazzu ittaturi, nescia fora do ma cori! Passa a casa, mmezzu i tombi! Torna al vento, coi fantasmi! Mi dicisti babbarìi! Nun ti cridu, nossignori! Lassa a testa di Minerva! Stu cuteddu duna spasimi! Tornitìnni unn’a stari! Cca c’è chiantu e luttu, ormai!”

L’uomo-corvo disse:

“Mai!”

L’uomo-corvo resta ancora nella mia stanza con Poe, sulla testa di Minerva, placido come un nobile. Guarda tutti ed ha gli occhi che hanno i demoni sognanti. Guarda ancora e dice:

“Mai!”

 

Per gentile concessione del poeta Edgar Allan Poe – venuto a mancare per delirium tremens, circa duecento anni fa – lo rivedo qualche volta, l’uomo-corvo, sulle scale del Libero Quartiere di San Pietro, proprio accanto alla morte senza eroismo che attanaglia la Firenze degli Iblei.

Quand’era vivo lo chiamavano Marianu Coricuntentu ed ora sta a tenergli compagnia a za’ Rosa A bedda o canali, l’amica poetessa, che ora è un cane nero e cieco.

Sono loro gli esseri più felici.

Salvo Garufi

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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