La festa dei morti nel Libero Quartiere di San Pietro

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Nostalgia della festa dei morti siciliana.

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LA FESTA DEI MORTI
di Salvo Garufi

Di mio padre non ricordo neppure una parola che mi sia stata di particolare insegnamento. I Gangelosi siamo persone da poco, tranne nei nomi. Quello di mio padre, per esempio, era Demetrio ed io mi chiamo Pierraimondo, scritto unito, come se fosse un solo nome. Siamo, però, piuttosto conosciuti per la propensione al vizio. Alcol e donnine hanno sempre avuto facile accesso ai forzieri di casa. Mio padre ci ha speso almeno il settanta per cento dei suoi guadagni. Il restante trenta per cento era quanto mia madre riusciva a nascondergli e doveva coprire tutte le necessità di una famiglia di tre persone.

Tornando a papà, oggi che lo so nel chiuso di una bara, penso che finalmente “i tormenti della carne” potranno consumarselo in santa pace. Quando nelle nostre vene il gelo prende il posto delle passioni adulterine, c’è il vantaggio che finiscono le scenate delle mogli. D’altra parte, io non mi sento di fargli grandi rimproveri. Ho avuto qualche debolezza anch’io. Eppoi, nel giorno del suo funerale non ci tengo ad essere obiettivo. Parlerò di lui, invece, ricordando un episodio lontano. Allora non gli diedi molto, per cui poco importa se oggi finirò per dargli troppo.

Acquasantiera

Era il millenovecentosessantuno ed io avevo dieci anni. Ricordo che quell’anno il vento dell’autunno aspettò fino al mattino del trenta ottobre prima di farsi vivo, ma trasformò subito il paesaggio. Le foglie si accartocciarono sui rami e, ad una ad una, caddero con un ultimo tremito. Appena giungevano a terra, il vento ci giocava come il gatto col topo: le ammassava, le scompigliava, le sbatteva contro muri indifferenti.
Nel pomeriggio arrivò pure la pioggia. Nell’aria si levò un pungente odore di ozono ed i giardini pubblici di Militello presero melanconie romantiche, perché la luce si trasformò in una presenza dolce e si videro colori saturi e moribondi. Anche gli sterpi mostravano lievi venature di sangue, mentre si disfacevano nella terra gonfia d’acqua.
Io me ne stavo a guardare le panchine vuote ed il monumento al Milite Ignoto, ch’era lì tutto solo, a fare un’inutile guardia. Ero seduto sotto il portone delle scuole elementari, mal riparato dall’acqua che crosciava violenta, coi pugni stretti che affondavano nelle guance ed i gomiti sulle ginocchia. A quel tempo avevo sempre i capelli irti ed arruffati e le gambe imbiancate dalla polvere, che uscivano come stecche dai calzoncini all’inglese. Il mio cuore era gonfio di delusione, proprio mentre (e proprio perché) gli altri bambini aspettavano con gioia i regali dei morti.
Ero lì da diversi minuti quando si fermò un’automobile. Probabilmente veniva dall’ospedale, duecento metri più sotto.
– Vieni, che ti porto a casa – mi gridò il conducente, dopo avere abbassato il finestrino.
Lo guardai e poi scossi la testa. Non conoscevo quell’uomo e non avevo voglia di tornare a casa, a vedere mia madre lamentarsi di mio padre.
– Così ti bagni – disse ancora l’uomo.
– Non mi bagno – risposi. – Sono riparato dalla tettoia.
– Contento tu! – fece l’uomo e scrollò le spalle. Rialzò il finestrino, diede un colpo all’acceleratore, ingranò la marcia e ripartì. Lo vidi procedere lentamente, quasi a fatica, sotto la pioggia che rinforzava e si trasformava in grandinata.

di giovanni

Non mancava molto all’estate di San Martino e quindi speravo che l’indomani sarebbe tornato il sole. Non è mai piovuto il primo ed il due novembre, come diceva sempre mio padre.
– La pioggia – diceva mio padre – non può disturbare i morti, che nella notte tra il primo ed il due novembre escono dalle tombe e vanno in processione per le vie di Militello.
Una volta mio padre mi raccontò un antico fatto.
– Non la pensano come noi, i morti – disse. – Se ne fregano della bellezza, del denaro e del potere. A loro interessa soltanto far contenti i nipoti. Ce ne fu uno, poverissimo, che, non avendo nulla da dare, regalò al nipote le braccia. Poi rimase senza braccia per l’eternità. Ecco perché c’è l’usanza di offrire in questi giorni dei pani a forma di braccia incrociate al vicino più povero.
Però, quell’anno (ed era qui il motivo della mia malinconia) pareva che mio nonno, morto da due anni, non avesse alcuna intenzione di venire a portarmi la bicicletta che gli avevo chiesto. Mio padre, tanto per cambiare, attraversava un brutto momento. S’era ridotto ai piccoli commerci, che gli occupavano l’intera giornata in cambio di che mangiare appena. In casa c’erano sempre discussioni.
Affogavo, quindi, la mia malinconia nella sfuriata della grandine. Ma, per l’nvincibile ottimismo dell’età, sotto sotto speravo di avere il mio regalo. Perciò mi dissi:
– Ora comincio a contare e se smette di piovere prima che arrivi a cento vuol dire che domani notte il nonno viene a portarmi la bicicletta.
Segno del cielo o pura coincidenza (in Sicilia, d’altra parte, non è un fatto raro), l’intensità della grandinata scemò quasi subito, quando ero appena a trentaquattro, seppur contando lentissimamente. A sessanta il sole, dopo aver indorato i bordi delle nuvole, uscì allo scoperto, di nuovo padrone del mondo.

Asilo Laganà

L’indomani, perciò, continuavo ad essere speranzoso. Mi vestii in fretta e decisi di andare al cimitero a far visita a mio nonno.
La giornata era splendida, quasi non fosse mai piovuto. Il maglione dava persino fastidio, per cui me l’appoggiai sportivamente a sciarpa sulle spalle, con le maniche che mi ciondolavano sul petto.
Al cimitero c’era l’animazione delle feste. Grappoli di famiglie coi fiori in mano andavano fra le tombe. Si sentivano i pianti per le morti più recenti e vidi una bella ragazzina forestiera occhieggiata da cinque o sei bulli. Suo padre, un uomo ben vestito, andava leggendo le lapidi e raccontava vecchi aneddoti per ogni viso e per ogni nome.
– Spero che stanotte tu venga – dissi, guardando la fotografia di mio nonno su una piccola tomba di pietra calcarea.
Uscito dal cimitero, m’imbattei in alcuni coetanei che si rincorrevano in bicicletta ed interpretai la cosa come un messaggio positivo dall’aldilà. Ed, ovviamente, quella sera mi coricai presto, sforzandomi di addormentarmi in fretta. Sapevo che i morti non debbono essere visti dai bambini a cui portano i regali. Per non correre il rischio di impedirne la visita, mi addormentai subito.
Al risveglio trovai soltanto la mia delusione. Andai in cucina, sperando che l’ormai improbabile regalo fosse lì. Vidi soltanto mio padre, grande e grosso com’era, abbarbicato e concentrato sulla tazza di latte della prima colazione. Mia madre andava ciabattando di qua e di là, ingrugnata più del solito.
– Perché non provi a studiare? – mi rimproverò mio padre. – Sono tre giorni che non tocchi libro.
– Oggi pomeriggio studio – risposi. Avevo orgoglio e, seppure con grande sforzo, non feci spuntare nessuna lacrima.
Dopo un po’ mio padre allontanò bruscamente la sedia dal tavolo e si alzò. Tirò fuori dallo sgabuzzino il ferro da stiro rotto (che avrebbe dovuto riparare da almeno un mese) e, tornato in cucina, cominciò ad armeggiare col cacciavite.
– E che bicicletta volevi dal nonno? – chiese mio padre senza distrarsi, come chi vuol parlare tanto per parlare.
– Quella da corsa – risposi. – Col cambio ed in lega leggera.
– Accidenti!… – fece mio padre, poiché gli era scapolata una vite. – Costa un bel po’! Magari il nonno non aveva i soldi. Non ti pare?
“Che ci stanno a fare i morti, se hanno i problemi dei vivi?” pensai. Ma, a mio padre non dissi nulla.
Volli tornare a visitare il cimitero per un ultimo tentativo. Per strada, però, fu duro vedere gli altri ragazzi sfoggiare i giocattoli nuovi.
– Che t’ha portato tuo nonno? – mi chiese un pel di carota lentigginoso e basso, puntandomi contro una fiammante pistola ad aria compressa.
– Una bicicletta – risposi. – Ora l’ho lasciata a casa perché vado al cimitero per ringraziarlo.
Per tutta risposta, l’amico sparò. Il gommino mi sibilò vicino ed istintivamente portai le braccia davanti al viso.
– Attento! – dissi. – Potevi accecarmi.
L’amico sghignazzò.
– Fammi tirare un colpo – dissi ancora.
– No – disse l’amico e si allontanò correndo, perché aveva visto un altro da spaventare con la sua pistola.
Al cimitero non feci alcun rimprovero a mio nonno. In Sicilia, si sa, se c’è un rispetto è quello per i morti. Ebbi soltanto qualche lacrima e questa fu l’unica volta in cui è stata lodata la mia sensibilità.
– Guarda come piange! – sentii, infatti, da una signora di mezza età. – Eppure sono già due anni che suo nonno è morto!

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Ritornai a casa tardi, quasi alle quattro del pomeriggio. Avevo girovagato, prima in paese e poi nella vicina campagna di Oxena. Da lontano vidi mio padre davanti alla porta. Temetti che mi volesse punire per il ritardo e fui tentato di scappare. Non lo feci perché notai che sorrideva.
– Vieni in garage – disse mio padre.
Lì, appoggiata al muro, c’era una vecchia e pesante bicicletta, una ferraglia da poche lire. Era stata, però, ridipinta di un verde squillante e volgare, che a me piacque. E funzionava perfettamente. Per tutta la mattinata mio padre ci aveva lavorato, dopo averla recuperata da qualche parte.
– E’ tutto quello che il nonno ha potuto portarti – disse ancora mio padre. – Credimi, era proprio senza soldi. Magari l’anno prossimo, chissà.
– Coraggio, provala – aggiunse dopo un po’, prendendomi per le ascelle e mettendomi sopra la bicicletta.
Allora cominciai a pedalare, prima piano e poi con ritmo sempre più veloce e sicuro. Dopo un breve giro tornai da mio padre.
– Sei contento? – egli mi gridò.
– Sì – gridai io, a mia volta, ed andai via.
Si fece tardi prima che mi ricordassi che dovevo ancora ringraziarlo, quel nonno che avevo tanto nominato. Ma, non era più il caso di andare al cimitero. Il buio avanzava ed il sole ormai dava l’idea di chi voglia soltanto darsi un ultimo, pigro sguardo intorno. Alcune pennellate di fuoco si stagliavano basse contro il turchino del cielo, ma dal nord s’estendeva a vista d’occhio la nuvolaglia scura della pioggia.
– Vuoi vedere che fra poco diluvia? – dissi tra me, quasi sollevato, poiché, in fondo, cercavo una scusa per mettere definitivamente da parte quel vecchio arnese a due ruote.

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La pistola del mio amico pel di carota, ne ero sicuro, sarebbe stata un regalo molto più divertente.

Categoria: narrativaUn’opera di narrativa per dire la nostalgia della festa dei morti in Sicilia

Salvo Garufi

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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