L’Iliade narrata ai moderni (testo di Salvo Garufi – immagini di Giovanna Marinello

 

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L’iliade raccontata ai moderni

(1^ puntata)

piatto

La lite fra Agamennone ed Achille

testo di Salvo Garufi
ceramiche e dipinti di Giovanna Marinello

 

Omero era un vecchio cencioso, cieco, deformato dai reumatismi e con una voce ormai ridotta ad un lieve FRAMMENTO D'INTONACO DECORATO AD AFFRESCOsussurro. Eppure, nei conviti lo ascoltavano con grande ed universale attenzione. Il suo pubblico diceva che una dea gli parlava dentro. Ecco perché egli non mancava di invocarla solennemente, la dea, all’inizio del racconto di quel terribile nono anno della guerra troiana. Proprio per dar ragione al pubblico, com’è normale fra la gente di spettacolo.

“Quando per volere (o per capriccio?) di Zeus negli accampamenti achei scoppiò la rabbia di Achille…” prendeva a narrare Omero…

***

Ne seguì una dolorosissima strage di eroi, alcuni dei quali lasciarono i loro corpi a far da pasto ai cani ed agli uccelli. Tutto per la durezza del cuore di Agamennone, re di Micene e capo della spedizione.

Infatti, qualche tempo prima costui aveva rapito Criseide, figlia di Crise, vetusto e venerabile sacerdote del tempio di Febo a Crisa. Perciò, il povero genitore venne negli accampamenti achei, a chiedere indietro la fanciulla. Così, dopo aver mostrato le bende e lo scettro che attestavano la sua condizione sacerdotale, egli si rivolse ad Agamennone, al cui fianco stava il fratello Menelao.

giovanna marinello“Voi due” disse, “siete i figli del grande Atreo ed avete per compagni i nomi più famosi nell’arte delle armi. Che gli dei vi diano, dunque, la forza di vincere i troiani e di tornarvene salvi in patria!… Vi supplico, però, di ridarmi mia figlia. Vi offro un giusto riscatto; ma non offendete il dio Febo, oltraggiando il suo sacerdote.”

In tutti i presenti si alzò una mormorio di simpatia per l’uomo ed anche l’invito ad Agamennone ad accettare la proposta. Ma, il re non si lasciò intenerire.

“Vattene” intimò al vecchio, “e non farti vedere più! Altrimenti, non ti serviranno a nulla le insegne del tuo dio. Nessuno toglierà tua figlia dalla mia casa e dal mio letto.”

Sul momento a Crise non restò che obbedire. Però, incamminatosi lungo la riva del mare, appena fu fuori dalla vista degli uomini, si rivolse al dio Febo:

“Ascoltami, tu che proteggi la bellezza e distruggi i topi che attaccano i campi” pregò. “Io che ho sempre adornato il tuo simulacro con festoni di ghirlande e che per te ho fatto sacrifici di Giovenche e di capretti, ti chiedo di venirmi in aiuto. Vendica l’offesa fattami dagli achei.”

Forse il dio non restò insensibile a questa preghiera, o forse il caso volle che il suo sacerdote avesse l’impressione di essere accontentato. Fatto sta che Omero, da poeta, se la cavò immaginando che Febo scendesse sdegnato dall’Olimpo, sede degli dei, con in mano l’arco d’argento e sulle spalle la faretra:

… Mettean le frecce orrendo

su gli omeri all’irato un tintinnìo

al mutar de’ gran passi…[1]

m1Arrivò, quindi, fra gli uomini e scese come una notte fosca sul campo acheo, portando la morte con le sue frecce argentee. Oggi, in termini più prosaici si potrebbe parlare di peste, tanto più che il contagio partì dalle carogne dei muli e dei cani. Anche se, subito dopo, probabilmente favorito dal violento caldo e dalle esalazioni infette, si estese agli uomini.

Per nove giorni i guerrieri non fecero altro che bruciare cadaveri. Al decimo Achille riunì tutti in assemblea. Pure in questa occasione Omero parlò di un intervento dall’Olimpo, questa volta da parte di Era. Pare, infatti, che la dea dalle bianche braccia si fosse impietosita per tanti lutti ed avesse posto nella mente del suo protetto la decisione di convocare i compagni.

Così, alzatosi dal seggio, nel silenzio mesto degli altri, l’eroe si rivolse ad Agamennone e disse:

“Credo che, continuando così, dovremo tornarcene a casa, sempre se riusciremo a scampare la morte che si aggira fra noi. Consiglio, quindi, di interrogare, o un indovino, o un sacerdote, o un interprete di sogni, che ci dica il perché di un male che io sospetto ci venga da Febo.”

Detto ciò, sedette.

Allora, si alzò l’indovino Calcante, figlio di Testore. Egli era venuto a Troia, al seguito degli eserciti, poiché, di tutti, era considerato il più saggio.

m3“E’ difficile il compito che mi affidi, Achille” esordì. “Voglio, perciò, che tu ti faccia garante della mia sicurezza, se davvero debbo rivelare il motivo dello sdegno di Febo. Infatti, chi ci guida in questa guerra sarà molto contrariato per le mie parole. Purtroppo, l’esperienza insegna che se un potente si arrabbia con un suo sottoposto, magari sul momento sa nascondere i suoi propositi di vendetta: ma, prima o poi, trova l’occasione di farla pagare al malcapitato.”

“Parla senza paura” lo rassicurò Achille. “Io giuro davanti a Febo ed a Zeus che, finché sarò vivo, nessuno…”

E qui calcò la voce, guardando in faccia Agamennone.

“Nemmeno Agamennone potrà alzare la mano su di te.”

Tranquillizato da quel giuramento, Calcante diede il suo verdetto:

“Il dio non si lagna, né dei nostri sacrifici, né delle nostre preghiere. E’ l’oltraggio che Agamennone ha recato al sacerdote Crise che lo ha fatto infuriare. Le morti non cesseranno, se la fanciulla non sarà restituita al padre, accompagnata dall’offerta di cento animali, da sacrificarsi davanti al suo tempio.”

E sedette.

Com’era immaginabile, la reazione di Agamennone fu pronta.

FRAMMENTO D'INTONACO DECORATO“Profeta di sventure!” ringhiò, guardando torvo l’indovino. “Pare che la tua sola gioia sia annunciare disastri!”

Tanta animosità da parte del re di Micene era davvero il minimo che Calcante doveva aspettarsi. Per quegli, infatti, più della sua, era migliore la bocca di una vipera. All’inizio della guerra, quando la flotta era bloccata da una tempesta nel porto di Aulide, l’indovino coi suoi vaticinii lo aveva costretto al sacrificio di sua figlia Ifigenia. Pare che quella volta, ad essere offesa, fosse la dea della caccia, Artemide. Tanto per cambiare, Agamennone aveva combinato un guaio, uccidendo una cerva sacra. Fortunatamente, alla fine la dea si era impietosita per il tragico destino della fanciulla ed all’ultimo momento l’aveva sostituita con una cerva. Ironia della sorte, anche allora c’era in mezzo pure Achille: le evevano detto che andava all’altare, non per essere ammazzata, ma per sposare lui.

“Quella fanciulla mi è più cara di mia moglie Clitennestra…” continuò Agamennone.

m4Guardò i suoi guerrieri. Ma, non trovò occhi solidali con lui. Allora, come in quell’altra occasione, si ricordò che era pur sempre un capo ed il fatto comportava dei doveri, imponeva dei dolori…

Quindi, riprese con voce sorda:

“Ma, se il mio strazio è necessario al bene del mio popolo, sia fatta la tua volontà di gufo iettatore! Lascio libera la ragazza…”

A questo punto, guardò Achille con rabbiosa sfida e concluse:

“A patto che mi si dia un’adeguata ricompensa!”

Com’era prevedibile, Achille saltò su dal seggio.

“Parli come un mercante e non come un re!” esclamò. “Che ricompensa dovrebbero darti gli achei? Non mi pare che sia rimasto granché da spartire ed il bottino già diviso non può essere rimesso in discussione… m6
Rimanda indietro la fanciulla e vorrà dire che riceverai per tre, o per quattro, il giorno in cui Zeus ci concederà di saccheggiare Troia.”

“Le promesse non sono un gran guadagno” disse Agamennone, con voce determinata. “Ed io non sono il tipo che ci conta troppo. Tu hai detto belle parole; ma, le tue parole a che portano? Che a te resta la tua parte di bottino ed a me non resta nulla.”

Ebbe un sorriso che avrebbe reso inquieta una montagna e riprese a parlare:

“Facciamo così, invece: datemi un’altra femmina che compensi la perdita a cui mi costringete…”

Poi, tornatogli l’espressione furiosa, urlò:

“E, se non me la date, me la prendo lo stesso! La rapirò ad Aiace, o ad Odisseo, o proprio a te!”

Si ricompose e, senza dar tempo a nessuno di manifestare la propria reazione, finì il suo discorso:

“Ma, forse è meglio che, di questo, parliamo dopo. Per ora, pensiamo subito a caricare su una nave i cento animali e la figlia del vecchio e mandarli a Crisa, per placare l’arrabbiato Febo. Capo della spedizione sia uno dei nostri uomini migliori: o Aiace, o Idomenèo, o Odisseo, o tu stesso, Achille.”

Forse, con queste ultime, riconcilianti parole sperava di uscire dalla penosa situazione di scontro in cui s’era cacciato. Già il dover restituire Criseide al padre era una doppia perdita: per il suo piacere e per la sua autorità di capo. Ma, purtroppo, quel giorno le cose non erano destinate a finir lì.

m7Infatti, già le occhiate di Achille sarebbero state sufficienti ad uccidere uno meno coriaceo del re di Micene. In più, quello lì non era tipo da fermarsi alle occhiate. Le parole non tardarono ad arrivare e promettevano di essere seguite dalla spada:

“Anima avara e senza vergogna! E chi sarà il vile che continuerà ad obbedire agli ordini di un tipo come te? A me i troiani non hanno fatto nulla. Essi non hanno toccato le mie mandrie, non si sono presi il mio cavallo, non hanno saccheggiato la mia patria… C’è troppo mare tra Ftia e Troia per esserci pure la guerra. Se sono qui è per difendere l’onore di tuo fratello… eppure, nei saccheggi sei sempre tu il primo a pretendere la parte ed io l’ultimo… e, per ringraziamento, sai offrirmi soltanto minacce.”

A questo punto fermò gli occhi proprio sugli occhi di Agamennone, prima di annunciare:

“Perciò, penso ch’è meglio lasciar perdere e tornarmene a casa. Preferisco coltivare i  campi, anzicché star qui, a farmi insultare da te!”

“Vattene pure, scappa!” sbottò Agamennone. “A combattere con me restano Zeus in persona ed un gruppo di eroi che non ti faranno rimpiangere. Non sarò certamente io a pregarti di restare. Di tutti i re di questo mondo, tu sei quello che disprezzo di più. Hai come unico piacere il sangue che sporca la tua spada! La forza che un dio ti ha regalato tu la usi soltanto per sfogare istinti di belva! Tornatene, perciò, coi tuoi mirmidoni a coltivare i campi! Io nemmeno mi ricorderò di te!”

m5Poggiò, quindi, la mano sull’elsa della spada e per la seconda volta in quel giorno si pose di fronte ad Achille, scandendo:

“Anzi, prima che tu parta… Verrò personalmente alla tua tenda a prendermi la tua schiava Briseide.”

Fece, poi, una smorfia che voleva essere un sorriso sarcastico e feroce:

“Io perdo la mia cara Criseide; ma tu, almeno, mi sarai compagno in una perdita!”

Ed, infine, volse lo sguardo a tutti gli altri guerrieri, ergendosi in tutta la sua regale altezza:

m8“Questo perché sia chiaro che non conviene a nessuno mettere in discussione l’autorità di un capo… Se tua alleata è una forza senza controllo, sarà da essa, prima che dal nemico, che verrà la rovina!”

Il primo istinto di Achille fu di tirar fuori la spada, per riporla nella pancia di Agamennone. Il secondo fu quello di controllarsi, per poi operare a mente fredda. E’ questo l’eterno conflitto tra sentimenti e ragione. Su di esso, non a caso, sono stati costruiti tanti i trattati di politica.

Omero, invece, la spiegò così: egli mise subito mano alla spada; ma, venne Atena dalle luci azzurre, dea della ragione, e lo trattenne, prendendolo per la rossiccia chioma (fra l’altro, mandata da Era, regina degli dei molto di parte e protettrice di ambedue i contendenti). Ad Achille (come a Garibaldi, qualche secolo dopo) non restò che obbedire, perché:

…Ai numi è caro

chi de’ numi al voler piega la fronte.[2]

L’immagine risulta di straordinaria efficacia poetica. Ma, disgraziatamente, la spiegazione omerica ha avuto la controindicazione di dar la stura a reiterati accostamenti tra carattere guerriero e razza nordica, visto il colore biondo di quei capelli e il colore azzurro di quegli occhi divini.

In compenso, il nostro eroe non risparmiò sulle parole, né dal punto di vista qualitativo, né da quello quantitativo:

“Delirante ubriacone! Cane negli occhi e cervo nel cuore! Non ti ho mai visto combattere nella mischia, bravo come sei soltanto a salvare la pelle! Tu non puoi comandare se non gente vile e spregevole! Un popolo degno di questo nome ti avrebbe già ucciso! Perciò, io ti giuro: tu rimpiangerai Achille! Tu e gli achei lo invocherete inutilmente, quando resterete indifesi, in balia della spada di Ettore! Allora ti pentirai dell’offesa fatta al guerriero più forte che avevi!”

Ciò detto, con disprezzo gettò il suo scettro a terra e sedette.

Agamennone stava per riprendere la parola con rinnovato furore, quando Nestore, re di Pilo, si alzò prontantamente. Questi era famoso per l’eloquenza. E di certo le sue capacità diplomatiche, data l’età avanzata, erano le maggiori che vi potessero essere in quegli accampamenti.

m9“Eterni dei!” esclamò. “Quanto lutto per gli achei e quanta gioia per i troiani verrà da questa lite di eroi! Ascoltatemi, vi prego, rispettate la mia vecchiaia… Ho avuta la fortuna di combattere al fianco di valorosi, anche più di voi. Mi hanno stimato uomini che si chiamavano Driante, Piritòo, Cèneo, Essadio, Polifemo… e Teseo, che più che un uomo sembrava un dio! Insieme abbiamo dominato i mari ed abbiamo fatto stragi di nemici, compresi i leggendari centauri! Tutti ascoltavano i miei consigli, quei consigli che erano il miglior contributo nelle battaglie, al di là delle deboli forze fisiche. Dunque, per il bene comune, potete pure ascoltarmi voi… Tu, Agamennone, sii degno del gran cuore di Atreo, tuo padre. Non disgustare Achille, togliendogli la schiava… E tu, Achille, non usare con un re parole buone per la plebaglia vile. Quando si vuole essere forti, si deve pretendere rispetto ed obbedienza alle istituzioni della patria. Ed Agamennone, che è stato scelto come capo, è la prima delle nostre istituzioni… Non può stare, quindi, alla pari con gli altri…  Achille, anche se sei figlio di una dea e lo vinci per forza, devi accettare la maggiore potenza della sua Micene… E degno di tanta potenza devi mostrarti anche tu, Agamennone… Lascia stare l’ira ed anche Achille si calmerà… Perché perdere il nostro più valoroso braccio?”

“Dici bene, vecchio” rispose Agamennone, con tono rispettoso. “Costui pretende che la sua forza possa comandare anche sulla legge. Io non posso permetterlo. Me lo impedisce il mio dovere di re.”

“Ed io sarei un vile” ribattè Achille, “se stessi pronto e ligio ai tuoi ordini. Puoi comandare sugli altri; non su di me. Io resto sciolto dal dovere di obbedirti. So dirti soltanto questo: né per te né per altri io combatterò, dopo l’ingiuria che ho dovuto subire. Prenditi la schiava e non pretendere altro da me, se non vuoi che ti uccida.”

E se ne andò via, con l’amico Patroclo ed i suoi mirmidoni, sciogliendo di fatto l’assemblea.

[1] Canto I, vv. 58/60. Questa e le altre citazioni sono prese da Vincenzo Monti, Iliade di Omero, Milano, Fabbri Editore, 1997, pp. 129/139.

[2] Canto I,  vv. 289/290, p. 141.

***

GIOVANNA MARINELLO
Giovanna Marinello, sono nasce il 07/01/1959 a Roccamena, piccolo paesino della provincia di Palermo. E’moglie e madre. Ha sempre amato l’arte, ma non ha mai avuto la possibilità di frequentare istituti d’arte. Da sempre, come autodidatta, si è dedicata alla realizzazione di manufatti artistici (su diversi materiali), cercando di esprimere al meglio quello che è il suo estro creativo soprattutto nei colori e nelle forme prendendo spunto della vasta e preziosa tradizione siciliana. Realizza manufatti in terracotta, partendo dall’argilla cruda, fino alla decorazione. , Dipinge e crea su vari materiali, come terracotta, maioliche,tessuto, vetro, legno ecc… usando varie tecniche. ama anche l’arte della fotografia e della poesia.

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Giovanna Marinello, Hartem Torino, La Casa del Sogno Antico, Narrativa, neoromanticismo, Salvo Garufi , , ,

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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