Mondo barocco siciliano (racconto di Salvo Garufi – dipinti di Antonino Seminara)

logo A copiaLa vie en rose

Proposte da

Tina Masoero, dal Centro d’arte contemporanea

Hartem Torino 

e dalla Casa del Sogno Antico Militello (CT)

Opere di letteratura e di pittura neoromantica

(Il ritorno dei sentimenti e del pensiero critico)

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Mondo barocco

racconto di Salvo Garufi
dipinti di Antonino Seminara

 

A cinquant’anni compiuti, don Ignazio Del Castro mostrava ancora la tranquilla sicurezza di ventotto anni prima, quando7 si era trasferito nella Firenze degli Iblei, cioè nella Terra in cui dominava il potente casato dei Branciforti.

I capelli c’erano ancora tutti, anche se maculati di bianco. C’erano, in più, il metro e ottanta di altezza e le spalle dritte e larghe, che gli mantenevano una figura di temibile lottatore.

Probabilmente, il segreto di tanto vigore stava nella sua gioventù. Era nato nella marinara contea di Mascali e, come la gente di quelle parti, al mare doveva fortune e disgrazie. Dalla pesca e dai commerci veniva la vita, dalla pirateria la morte.

Appena diciannovenne si era imbarcato come mozzo nel galeone Santa Monica, agli ordini del famoso capitano Roderigo Valdès. Già nel primo viaggio, in rotta verso le Americhe, c’era stato un tentativo di ammutinamento e lui aveva combattuto dalla parte vincente, cioè quella del capitano.

In quell’occasione sorse una specie di leggenda sul suo coraggio fisico e sul suo tempestivo opportunismo, dato12 che infilzò in un lampo il suo migliore amico, proprio nell’attimo in cui questi stava calando una scure sulla testa di Valdès.

Così, nel viaggio seguente divenne timoniere, dando prova che le sue virtù non finivano coi muscoli. Infatti, fu veloce nel far suoi i trucchi del mestiere che il capitano gli dispensava durante le lunghe conversazioni in mare aperto.

A ventitrè anni, quindi, aveva girato un paio di volte il mondo ed era diventato capitano in seconda.

In verità, le sue virtù non finivano neppure con l’intelligenza, poiché cantava con grande abilità e s’era fatta una certa nomea di poeta. Ciò gli permise di ottenere la buona creanza di molti nobili e la benevola attenzione delle dame.

Per fortuna, non si insuperbì. Per l’atavica prudenza dei padri, non pretese mai di perforare la dura corazza sociale del suo secolo. Si accontentò di cogliere ciò che gli era permesso e di mettere da parte ciò che gli era consentito.

15La principessa Giulia Moncada lo conobbe in una breve navigazione da Siviglia a Palermo. Qui, per l’opinione comune, Ignazio ebbe dal mare il regalo più prezioso: la dama più bella e più irrangiungibile dell’intero impero spagnolo.

L’occasione fu giusta per dimostrare la sua vera virtù: la discrezione.

Per amore di Giulia, infatti, abbandonò il mare ed il capitano Valdès, senza mai pretendere di occupare un posto diverso da quello dell’amante che vive nell’ombra.

Accanto a lei si rese invisibile e sempre pronto ad agire. Di ciò Giulia trasse particolare vantaggio, soprattutto dopo le sue nozze con Federico Caraffa e Branciforti, principe di Pietraperzia e marchese di Militello, molto 1impigliato nelle lotte siciliane del tempo.

Ignazio non mutò stile di vita. Si adattò agli intrighi e seppe ben proteggere la sua signora. Con l’aiuto di don Bartolomeo Tortelli, acuto giurista ed efficiente organizzatore, creò attorno ai Caraffa un diffuso consenso popolare, sostenuto da spettacolari opere pubbliche e difeso con una specie di scorta segreta, che nel caso, zitta zitta, non esitava ad assestare pure qualche pugnalata nell’olbra a chi alzava troppo la cresta.

Le intemperanze del principe Caraffa, perciò, vennero compensate dalla solida rete di interessi che Bartolomeo riusciva a stabilire con personaggi altolocati della Sicilia. Poi, se gli interessi non bastavano, entravano in azione i bravi agli ordini di Ignazio.

Queste attività resero molto temuti i principi. La gente favoleggiava sulle loro ricchezze, ma, nessuno in coscienza poteva accusarli di precise azioni delittuose.

Purtroppo, però, un brutto giorno arrivò la resa dei conti, che cominciò con la cattura di don Federico Caraffa nella disastrosa battaglia di Francavilla contro gli austriaci.

Per otto anni ci fu uno stillicidio di azioni ostili da parte della corona. Ci fu prima la prigionia di don Federico, che ebbe termine soltanto con la sua morte. Poi, venne contestata la successione al figlio, don Nicolao Placido Branciforti, anche se questi aveva sempre fatto di tutto per dissociarsi dalle posizioni del padre.

Una mattina di agosto, quindi, quando ormai ogni residua speranza era andata via, dopo la recente morte
11senza eredi di don Nicolao Placido Branciforti, Ignazio, conscio dell’imminente rovina, recitava a Giulia i versi iniziali del poema che andava componendo:

 

Chi ci voi fari, nobili signura?

U tempu pò accattari li biddizzi

Paja i ta uri cu colliri e dulura

E si ni futta di li to spirtizzi…

 

“Non ne posso più!” a quel punto lo interruppe Giulia, spazientita. “Basta così! Promette di essere un poema orribile, il vostro!”

Si alzò e prese a misurare nervosamente la stanza coi suoi passi.

“Voi fate arte per gli altri!” disse. “Ma, a me ci pensate?”

E gli voltò le spalle.

“II dolore per i torti subiti resterebbe in ogni caso, con o senza la mia arte.” commentò Ignazio.

3“Ci saranno pure dei modi meno truci di fare poesia!”

“Non mi ascoltereste neppure! Non penso che nella vostra testa ci sia posto per qualcosa di diverso… Signora, il re non ha finito il suo lavoro con voi! Resta qui, a impedirvi il riposo! Se ne sta davanti ad ogni vostro minuto, pronto a colpire di nuovo… e questa volta definitivamente! Non gli basterà togliervi il feudo, non gli è bastato che vostro marito è morto in prigione e che anche vostro figlio lo ha seguito disperato nella tomba! Ora vuole completare l’opera! Vuole che scompaia persino il ricordo dei Caraffa e Branciforti!”

“Che granduomo!” esclamò sarcastica Giulia. “Siamo rimaste io e mia nuora, sole e senza protezioni! Probabilmente, gli toccherà mettere in campo tutto il suo esercito di miscredenti!”

“C’è la Francia che promette di tornarvi amica.”

“E come no? Il re di Francia non ha speso una parola per noi.”

“Resta sempre un nemico degli Asburgo. La loro guerra non è finita e c’è troppo equilibrio di forze. La differenza potrebbero farla i piccoli alleati. Eppoi, se voi diventaste improvvisamente forte…”

13“Sta’ sicuro che al tedesco non basterebbero dieci occhi, per piangere tutte le sue lacrime!”

“Non ancora, non ancora! Ma, volendo… In fondo, siamo in un punto in cui non è possibile tornare indietro.”

“Spiegatevi meglio.”

“Vincenzo Bonaiuti!”

“L’eretico? Come a dire: piove sul bagnato! Bonaiuti ha già fatto i suoi danni!”

“Quindi, non può farne più. Rifletteteci bene. Quando Vincenzo Bonaiuti cominciò a predicare le plebi erano con lui.”

“Poi, però, con la scusa di combattere l’eresia di Bonaiuti, l’inquisizione ha firmato il decreto contro di me, proprio perché l’ho tollerato… Se penso che mio marito, più di tutti, detestava quell’uomo e tutta la sua marmaglia!”

“Bonaiuti c’entra e non c’entra… Credo che, se falliva questa carta, il re ne avrebbe trovata un’altra.”

“E allora?”

4“Bonaiuti ha ancora molto seguito nel popolino. Pensate, la stessa moglie di un mio aiutante ne è una fervente seguace.”

“E me lo dite pure?”

“E perché dovrei nasconderlo? Mi pare un’ottima opportunità. E dovrebbe piacere pure a voi.”

“Debbo diventare un’eretica?”

“Dipende. Anche l’eresia, in fondo, è un punto di vista.”

“Non voglio sentir bestemmie!”

“Mettiamola così, allora: cosa farà il re?”

“Dice che vuole ristabilire la sua autorità. Ma, non parlate per enigmi!”

16“Va bene! Allora, io, invece, dico che il re vuole perdervi del tutto, in un modo qualsiasi! Perciò, in un modo qualsiasi dovete farvi salvare dal popolo… Al popolo basta un po’ di pane, qualche commedia scollacciata e un buon patibolo. Ha sentimenti che ruotano intomo al ventre… o poco più giù!”

“Volete spaventarmi?”

Ignazio le si avvicinò.

“No.” disse. “Vi rispetto come sempre. Una vita fa ho scelto di consacrarmi a voi. Sono qui, a morire insieme a voi!”

“Quindi?”

17“Quindi, cerchiamo di non farci macellare come pecore. L’eresia che può perdervi può diventare un nuovo aggancio col popolo, e perciò l’amicizia della Francia e la guerra ad armi pari contro il nostro nemico!”

Giulia sorrise amaramente.

“Voi delirate! I vostri non sono argomenti buoni per parlare, come dite, al ventre del popolo.”

“Dentro il ventre ci sta pure la superstizione. Vincenzo Bonaiuti è molto efficace con le sue minacce ultraterrene.”

Lei restò un po’ a guardarlo, interdetta.

“Allora delirate davvero!” concluse.

Forse per la prima volta di sua iniziativa, Ignazio le accarezzò una guancia, dolcemente.

“E’ un lusso che noi moribondi possiamo permetterci.” disse.

Giulia chiuse gli occhi, abbandonandosi.

“Che dovrei fare?” chiese lei.

18“Vi guiderà la moglie del mio amico. Si chiama Nina. Ciccu, suo marito, è al mio servizio.”

“E poi?”

Ignazio riprese la sua solita aria scanzonata.

“Voi siete la signora di questa Terra. Avete il dovere di difendere il vostro suddito Vincenzo Bonaiuti.” disse, sorridendo.

“Perché non ne parliamo con don Bartolomeo Tortelli, sempre che mi sia rimasto fedele?”

“Gliene parlerò io. Ma, né lui né donna Bianca diventeranno eretici. Lasciamo qualche freccia nella nostra faretra.”

“Non capisco.”

“Nessuno disdegnerebbe di avere al suo servizio don Bartolomeo. E da molto tempo lui, se voi foste d’accordo… Insomma! Prima lui è diventato vedovo, adesso è morto il vostro povero figliuolo. Perciò, anche donna Bianca…”

35Gli occhi di Giulia fiammeggiarono improvvisamente.

“Non permetterò mai il matrimonio fra quei due!”

“E non avverrebbe senza il vostro permesso…” disse Ignazio, quietamente. “Però, se tutto dovesse fallire, se davvero noi due siamo destinati a morire, è meglio che resti qualcuno per vendicarci, o almeno per ricordarci.”

Giulia si accasciò a sedere.

“Non so… Davvero, Ignazio… non so più cos’è il bene e cos’è il male. Mi chiedi di fare l’eretica, mi chiedi che un altro uomo sostituisca la memoria di mio figlio nel cuore di sua moglie…”

Mai prima di allora Giulia lo aveva chiamato con il tu, fuori dai momenti di maggiore intimità. Ignazio capì che quello era il momento in cui, per una volta, anche lui doveva fare altrettanto.

“Io ti chiedo soltanto di non essere impari alla tua fierezza!”

Tacque un momento. Poi, riprese:

“Bonaiuti mette nelle sue predicazioni la speranza di un riscatto delle plebi e voi siete stata tradita da una testa coronata! La rivolta di un popolo e la vostra vendetta potranno diventare la stessa cosa, se la Francia ci viene in aiuto.”

“Ma, verrà in aiuto? Vorrà mettersi contro il clero?”

“Perché? Secondo voi tutti i preti amano questo re?”

“Le prediche di quell’uomo sono vere e proprie bestemmie. Questo lo sapete.”

“Le prediche vanno interpretate. E un bravo chiosatore trova i sillogismi giusti per ricondurle all’ortodossia.”

Giulia stette un po’ a riflettere.

“Ho bisogno di parlare con don Bartolomeo. Fatemelo incontrare.”

“Va bene. Ora ritiratevi nei vostri appartamenti. Vi chiamerò io.”

Quando Giulia fu andata via, Ignazio restò fermo in mezzo alla stanza.

“Vinceremo anche questa volta, amore mio.” Disse. “Ed anche questa volta vinceremo insieme!”

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Antonino Seminara, Editoria, Hartem Torino, La Casa del Sogno Antico, Salvo Garufi , , ,

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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