Il Paradiso esiste… ed assomiglia a Mascali!… un romanzo d’amore di Antonio Ward (prima puntata)

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La Gurna d’estate

romanzo di Antonio Ward
immagini fornite dal Comune di Mascali

I primi tre capitoli

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1
Destinazione Mascali

Ruggero aveva compiuto 24 anni proprio quel 10 Luglio 1929 quando ricevette la comunicazione dal suo Capitano che sarebbe partito con il 5° Reggimento del Genio dell’Esercito di Sua Maestà il Re d’Italia i primi giorni della settimana successiva.
Il Tenente Salviati aveva appena ultimato il corso da Ufficiale alla Scuola della Cecchignola, a sud di Roma. Laureatosi in Ingegneria Civile un anno prima alla Università degli Studi “La Sapienza”, aveva fatto domanda di ammissione al corso per Ufficiali di Complemento. Aveva, poi, completato il percorso di formazione militare nella Scuola di Reclutamento del “Corpo d’Armata di Verona”.
Non che ne fosse particolarmente felice!…

In realtà aveva più che altro fatto buon viso alle insistenze del padre, fascista della prima ora e gerarca tra i più in vista al Ministero della Cultura Fascista.
La sua vera aspirazione dopo la laurea sarebbe stata di andare a lavorare e completare gli studi in Inghilterra, preferibilmente a Londra, dove viveva il suo amore di liceale, Alexandra Green.
Si erano conosciuti al Liceo “Mamiani” durante il periodo in cui il padre di lei lavorava all’ambasciata inglese a Roma. Per entrambi, il loro, era stato il primo amore. Insieme avevano scoperto l’attrazione fisica e mentale tra Uomo e Donna, le prime esperienze e la passione che travolge i sensi e cambia l’esistenza degli esseri umani.

Finito il liceo però Alexandra era tornata con la famiglia a Londra e da allora si erano rivisti solo una volta quando, due anni prima, la giovane inglese era tornata a Roma in vacanza con la madre.
I due giovani però erano sempre rimasti in contatto. Lunghe lettere con cadenza frequente e, perfino, qualche telefonata che Ruggero aveva fatto con la complicità del fratello della madre, uno zio che lavorava alla Società dei Telefoni.
Ruggero e Alexandra si erano confidati di frequentare altri coetanei ma nessuna e nessuno così importante da fare loro dimenticare il primo amore dei tempi romani. Ma sapevano entrambi che, se non si fossero riuniti entro poco tempo, il loro era un amore destinato a rimanere solo un sogno, un bel sogno, di gioventù.
Il padre di Ruggero aveva però in mente per lui una carriera al Ministero dei Lavori Pubblici ed il primo passo erano tre anni nell’Esercito dove il giovane ingegnere avrebbe potuto fare l’esperienza necessaria ed acquisire meriti nei confronti dello Stato.
Così, ultimato il corso, ed effettuato il giuramento da Ufficiale, il Tenente Salviati era ormai pronto per la sua prima missione.
gurna 2Sapeva che per lui era finito il tempo spensierato del Liceo, le estati ad Anzio dai nonni e con i cugini. Le gite fuori porta e le partite a tennis con gli amici. Ed anche il periodo dell’Università era stato per lui piacevole, anche se si era sempre impegnato per riuscire negli studi.
Ruggero, poi, era sempre piaciuto alle ragazze della sua età. Un bel ragazzo, alto, moro con gli occhi verdi, un fisico temprato dal nuoto che aveva praticato dall’età di quattordici anni.
In realtà, le doti fisiche unite al pacato distacco con cui si avvicinava al sesso femminile, aveva attirato anche più di una signora della borghesia romana che frequentavano la casa dei genitori.
Dopo la partenza di Alexandra aveva conosciuto una nobildonna romana, Matilde De Lipsis, di diciotto anni più grande di lui. La marchesa, sempre in incontri fuggivi, gli aveva fatto conoscere tutto quello che dell’”amor profano” non aveva scoperto insieme alla sua coetanea.
Quel tardo pomeriggio romano, con il cielo rosso del tramonto, fece ritorno a casa in viale Trastevere pensando all’ordine che aveva ricevuto dal suo Capitano Alfonso Speziani.
Avrebbe partecipato, per la parte che riguardava il Genio Militare, alla ricostruzione della città di Mascali, in Sicilia, distrutta dalla colata lavica dell’Etna del 1928.
“…Mascali…e dove si trova?” aveva chiesto al capitano, ricevuta la notizia…

2
All’Orizzonte, una Stella…

Stella Gambino aveva compiuto 18 anni quel 10 Luglio 1929. Quella mattina, di buon’ora, aveva deciso di andare a dipingere sul mare di Mascali, a Fondachello.
La ragazzina di un tempo dai tanti riccioli e la corporatura abbondante aveva ormai da qualche anno lasciato il posto ad una donna con un fisico proporzionato, più alta delle sue coetanee del luogo, la pelle bianca e con tanti capelli rossi pieni di ricci.
gurna 3In effetti la giovane donna Stella era la prova provata che in Sicilia erano passati oltre agli Arabi anche i Normanni e gli Angioini con il loro seguito di militari raccolti nel Nord Europa.
Queste caratteristiche, in particolar modo le ultime due, la distinguevano dalle altre siciliane.
Con sua madre avevano utilizzato un passaggio della famiglia Longo di Giarre che, con loro “Balilla”, andavano a mare quel sabato di Luglio. Il cavaliere Alfio Longo era il proprietario di gran parte dei terreni tra Riposto e l’Etna dove lavorava da mezzadro il padre di Stella, Calogero. Era il loro uomo di fiducia.
Ma piuttosto che il mare l’interesse di Stella era di andare a dipingere. La pittura era la sua passione. Sin da bambina era stata fortemente attratta dall’Arte.
Dall’età di undici anni, durante l’estate andava per un due mesi a Messina dalla zia Adelaide, professoressa al liceo, che aveva intuito e sviluppato le doti artistiche dell’adolescente Stella, che le dava buoni risultati e grandi speranze di una vita diversa dalla sua.
Ogni tanto, anche durante l’inverno la zia, che non si era sposata, prendeva il treno e passava le domeniche a casa di Calogero Gambino.
Il buon Calogero non vedeva di buon occhio queste visite della cognata e, soprattutto, gli insegnamenti che dava a sua figlia. Spesso Adelaide portava in una grande borsa a quadri bianchi e neri dei libri a Stella.
Goethe, Guy de Maupassant, ma anche “madame Bovary” di Flaubert, “I Miserabili” di Victor Hugo, “Il Gattopardo”, tanto Skakespeare.
Quei libri avevano destato tanto interesse e curiosità nella giovane ragazza. Sognava di terre e culture lontane.
“chissà se mai nella mia vita andrò a Parigi…” confidò una volta a sedici anni a zia Adelaide. La zia la guardò, con gli occhi lucidi, senza riuscire a dire niente. Poi si ricompose, passò una mani sui lunghi capelli rossi e ricci della nipote, dicendole, seria e dopo un lungo sospiro “…oh, tesoro mio…non ti preoccupare. Sai, neanche io ci sono mai andata, forse potremo un giorno andarci insieme”. E scoppiavano in una risata…
Il padre di Stella spesso la domenica sera, dopo che Adelaide era stata accompagnata sul treno per Messina, tornato a casa si rivolgeva con tono duro alla moglie Nunziata:
– “ma cosa gli servirà mai, a questa ragazza, imparare a dipingere, a suonare la musica, leggere tutti quei libri. Ci fate venire la “testa malata” a sta figghia mia…” così negli ultimi due anni aveva deciso di non mandarla più a casa di Adelaide.
Stella passò tutta la giornata a disegnare e dipingere.
Dovunque girava lo sguardo vedeva paesaggi meravigliosi per sprigionare la sua creatività.
Si posizionava su una zona rialzata di sabbia davanti al mare, non vicino alla riva, ma a breve distanza dal ciglio della “Regia Trazzera” che da Riposto fino a Marina di Cottone costeggiava il mare. Da lì, si girava alla sua sinistra, e vedeva in lontananza il promontorio di Taormina e le montagne dell’Alcantara. A destra Riposto e la costa fino alla Timpa. Poi si girava alle sue spalle e davanti ai suoi occhi si spalancava il territorio di collina sopra Nunziata che diventava poi montagna con l’Etna che quel giorno fumava, come spesso gli accade.
Ne approfittò per disegnare tanto. A matita e con pastelli ad olio. Era talmente eccitata e immersa nei suoi disegni che ad, un tratto, temette di non aver portato con sé abbastanza materiale. Ma fu un attimo. Poi pensò che li aveva dati alla madre che li teneva nella borsa vicino alla riva del mare a cento metri da lei.
gurna 4Ogni tanto sua madre si girava a cercarla con lo sguardo, come a volerle dire: “dai, tesoro, vieni a prendere un po’ di sole e a mangiare qualcosa con noi…”
Si alzò poche volte, per andare a prendere qualcosa da bere dalla madre. Rifiutò il pane e formaggio, i maccheroni e la salsiccia che gli offrivano i Longo. Accettò un po’ di frutta per non apparire scortese. I quattro figli del cavaliere erano ormai tutti grandi e così i coniugi Longo, che non avevano avuto femmine, erano molto affezionati a Stella, al quale spesso facevano anche dei regali.
Verso le due del pomeriggio, considerato che tutti sembravano intorpiditi dal sole e dal mangiare, si allontanò verso destra in direzione Fiumefreddo. Da lì vedeva anche la “Gurna”…

Fu tanta la sua felicità per quella “giornata particolare” che nemmeno i discorsi che sentì al ritorno a casa tra il cavaliere Longo ed il padre riuscirono a rovinargliela.
Pensando di non essere sentiti, il cavaliere aveva preso in disparte Calogero con la scusa di andare a controllare nell’orto dietro la casa, situata tra Mascali e Nunziata, “quei pomodori così buoni che aveva assaggiato l’anno scorso e che promettevano bene anche in quest’annata…”.
Stella che aveva intuito qualcosa, era uscita da una scala di servizio ripida situata al primo piano vicino alla sua stanza, arrivando in giardino senza farsi vedere e sentire, situandosi a poca distanza dai due uomini.
“…cavaleri, ma cosa vuole che le dica?…mia moglie dice sempre che non ha finito il corredo pi mi figghia. Io però la vido sempri a travagghiare supra stu beniditto corredo…”
In effetti era accaduto che l’estate precedente era venuto in visita dai Longo un commerciante di zolfo di Napoli, Aurelio Nocella che, nel suo viaggio verso il centro della Sicilia, aveva fatto tappa due giorni a San Leonardello presso la tenuta dei Longo che avevano parenti in comune in Campania.
Durante una cena Aurelio, trentacinquenne ma ancora non sposato, aveva conosciuto Stella e se n’era innamorato. Già alla fine di quell’estate era tornato a Nunziata a chiederne la mano.
“A mia sembra la tela di Penelope. E quantu ci voli a finiri? Lo sa che questa è un’opportunità straordinaria per sua figlia?…i Nocella sono conosciuti da Roma in giù. A carusa avrà un avviniri assicurato…”

3
La Nuova Mascali

Il treno con il carico di militari era partito alle 15,00 di quel mercoledì di pieno Luglio dalla stazione Ostiense di Roma. Erano previste fermate a Napoli, a Salerno e anche due in Calabria. I militari arrivarono alle 7 della mattina seguente a Villa San Giovanni, ancora carico di un discreto numero di uomini.
Ruggero decise di scendere, insieme a tre commilitoni, per godersi la vista della Sicilia a cui si avvicinavano mentre il traghetto viaggiava in direzione Messina.
Per tutti loro la terra che stavano per incontrare costituiva un mistero. Poco o niente sapevano di essa.
Ruggero ricordava di avere studiato a scuola dei Vespri Siciliani e poi dello sbarco dei Mille a Marsala. Aveva letto con piacere di Pirandello e Verga e ricordò che una volta, all’età di 18 anni, il padre aveva avuto per la famiglia dei biglietti per le Terme di Caracalla dove, in una calda estate d’Agosto, avevano assistito alla “Norma” di Vincenzo Bellini. Però la sua curiosità era tanta.
gurna 5Chissà com’era in realtà questa Sicilia, questa Mascali.
Ed era contento perché aveva visto sull’atlante che aveva a casa che era situata vicino all’Etna, alle sue pendici. Inoltre aveva scoperto che era sul mare e questa per lui era una bella notizia. Ruggero amava il mare e già pregustava lunghe nuotate.
Mentre si avvicinavano al porto gli sembrò di vedere in lontananza il vulcano. La giornata era calda ma l’aria era limpida. Anzi un po’ di brezza mitigava il cado che già si presagiva e lui, insieme ai suoi camerati, mise il suo volto verso l’alto a ricevere un po’ di quest’aria tiepida.
Arrivarono davanti alla statua della Madonna che sovrasta l’ingresso del porto. Solo allora decisero di rientrare nello scompartimento dove altri tre militari ancora dormivano.
Passarono Messina e attraversarono tutta la costa. Il Tenente fu colpito dallo spettacolo della costa e del mare, soprattutto giunti all’altezza di Taormina.
La caserma dove alloggiavano era però a Catania.
Da lì ogni mattina si recavano a Mascali per seguire la costruzione della ferrovia, distrutta dalla colata lavica. Con l’occasione il Governo aveva deciso di rafforzare alcuni ponti che sovrastavano la linea ferroviaria, crearne di nuovi e alcune case cantoniere nel tragitto tra Acicastello e Giardini. Anche la stessa linea ferroviaria e le strade erano oggetto di ampliamento e nuova costruzione.
Dopo qualche settimana proposero ai militari che, alcuni volontari, avrebbero potuto dormire in una casa colonica requisita a tal fine proprio a Mascali, nella zona Carlino. Ruggero non si era ancora abituato ad alzarsi presto, nonostante fosse militare da ormai un anno. Decise allora di farsi assegnare lì a comandare un plotone di 15 uomini, per non alzarsi alle sei di mattina.
D’altra parte in due settimane aveva girato in lungo e in largo Catania, sfruttando ogni momento libero, così preferì scegliere la maggiora libertà che gli poteva offrire Mascali.
Non fu però facile trovare altri soldati disposti a lasciare Catania e la possibilità di frequentare le sue accoglienti “case chiuse”.
Si dovettero quindi scegliere 15 tra i non volontari…
La città di Mascali era in quel periodo in piena fase di ricostruzione. La colata lavica del novembre del 1928 era ancora quasi fumante quando cominciò la ricostruzione. Più a valle di quella distrutta.
Ma il fatto di essere Comandante di quegli uomini stanziati lì gli dava qualche vantaggio non indifferente. Un mezzo fuoristrada con tanto di autista a sua disposizione, ad esempio, soprattutto finito l’orario per l’esecuzione dei lavori. Certo c’era anche la responsabilità degli uomini ma in fondo, pensava, era per questo che aveva fatto l’Ufficiale. Gli piaceva assumersi le sue responsabilità e se questo per i prossimi anni era il suo lavoro, intendeva farlo al meglio.
Così la domenica si era ripromesso di girare la zona e, sogno segreto del giovane Tenente, era quello di spingersi fino a Taormina.
gurna 6Era arrivato ormai il mese di Agosto quando decise di volersi tuffare nel mare mascalese. E siccome amava stare da solo, quella domenica assegnò le funzioni di Comandante al Sergente Tocci e si avviò verso la spiaggia che vedeva davanti a lui in direzione est con la motocicletta Sertum 250 cc in dotazione al suo plotone.
Mentre si dirigeva verso il mare alla sua sinistra vedeva una folta vegetazione. La Gurna.
Arrivò così al mare. Davanti a lui si aprì uno spettacolo affascinante. Una lunga striscia di sabbia a perdivista, alla sua destra ed alla sua sinistra. Lì c’era Taormina, appollaiata su un promontorio. Gli sembrava quasi di poterla toccare. Alla sua destra una lunga distesa di eucalipto che poi si confondeva con l’abitato che gli avevano detto alcuni locali chiamarsi “Riposto”. Saranno cinque chilometri da qua, pensò. Alla sua sinistra ancora una folta macchia di eucalipto.
La voglia di fare il bagno era tanta. Si immerse. Per quasi un’ora.
Poi decise che era più attratto da quello che intravedeva alla sua sinistra. Riprese il suo mezzo direzione nord. Dopo circa quattro chilometri arrivò sulla riva di un fiume. Gli dissero poi dopo due giorni alcuni ragazzi di Mascali trattarsi del fiume noto per la sua bassa temperatura e da qui il nome dell’omonimo abitato vicino di Fiumefreddo. dopo un pò però si dovette fermare. Una strettoia piccola tra una fitta radura e poi ancora un piccolo fiume. Nessun ponte per attraversarlo e con la sua piccola Sertum non aveva intenzione di rischiare di finirci dentro…
Si ricordò che quella sera era stato invitato a casa del Barone Musumeci in un paese sopra Mascali, chiamato Sant’Alfio, e così decise di fare ritorno.

Il Barone Musumeci viveva a Catania. Era il proprietario di un grande palazzo proprio su Via Etnea. Dopo un primo momento d’imbarazzo si era avvicinato al partito Fascista ed ora, che sembrava ormai ben saldo il potere nelle mani del Duce, con ferma convinzione non perdeva occasione per mostrarsi vicino alle idee ed alle iniziative del regime. Avendo saputo che alcuni militari erano di stanza a Mascali, aveva mandato un invito per il Tenente Salviati da estendere anche al capitano della sua compagnia di stanza a Catania ed agli altri Ufficiali.
Il Barone, sin da giovane si era innamorato di Sant’Alfio. Seguendo il nonno nei suoi viaggi nelle estese campagne dei Baroni alle pendici dell’Etna tra Acireale, Zafferana e Milo. Ma proprio lì aveva deciso di costruire una casa di campagna, non distante dalla Chiesa Madre e alla piazza vicina.
Un vero, incantevole, balcone sospeso. Con il mar Ionio che si apre alla vista.
La strada che da Nunziata saliva sin lì non era delle più agevoli da percorrere. Per fortuna aveva con sè, insieme alla Bianchi VM 6C, il suo autista e delle carte militari. C’era ancora la luce lasciata per strada dal sole, che, ormai, alle sei di pomeriggio si stava addormentando dietro l’Etna. Riuscirono nell’”impresa” in poco meno di mezz’ora.
Non che Ruggero avesse tanta voglia di andare a quella cena a casa del Barone. Ma il suo capitano glielo aveva praticamente “ordinato” anche in rappresentanza sua e di tutto l’esercito italiano. Era come una missione per lui.
Arrivato nella villa fu accolto da un anziano signore. Magro, basso, tanti capelli neri ma con una postura dritta.
Attraversarono un lungo viale circondato da imponenti alberi di castagne e anche di mele. Ad attenderlo sulla imponente rampa di accesso c’era il Barone Giuseppe Musumeci che, dopo aver presentato la Baronessa e suo figlio, gli presentò gli invitati.
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Il vice Prefetto di Catania dott. Alfio Cantone e consorte, il podestà di Acireale cav. Benedetto Cosentino, con la consorte e due figli adolescenti, e il commerciante di agrumi Antonio Monaco con la moglie. In fondo alla sala vide avvicinarsi poi una coppia. Lui un po’ claudicante e la moglie che non si alzò dalla sedia, chiedendo scusa -“per il forte dolore alla schiena che aveva preso in macchina salendo quella mattina da Giarre sin lì”. Erano il cavaliere Longo e signora. Ruggero, come si addiceva ad un ufficiale e come gli avevano insegnato alla scuola militare, salutò tutte le donne con un baciamani. Si sforzò di farlo anche con la signora Longo.
“stasera, miei cari, abbiano l’onore di avere nostro ospite un giovane Tenente dell’Esercito, di Roma mi dicono. Un ingegnere del Genio Civile di Sua Maestà e orgoglio del nostro Duce…camerati! saluto al Duce!!”

“Penso che sia arrivato il giovane Tenente che ci diceva mio padre…non vedo l’ora di conoscerlo. Mi piacciono i militari” a parlare così era Maria, la figlia diciottenne del barone Musumeci. Appoggiata sul balcone del retro della villa. “Andiamo…dai, sono emozionata…”
La giovane donna che era con lei le lasciò strada. In realtà quella mattina aveva scelto di accompagnare i coniugi Longo che glielo avevano chiesto con insistenza solo per fare delle fotografie con la sua mente, immagini per i suoi dipinti che avrebbe fatto quella notte stessa nella sua stanzetta a Nunziata.
Così voleva, e sapeva di dover, lasciare la scena alla nobile Maria. Si attardò, quasi in disparte per non farsi vedere.
Alto, bello, con dei lineamenti del viso che aveva solo immaginato ( e sognato) in un uomo leggendo Honorè de Balzac, così le apparì, inaspettato, Ruggero.
Alta, bella, con dei lineamenti del viso che aveva solo immaginato ( e sognato) in una donna leggendo Skakespeare, così gli apparì, inaspettata Stella.

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antonio ward, Editoria, La Casa del Sogno Antico, Narrativa, neoromanticismo , , ,

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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