Sesso alla siciliana

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l'ombelico del mondo

    1.  

 

 

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L’OMBELICO DEL MONDO
di Salvo Garufi

Pasquale Giummeri e Mario Nasi s’incontravano sempre al Bar New York per prendere il solito caffè della mattina, alle sette spaccate.
– Ciao, Mario – salutava Pasquale.
– ‘ngnornu! – ricambiava Mario.
Bevevano il caffè. Bollente, con le famose tre c napoletane; cioè, che a toccarlo con le labbra era d’obbligo esclamare: cazzo, come coce! Poi, subito, di furia, come una volta i contadini affamati sbocconcellavano il nero pane del lavoro, si davano a tirare lunghi fiati caldi dalle sigarette, in ricordo degli appena trascorsi tepori del talamo.

– Che dici?… Cheffà piove, oggi? – a quel punto, invariabilmente, chiedeva Pasquale.
Mario, invariabilmente, guardava nel cielo, verso tramontana… e qualche volta rispondeva “chiova!”, qualche altra “nun chiova!”
Così, l’amicizia fra i due era diventata proverbiale. A tal segno che nessuno indicava l’uno scompagnato dall’altro, tanto che li chiamavano “il gatto e la volpe” (più precisamente, la volpe era Mario, notoriamente lesto di parola; mentre Pasquale era un autentico micione sognatore).
Una mattina dei primi di dicembre, in cui l’alba siciliana aveva stentato a sciogliere il gelo che incanutiva l’erba della campagna del Libero Quartiere di San Pietro, la loro differenza di carattere venne fuori, parlando delle rispettive mogli.
– Le fimmine!… Le fimmine sono tutte le istesse! – affermò Mario.
– Non tutte – disse Pasquale.
– Tutte! Tutte! – disse Mario.
La pelle di Pasquale si accese del colore della terracotta nel punto di fresca rottura. Le vene del suo collo salirono come dagli inferi e gocce di sudore errarono inquiete lungo la di lui schiena. Ma, non era aggressivo, il nostro eroe, e soprattutto considerava l’amico un oracolo incontestabile, per cui disse con una vocetta fessa:
– Mia moglie, senza nulla togliere alla tua, è diversa.
– E che ci ave mai di addiverso? – ribatté Mario.
– Mi colma di attenzioni – buttò lì Pasquale.
– Una curiosità, accossì, tanto per sapìrini accapire… – incalzò Mario. – Ci fai spesso… tric trac con lei?
Pasquale abbassò gli occhi. Pudibondo, come certe signorine dell’Ottocento, con l’ombrellino e la crinoline sotto la veste.
– Certo – ammise. Sottovoce.
– E allora! – sancì Mario – Vidennula accossì, tutto si spiega e si capìscia!
No che non si spiegava. Pasquale si chiuse in un mutusmo che, maliziosamente, Mario rispettò. Il dubbio cominciò a cucinargli la testa e dopo un bel po’, con l’occhio fisso al manifesto del Comune appiccicato sul muro di fronte (firmato, fra l’altro, da Mario Nasi che, di Militello, era il sindaco), si azzardò a dar fiato al suo tormento.
– Credi che Agata non mi amerebbe, il giorno in cui… – chiese.
– E tu prova! – suggerì sornione Mario.
– Va là! Tu scherzi sempre – disse Pasquale.
Il pensiero, però, è un diavoletto che, se ti entra in testa, non lo scacci più. Ti avvelena ogni delizia, ti rivolta sgarbatamente la frittata nei momenti di abbandono. Perciò, anche dietro le attenzioni innoccenti (chessò, il caffè a letto, la poltrona più comoda davanti al televisore…) finisci per verderci un buco che diventa una voragine che tutto inghiotte, in cui tutto ti perdi.
Giorni e giorni, Pasquale si dimenò nella ragnatela del pensiero. Cercò la moglie con più frequenza, per la teoria del chiodo schiaccia chiodo. Tornò spesso a casa, ora con una guantiera di cannoli di ricotta e di cassatelline, ora con un mazzo di rose, ora con un ninnolo di vetro di Murano. Venne la domenica e la portò fuori, dilapidando buona parte del salaria in benzina e ristorante. Insomma, quasi quasi si comportava come certi mariti che hanno da farsi perdonare un tradimento. Purtroppo, poi, alzatasi la polvere della buona volontà, si ritrovava davanti il suo cattivo pensiero. Intatto, indistruttibile, inamovibile, inagirabile.
Per cui si decise e una sera tornò dal lavoro con un’espressione tragica in viso.
– Oh, Dio mio, che hai? – Chiese Agata, appena lo vide.
– Gli acidi! – rispose Pasquale.
– Gli acidi?
– Quelli della fabbrica… Un’imporovvisa fuoruscita e…
– Oh, Gesù! E…?
Pasquale tacque e si guardò sconsolatamente nel punto dove sta la differenza. I suoi occhi divennero eloquentissima testimonianza del rimpianto per un bene ormai perduto.
– Oh, Madre Santa! – singhiozzò Agata, con la testa fra le mani.
– Ma non muore il nostro amore… Non è vero, tesoro? – guaì Pasquale.
– No, no… No! – sospirò Agata.
– Eppoi… – disse Pasquale fervidamente. – Il sesso è soltanto una parte… infinitesimale… della bellezza… tutta spirituale… del nostro rapporto.
– Certo, certo – confermò Agata.

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I giorni, che se ne impipano dei drammi umani, si accingevano a riprendere il loro passare. Quella sera Agata raddoppiò le sue premure verso il marito. Gli portò il brodo di pollo (in quella casa, era questa la medicina giusta in tutte le occasioni). Glielo portò denso e bollente come piaceva a lui. Inoltre, la mattina successiva si alzò mezz’ora prima e con un bacio gli servì il caffè ed il pane tostato, imburrato e con sopra cannella e zucchero.
– Mangia, tesoro – disse dolcemente. – Lavori tanto e devi tenerti in forze!
Che cos’altro poteva mancare alla felicità?
Ma, ecco che al ritorno serale se la ritrovò sulla soglia con un sorrisettino dolce che le errava sulle labbra.
– Al supermercato c’era confusione – cinguettò. – Non me la sono sentita di fare la fila. Ho comprato del salame nel negozio di fronte. Per questa sera, ti accontenti?
– Ma certo, amore! – la rassicurò lui.
La sera dopo, però, ritrovò il pane e salame, questa volta senza scuse. Poi, nei successivi rientri a casa, tanto per cambiare, Adele gli presentò carne in scatola; poi un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino; poi insalata di arance e cipolla; poi pane con la mortadella; poi pane col prosciutto cotto; poi pane e basta (se voleva, però, poteva accompagnarlo con olio, sale e pepe nero). Qui arrivato, Pasquale non ne poté più.
– Ma, ci vuol tanto a fare un po’ di brodo caldo? – sbraitò.
L’indomani trovò il brodo. Però, fatto col dado Knorr e lui l’aveva sempre schifato.
– Non mi piace! – urlò.
– Ma, non volevi il brodo, ieri sera? – urlò Adele, a sua volta.
– Il brodo… Ma, non questo brodo!
– Povera me! Tutto il giorno a tenere in ordine la casa che tu continui a disordinare! Non vedo un’amica da secoli! Mi sto trascurando da fare pietà! Mi sento di cinquant’anni più vecchia! Eppoi, eppoi, eppoi…
Per non sentirla più, Pasquale si alzò e andò a letto senza cena. Nella notte, però, decise di farla finita con la sceneggiata dell’impotenza. Purtroppo, Mario aveva ragione. Senza quella cosiddetta parte infinitesimale, la moglie s’era fatta una strega piena di rancori. E, ancora, a farlo decidere definitivamente, ci fu il fatto che l’indomani Agata chiese (senza parere, come per caso o per mera curiosità) notizie del dottor Lantro, che era un uomo dall’aspetto niente male.
Ecco perché tornò dal lavoro tenendo col braccio diritto davanti a sé, in bella evidenza, una boccettina di liquido verde.
– Che cos’è – chiese Agata.
– Succo di mandragola.
– Di cosa?
– Mandragola! Miracoloso, secondo la medicina omeopatica… per quel piccolo accidente che sai.
– Funzionerà?
– Deve funzionare, se no mi ammazzo!… Ma, non perdiamoci in chiacchiere! Bisogna versarlo nell’acqua del bagno…
– Corro a riempire la vasca! – urlò Agata e già armeggiava coi rubinetti.

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Naturalmente, Pasquale uscì dal bagno gridando “miracolo!” e, lasciando peste d’acqua in tutta la casa, corse dalla moglie. Il digiuno c’era stato, la meraviglia di Agata era tanta e troppo bisognosa di conferme. Così, fu necessario ribadire il concetto almeno sette volte.
Alla fine, accendendosi una sigaretta, Pasquale chiese:
– Che si mangia, stasera?
– Un po’ di pazienza, caro – disse Agata, di nuovo mogliettina, vispa e gentile come un passerotto. – Ti preparo il brodo di pollo come piace a te.
La sorpresa fu che, quand’ella tornò con la tazza fumante, Pasquale, a rischio di una irrimediabile scottatura, vi immerse quella sua parte infinitesimale appena miracolata e sentenziò, rassegnato:
– Bevilo tu, il brodo, che a te, non a me, lo ha preparato!

Salvo Garufi

Informazioni su lacasadelsognoantico

Curriculum vitae di Salvo Garufi Nato a Militello in Val di Catania (CT) Il 19 novembre 1951 Residente a Militello in Val di Catania In via Filippo Basile, 5 Titoli di studio Laurea in Lettere, conseguita il 30 marzo 1978 presso l’Università di Catania, con la votazione di 106/110; abilitazione all’insegnamento di stenografia (per corso abilitante); abilitazione all’insegnamento di Materie letterarie nelle scuole medie superiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Italiano, storia, geografia ed educazione civica nelle scuole medie inferiori (per concorso); abilitazione all’insegnamento di Storia dell’arte (per concorso); abilitazione all’insegnamenti di Filosofia e storia (per corso abilitante). Titoli culturali ed incarichi politici Nel corso della sua carriera nelle scuole statali ha finito per insegnare in tutte le classi di concorso nelle quali è abilitato. Attualmente è docente di Filosofia e storia presso il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” di Scordia (CT); è stato finalista per la narrativa nell’edizione 1990 del “Premio Italo Calvino”, organizzato dalla rivista “L’indice” di Torino, presidente della giuria Vincenzo Consolo: ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo dell’Azienda Provinciale Turismo di Catania dal 1994 al 1996; ha insegnato Storia dell’arte in corsi post-diploma finanziati dalla Comunità europea e Storia della moda in corsi di aggiornamento organizzati dall’Istituto professionale femminile di Stato “Isabella Morra” di Matera; è stato consulente teatrale di “Catania Musica Estate 1995” e della “Settimana del barocco a Militello” in tutte le sue edizioni, cioè dal 1994 al 2002; è stato esperto per la cultura del Presidente della Provincia Regionale di Catania dal 1996 al 1998; è stato assessore ai BB. CC. di Militello in Val di Catania dal 2003 al 2008, potendo coorganizzare con fondi ministeriali tre edizioni del “Festival del Val di Noto”; inoltre, collaborato dalla facoltà di fisica dell’Università di Catania, ha ideato ed organizzato il “Premio Ettore Majorana”; ha fondato il Museo Civico “Sebastiano Guzzone” di Militello in Val di Catania e ne è stato il primo direttore. Pubblicazioni SAGGISTICA DI STORIA, DI LETTERATURA E D’ARTE Interventi vari in cataloghi editi dalla Galleria d’arte “La scogliera” di Vico Equense (NA) sui pittori: Vincenzo Laricchia (1079), Enzo Campanino (1980), Emanuele Modica (1981), Roberto Severino (1981), Raffaele Amato (1982). E nel catalogo su Angela Vinaccia (1983), edito dalla Galleria G 59 di Napoli; L’omicidio di Francesco Laganà Campisi (in collaborazione con G. Cavalli), Società Storica Militellese, Militello 1981; Mariano Izzo, in Luigi Paolo Finizio, Il segno espanso di Mariano Izzo, Napoli, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1983; La Madonna nella figurazione artistica a Militello, Militello, Edizioni del Santuario, 1985; Itinerari pittorici in Santa Maria della Stella, Militello, Edizioni del Santuario, 1986; Sommario della storia di Santa Maria della Stella, in Paolino Stella, Santa Maria nella Chiesa di Caltagirone, Caltagirone, Cassa San Giacomo, 1987; Giuseppe Tuccio, Militello, Comune, 1987; Salvatore Agati, in Cabala e pietre nere (a cura di Nicolò Mineo), Catania, Prova d’autore, 1990; Opere edite di Giuseppe Majorana (in collaborazione con M. Marino), Militello, Comune, 1991; Melo Minnella. Catania, Provincia Regionale di Catania, 1995; Geografia poetica di Salvo Basso, in La figura e le opere poetiche di Salvo Basso (atti del convegno), Catania, Prova d’autore, 2002; Voci per Militello dalla A alla Z (a cura di Nello Musumeci), Catania, Edizioni della Provincia Regionale di Catania, 2003; Osservazioni sul punto di vista, in O scuru – fotografie di Salvo Basso, Catania, Prova d’autore, 2003; Dalla Natività di Andrea Della Robbia ai contadini di Santo Marino, storia dell’arte a Militello, Caltagirone, Il Minotauro, 2005; Guida al sistema museale “Sebastiano Guzzone” di Militello (con contributi di altri), Caltagirone, Il Minotauro, 2006; Guida turistica ai quindici comuni del Calatino Sud Simeto (in collaborazione con Domenico Amoroso e Massimo Papa), Caltagirone. Agenzia di Sviluppo Integrato, 2008. NARRATIVA Interventi nelle seguenti antologie: Le voci fra gli sterpi, edizioni 1989 e 1990, Scordia, Edizioni Nadir; Frastorni, Scordia, Edizioni Nadir, 1991; Arrivederci a Sortino, edizioni 1997, 1998 e 1999, Catania, Prova d’autore; Distacchi dentro fuori, Milo, Laboratorio d’arte contemporanea “Village”, 1997; Attioni spectaculose, racconti, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2007; Na mezzanotti antica, traduzione in ottonari siciliani di The Raven di Edgar Allan Poe, Mascalucia (CT), 2007; Evangelio borghese, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008; La Firenze degli Iblei, romanzo, Mascalucia (CT), Edizioni Novecento, 2008. COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE “Il Secolo d’Italia” di Roma, “La Riviera” di Napoli, “Peninsula” di Vico Equense, “Catania sera” di Catania, “Prospettive” di Catania, “Militello Notizie” organo del Comune, “La provincia di Catania” organo della provincia regionale. Teatro e spettacoli L’orgoglio delle pietre, video, regia di Franco Di Blasi, Azienda Provinciale Turismo di Catania, 1994; La dama della memoria, spettacolo teatrale, regia di Davide Sbrognò, Militello, Atrio del Castello, 1995; Corteo del principe e Partita di scacchi viventi, spettacoli di piazza, registi vari, Militello, tutte le edizioni de “La Settimana del Barocco” e Noto, “Festival barocco”, 2006; La reina di Scotia, riduzione da Federico Della Valle, regia di Elio Gimbo, Militello, Atrio del Castello, 1995; Zizza, adattamento da Pietro Carrera, regia di Gianni Scuto, Militello, Atrio del Castello, 1995; Gli occhi di Tyrone Power, dramma, regia di Elio Gimbo, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1996; Bar New York, commedia, regia di Piero Ristagno, Militello, Teatro Tempio e Catania, Teatro Nuovo, 1996; La festa del grano, spettacolo di piazza, Raddusa, 1996; Scene di un Natale barocco, spettacolo di piazza, regia di Gioacchino Palumbo, Comiso, Scicli, Modica, Ragusa, 1996/1997; Una storia per Guareschi, commedia, regia di Franco Calogero, Catania, Teatro Ridotto-eventi, 1997; Conversazione del principe, commedia, regia di Fernando Balestra (ed altri nelle numerose repliche), Militello, Atrio del Castello, 2000; Una canzone per donna Aldonza, tragedia, regia di Antonio Caruso, Militello, Piazza Municipio, 2001; Scene di un Natale barocco, tragedia, regia di Emanuele Puglia, Militello, Piazza Municipio, 2002; Le voci fra gli sterpi, concerto di poesia, regia di Gianni Salvo, Militello, Atrio benedettino, 2004; Na mezzanotti antica, omaggio a Edgar Allan Poe, lettura di Gianni Salvo, Militello, Chiesa del SS. Sacramento al Circolo, 2007.

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